Quesito

Gentile Padre,
facendo seguito a quanto già ben esposto in merito al quesito sulla liceità dell’aborto in alcuni casi particolari, mi piacerebbe conoscere il pensiero della Chiesa riguardo ai casi di maternità derivante da stupro subito da religiose (suore, monache). Vedi ad esempio diversi brutali episodi, avvenuti durante la guerra fratricida nella ex Jugoslavia. E’ un argomento che mi interessa particolarmente e di cui non conosco pensiero e decisioni in tal senso.
La ringrazio e fraternamente la saluto.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. premesso che l’aborto diretto, vale a dire la soppressione immediata del nascituro, non è mai lecita per qualunque motivo, ti posso dire che le suore rimaste incinte in seguito a stupro (questo è avvenuto nel secolo scorso in Bosnia – Erzegovina negli anni novanta e nei primi anni sessanta anche in Congo) hanno portato avanti la gravidanza.
Lo stupro è un crimine molto grave.
Ma non si rimedia a questo crimine con un altro crimine: l’uccisione del bambino.

2. Nei casi di maternità derivante da stupro la Chiesa si è sempre dichiarata disposta a farsi carico dei bambini.
La diocesi di Padova, durante la guerra nella Ex Jugoslavia, inizialmente si era dichiarata ad accogliere 1.000 bambini nati da stupro. Qualche tempo dopo si è dichiarata pronta ad accoglierli tutti.

3. Quest’atteggiamento la Chiesa l’ha avuto da sempre.
Nell’epoca carolingia i vescovi del Concilio di Arles si erano così espressi: “Poiché cedendo alle tentazioni del male e alla fragilità del diletto carnale molto spesso si arriva a tali delitti, e con medicine e arti varie si uccidono i figli concepiti, unendo così all’adulterio l’infanticidio, abbiamo deciso in questo santo Concilio e consigliamo che ogni sacerdote nella sua pieve annunci pubblicamente che, se qualche donna per un peccato nascosto attende un figlio indesiderato, non pensi a uccidere la sua creatura, ma, nel modo che meglio le riesce, la faccia portare alle porte della Chiesa; qui, abbandonato, il bimbo sarà presentato il giorno dopo al sacerdote, che provvederà a cercargli un buon fedele disposto a riceverlo e a nutrirlo; così si eviterà un reato di omicidio”.
Nello stupro, evidentemente, non c’è nessun peccato nascosto della donna. Anzi!
Tuttavia la conclusione va nella medesima direzione: se la donna non si sente di tenere il bambino, piuttosto di farlo fuori, lo dia alla Chiesa.

4. In questo senso si era espressa anche la Beata Madre Teresa di Calcutta nel giorno in cui ricevette i premio Nobel per la pace.
In un passaggio meraviglioso, ripreso da Giovanni Paolo II nell’omelia della sua canonizzazione, disse: “Se sentite che qualche donna non vuole tenere il suo bambino e desidera abortire, cercate di convincerla a portarmi quel bambino. Io lo amerò, vedendo in lui il segno dell’amore di Dio” (cfr. L’Osservatore Romano, 20-21 ottobre 2003, p. 8).

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo