Quesito

Caro Padre Angelo,
le scrivo ancora una volta per chiederle un aiuto nella comprensione della fede.
In questo periodo mi è capitato di parlare di Dio con due persone lontane dalla fede, atee oppure che rifiutano nettamente l’esistenza di Dio, perché “se Dio esistesse, con tutto il male che c’è nel mondo, non potrebbe che essere cattivo”.
Di solito non parlo spontaneamente di Dio se so per certo che provocherei una reazione di rifiuto, ma in questi casi l’ho fatto, perché in un caso è stato un mio collega a confidarmi che non riesce a credere, nell’altro sono stata provocata, in modo un po’ aggressivo, e mi è sembrato di non poter tacere, limitandomi a dire che le accuse ricevute non erano vere e che erano pregiudizi sui credenti e sulla fede.
Però mi è sempre difficile parlare con chi non crede, perchè mi sembra che al di fuori della fede certe cose non si possono spiegare… perchè resta sempre il problema del mistero del male,che tutti tendono ad attribuire a Dio. Da dove si può partire, per “rendere conto della speranza che è in noi”?
Io so che Dio è buono perché guardo Gesù Cristo, ma uno potrebbe sempre chiedere: Dio non poteva togliere il male dal principio invece di salvarci così?


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. al problema del male c’è una risposta solo nella fede.
La ragione umana non basta.
San Tommaso, quando si pone il problema dell’esistenza di Dio, comincia subito col dire che sembra che Dio non esista. E fa più o meno il medesimo ragionamento dei tuoi amici.
Infatti nel concetto di Dio vi mettiamo che sia il sommo bene e onnipotente. E proprio per questo dovrebbe impedire il male.
Ma il male c’è. Dunque non esiste questo Dio, sommo bene e onnipotente.

2. Nella risposta all’obiezione comincia con queste parole: “Come dice Sant’Agostino”.
Queste parole “Come dice Sant’Agostino” hanno un significato molto grande. Perché san Tommaso non risponde direttamente con un ragionamento, ma portando un argomento di autorità.
E la fede, come la teologia, procede proprio con argomenti di autorità, perché riteniamo vere determinate affermazioni perché le ha dette Dio, che è la Verità in persona, che non può né ingannarsi né ingannare.
Poi noi, con i nostri ragionamenti, capiamo che le cose non possono essere diversamente da quanto ha detto Dio.
Il compito della teologia è proprio questo.

3. Rifarsi all’autorità di sant’Agostino è la stessa cosa che riferirsi ad un’autorità che è stata autenticata da Dio, attraverso il magistero infallibile della Chiesa. Sant’Agostino è un santo ed è anche un grande dottore. Sant’Agostino è un capolavoro di Dio e per questo la Chiesa in qualche modo fa propria la sua dottrina.
Ma con il riferimento all’autorità di Sant’Agostino si rimane sul piano della fede.
Per questo ti dicevo che al problema della sofferenza e del male si risponde solo con la fede.
Rinunciare alla fede qui significa rinunciare a capire.
Perché la mente umana magari arriverà a dire che Dio non esiste, come fanno i tuoi amici, ma non riesce a dire nulla sul senso della sofferenza.

4. La risposta di Sant’Agostino è poi la seguente: “Dio, essendo sommamente buono, non permetterebbe in alcun modo che nelle sue opere ci fosse il male se non fosse così potente e buono da trarre il bene anche dal male” (Enchir. 11).
San Tommaso commenta: “Appartiene dunque all’infinita bontà di Dio il permettere che vi siano dei mali e da essi trarre dei beni” (Somma teologica, I, 2, 3, ad 1).

5. A che serve la sofferenza? Perché Dio non l’ha tolta fin dall’inizio?
Giovanni Paolo II risponde: “La sofferenza è presente nel mondo per sprigionare amore, per far nascere opere di amore verso il prossimo, per trasformare tutta la civiltà umana nella civiltà dell’amore”…
Cristo allo stesso tempo ha insegnato all’uomo a far del bene con la sofferenza e a far del bene a chi soffre. In questo duplice aspetto egli ha svelato fino in fondo il senso della sofferenza” (Salvifici Doloris 30).
Potrei dire che permettendo la sofferenza Dio ha voluto impedire che questo mondo diventasse un’arena di egoismi.
Ugualmente, permettendo la sofferenza ha voluto farci evitare di scambiare questo mondo con l’obiettivo per il quale ci ha creati.
Questo mondo è solo un mezzo per arrivare in maniera libera e meritoria all’unione con Dio, al Paradiso.

6. Dio non si è limitato a rivelare il significato del dolore, ma ha voluto precederci su questa strada. E proprio per questo è credibile. Se non avesse sofferto, la sua parola su questo argomento non sarebbe attendibile.
Dio, in Cristo, ha voluto bere al calice di tutte le sofferenze. E con questo ci ha insegnato come si fa a sprigionare amore nel dolore. E proprio attraverso la sofferenza ci ha insegnato a diventare più uomini e più umani.

Ti ringrazio del quesito, ti ricordo al Signore insieme con tutti gli amici atei e ti benedico.
Padre Angelo