Quesito

Carissimo padre Angelo,
le scrivo per sottoporle un dubbio riguardo la catechesi dei ragazzi preadolescenti, dopo l’iniziazione cristiana. 
Nel nostro gruppo stiamo cercando di proporre la catechesi non tanto con lezioni frontali, quanto attraverso attività e dinamiche che possano coinvolgere maggiormente i ragazzi. La scelta nasce dal fatto che molti di loro, pur avendo ricevuto l’iniziazione cristiana, vivono in famiglie in cui la pratica della fede è molto scarsa.
Per questo motivo cerchiamo di presentare i contenuti della fede (il peccato, la Risurrezione, le parabole, ecc.) in maniera semplice e accessibile, senza entrare in grandi approfondimenti teologici, restando quindi un po’ alla superficie delle cose. Ad esempio, un giorno abbiamo proposto ai ragazzi una riflessione immaginando di trovarsi su un’isola deserta e chiedendo che cosa avrebbero portato con sé: fra le opzioni c’era anche la Bibbia, proprio per stimolare un momento di riflessione condivisa.
Il mio dubbio è: può andare bene un approccio di questo tipo, che cerca soprattutto di mantenere i ragazzi vicini e interessati, anche se non offre un insegnamento molto approfondito? Oppure rischiamo di trasmettere loro un’immagine troppo ridotta della fede?
Aggiungo che il parroco non ha mai espresso osservazioni al riguardo, né partecipa alla preparazione delle catechesi.
La ringrazio per la sua attenzione e per l’aiuto che potrà darmi.
Con stima e riconoscenza,


Risposta del sacerdote

Carissimo, 
1. quanto mi hai manifestato dà ‘impressione di un approccio troppo superficiale. Non trasmette nulla.
È vero che i ragazzi non di rado vengono da famiglie che vivono lontano da Dio e dai sacramenti.
Ma anche i ragazzi, come del resto ogni giovane e ogni uomo, si pongono le domande fondamentali della vita.
Che cosa si aspetta a dare la risposta?

2. È necessario tener presente che per la gran parte dei ragazzi rimarrà nella loro vita ciò che hanno imparato al catechismo.
Allontanandosi dalla pratica religiosa, non avranno l’opportunità di seguire catechesi né si può fare affidamento alle lezioni di religione.

3. Inoltre il catechismo non consiste semplicemente nella trasmissione pur necessaria di alcune verità fondamentali, ma deve essere una autentica introduzione alla comunione di vita con Cristo.
Se non si mira a questo, i ragazzi non assaporeranno mai il gusto della fede cristiana.
Dice la Scrittura: “Gustate e vedete quanto è buono il Signore” (Sal 34,9). 
Si noti che prima si viene esortati all’esperienza dell’unione con Dio (e per questo il Salmista dice: gustate), e poi all’effetto di quell’esperienza (vedete).
Per fare un esempio: quando si vuole spiegare qual è il gusto di una cosa o di un frutto, la via più breve è quello di farglielo assaggiare. Allora dirà: ancora, ancora.

4. Ciò significa che il catechismo è inseparabile da una vita religiosa che si alimenta nella preghiera personale e comunitaria ed è inseparabile soprattutto dalla pratica sacramentale: la confessione e l’Eucaristia.
In questo i catechisti devono essere i primi testimoni.
Rimane sempre ben vero ciò che disse il santo Papa Paolo VI: gli uomini sono disposti ad ascoltare più dei testimoni e dei maestri e ascoltano i maestri nella misura in cui sono testimoni.

5. Proprio oggi mi è capitato di leggere questa bella affermazione di padre Pio da Pietrelcina: “Il campo dell’anima si conserva fecondo solo se lavorato spesso e bene nel sacramento della confessione”.
Vanno lavorate e coltivate le anime di tutti, in particolare di quelli di cui si prevede che nessuno se ne prenderà cura.
Senza la pratica della confessione nell’incontro personale con il sacerdote come faranno i nostri ragazzi a crescere e consolidarsi della vita cristiana?

6. Infine è necessario ricordare il duplice obiettivo della catechesi.
Il primo consiste nella maturazione della vita cristiana, “nel diventare adulti in Cristo” come dice San Paolo.
Il secondo è quello enunciato da San Pietro quando ha detto che è necessario essere sempre pronti sempre a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in noi (cfr.1 Pt 3,15).

7. Comprendo benissimo la situazione in cui si trova il sacerdote preso da mille preoccupazioni, sicché non riesce a far fronte a tutto.
Proprio per questo urge che i laici, a partire dai catechisti, prendano coscienza della loro missione.
Con l’augurio che tu sappia coltivare le anime dei ragazzi che il Signore ti ha affidato, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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