Quesito
Caro Padre Angelo,
Sono uno studente di medicina, credente, interessato a questioni filosofiche e teologiche.
Vorrei sottoporLe due interrogativi di carattere ontologico-metafisico:
1. Perché Dio, che vive una relazione d’amore infinito e perfetto tra le tre persone della Trinità, ha avuto il bisogno di creare degli esseri da amare, quasi come eccedesse tale amore al punto da doverlo riversare su di altri, pur essendo infinita la capacità della singola Persona di accettare tutto l’amore delle altre due?
2. Perché Dio ha creato la materia e non soltanto il mondo spirituale?
Domandando la benedizione per me e la mia famiglia.
Porgo cordiali saluti,
D.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. in una parola domandi: “perché Dio ha creato?” Perché ha voluto amare altri esseri distinti da lui? Non aveva già la perfezione dell’amore essendo egli stesso l’amore? Non gli era sufficiente l’amore vicendevole delle persone divine?
Certamente Dio non aveva bisogno di creare.
Porre qualche bisogno in Dio è la stessa cosa che negarlo come Dio, essendo egli essere perfettissimo.
2. Possiamo comprenderlo dalle cose da lui create, che portano tutte in se stesse l’impronta o addirittura l’immagine di Dio.
Proprio come diceva Sant’Agostino: “se avrò conosciuto me, avrò conosciuto anche a te” (noverim me, noverim Te; Solil. 1, 1, 1).
3. Ed ecco il ragionamento di San Tommaso: “Le cose esistenti in natura non solo hanno verso il loro bene l’inclinazione naturale a cercarlo, quando non l’hanno, e a riposarvisi quando lo possiedono; ma anche ad effonderlo sulle altre, per quanto è loro possibile. Per questo vediamo che ogni agente, nella misura in cui ha attualità e perfezione, tende a produrre cose a sé somiglianti. E quindi rientra nella natura della volontà il comunicare agli altri, nella misura del possibile, il bene posseduto.(…).
Quindi, se le cose in quanto sono perfette, comunicano ad altre la propria bontà, a maggior ragione conviene alla volontà divina di partecipare ad altri analogicamente, nella misura del possibile, il proprio bene” (Somma teologica, I, 19, 2).
4. Non lo comunica perché abbia bisogno di amare o di essere amato ma per la sua bontà, e cioè perché altri esseri godano della sua perfezione, possano esistere, conoscere e amare.
5. Nella seconda domanda poni un quesito molto interessante che, in una parola, riguarda noi esseri umani: perché Dio non ci ha creato solo come esseri spirituali come gli angeli ma voluto che fossimo costituiti anche di materia?
La differenza dagli angeli, che sono sostanze spirituali e intellettuali, è questa: mentre gli angeli con il loro atto conoscitivo conoscono tutto e subito, gli uomini invece conoscono partendo dalla conoscenza tipica dei sensi, i quali non colgono tutto e subito, ma conoscono una parte, una porzione degli esseri: quella che hanno davanti.
L’intelligenza poi elabora sulle immagini ricevute, le collega tra di loro e ne acquisisce altre.
In altre parole ragiona su di esse, in modo tale che la sua conoscenza è in grado di crescere.
Questa è la radice del progresso nella conoscenza e di riflesso nella propria esistenza, nella propria vita morale e spirituale.
6. Nel collegare una conoscenza con un’altra e l’acquisizione di un bene con un altro è possibile anche l’errore.
Ma è possibile anche il riscatto.
Questo è il motivo più profondo per cui per l’uomo è possibile la redenzione, cosa che invece non ci può essere per le sostanze intellettuali come gli angeli, nei quali non vi è progresso, né regresso e neanche il recupero.
7. Se, come osserva Dionigi, le sostanze intellettuali “hanno una vita indefettibile, essendo immuni dalla corruzione universale, dalla morte, dalla materia e dalla generazione” (De divinis nominibus, 4,1), gli uomini invece che sono composti di spirito e di materia hanno la possibilità della corruzione e per intervento divino anche quella della risurrezione.
Essendo dotati di materia hanno la capacità di generare e conseguentemente l’esperienza dell’essere padre e dell’essere madre, cosa che rende particolarmente somiglianti a Dio.
8. Proprio per questo non si può per nulla concludere con il pensiero di Platone secondo cui il corpo sarebbe un carcere per l’uomo.
È invece la condizione necessaria per il suo progresso e per la sua perfezione.
In termini teologici, noi diremmo una condizione necessaria per essere sempre più somigliante al Creatore.
In altre parole, una condizione necessaria per la sua santificazione e divinizzazione.
Ti benedico, ti auguro ogni bene e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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