Quesito
Caro Padre Angelo,
oggi nella Chiesa si parla molto del termine “inclusione” con il rischio di includere non solo le persone, ma i loro comportamenti, identificati con le sigle ideologiche come Gay ed LGBTQ.
Se consideriamo il catecumenato degli adulti i candidati sono accolti nella Chiesa attraverso il Battesimo, solo se mostrano un cambiamento nello stile di vita e abbandonano abitudini peccaminose (so bene che il solo orientamento non è peccato).
In questa epoca di profonda scristianizzazione, la pastorale catecumenale che viene raccomandata anche nel documento “Itinerari catecumenali per la vita matrimoniale ” del Dicastero per i laici la famiglia e la Vita, praticamente rivolto a tutti coloro che vogliono ricevere il sacramento del matrimonio, propone esigenze che vengono spesso disattese anche nel magistero di Vescovi e sacerdoti.
Il Card. Leo Burke, di venerata memoria, raccomandava che durante gli incontri con persone con tendenze omosessuali si proponesse sempre anche una liturgia penitenziale.
Caro padre, potrebbe fare chiarezza su questo termine “inclusione”, alla luce della Scrittura, della tradizione patristica e del magistero della Chiesa?
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. oggi si parla molto di inclusione nella pastorale. E giustamente.
Il Signore chiama tutti a entrare nella sua casa e a rendersi, ognuno per la propria parte, servitore fedele nella sua vigna.
La pastorale di inclusione è quella proposta nella parabola evangelica degli invitati a nozze quando il padrone di casa dice al servo: «Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi». Il servo disse: «Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto». Il padrone allora disse al servo: «Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia» (Lc 14,21-23).
Negli storpi, nei ciechi e negli zoppi non vi sono raffigurate solo le disabilità fisiche ma anche le ferite e le inclinazioni morali di ciascuno.
2. San Gregorio, che è un padre della Chiesa occidentale, dice: “Ci sono poveri che, come se fossero forti, pur trovandosi nella povertà diventano superbi; sono ciechi coloro che sono privi della luce dell’intelletto.
Ma mentre le loro mancanze sono significate nella debolezza delle membra, come erano peccatori coloro che, invitati, non vollero venire, così pure quelli che sono invitati e vengono; ma i peccatori superbi sono respinti, mentre quelli umili sono accolti.
Così Dio accoglie coloro che il mondo disprezza: poiché spesso lo stesso disprezzo degli uomini fa rientrare in se stessi; e tanto più celermente alcuni ascoltano la voce di Dio quanto più in questo mondo non trovano ciò con cui dilettarsi” (Omelia 36 sui Vangeli).
3. San Cirillo di Alessandria, padre della Chiesa orientale: “Ora invita i poveri, i deboli e i ciechi per mostrare che la debolezza del corpo non esclude nessuno dal regno, e più raramente viene meno chi abbandona le attrattive del peccato; oppure che le infermità del peccato sono perdonate dalla misericordia del Signore; perciò invia nelle piazze, perché da rioni più vasti arrivino a una strada angusta” (Commento a Luca, Omelia 104).
“Arrivino a una strada angusta” significa che si convertono.
4. Ugualmente anche Sant’Ambrogio: “Manda a cercare per le piazze, perché ha mandato a cercare i peccatori affinché dalle vie troppo spaziose venissero a quella più stretta che porta alla vita (cfr. Mt 7,13-14). Manda a cercare per le strade e attorno alle siepi, perché sono adatti al regno dei cieli propriamente coloro che, non essendo presi da alcun genere di desideri sfrenati verso le realtà presenti, affrettano il passo verso quelle future, camminando direi sulla strada della buona volontà, e, come altrettante siepi che separano i campi lavorati dal terreno brullo e tengono lontane le razzie delle bestie selvatiche, sanno dividere il bene del male e opporre alle tentazioni degli spiriti del male il riparo della fede (cfr. Ef 6,12)” (Esposizione del Vangelo secondo Luca 7, 202-203).
5. Tutti dunque sono chiamati, tutti sono inclusi perché tutti possano passare per la porta stretta che conduce alla salvezza e perché tutti “deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, possono correre con perseveranza tenendo lo sguardo fisso su Gesù, autore e perfezionatore della fede” (Eb 12,1-2).
6. Il tema dell’inclusione, se non è stato centrale nel magistero di Papa Francesco, è stato senza dubbio uno dei temi più insistenti.
Inclusione all’interno della società perché tutti, dai disabili ai migranti, si sentano accolti.
Inclusione anche all’interno della Chiesa chiamata a rivelare al mondo l’amore misericordioso del Padre verso tutti e verso ciascuno per cui nessuno deve essere escluso o sentirsi escluso.
Papa Francesco ha ricordato che «Dio nel suo disegno d’amore, non vuole escludere nessuno, ma vuole includere tutti». «Ad esempio, mediante il Battesimo, ci fa suoi figli in Cristo, membra del suo corpo che è la Chiesa. E noi cristiani siamo invitati a usare lo stesso criterio: la misericordia è quel modo di agire, quello stile, con cui cerchiamo di includere nella nostra vita gli altri, evitando di chiuderci in noi stessi e nelle nostre sicurezze egoistiche».
Nel brano del Vangelo di Matteo che è stato letto durante l’udienza giubilare in piazza San Pietro, Gesù rivolge un invito universale: «Venite a me, tutti voi che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (11,28). «Nessuno è escluso da questo appello, perché la missione di Gesù è quella di rivelare ad ogni persona l’amore del Padre. A noi spetta aprire il cuore, fidarci di Gesù e accogliere questo messaggio d’amore, che ci fa entrare nel mistero della salvezza». Quella che ho di fronte «è una persona che ama Dio e io devo amarla: questo è includere, questo è inclusione», «quella che trovo nel mio lavoro, nel mio quartiere» ha aggiunto a braccio il Papa. (udienza giubilare 12 novembre 2016).
7. “Tutti, tutti, tutti” secondo la felice espressione di Papa Francesco sono chiamati a seguire Gesù Cristo, “correndo con perseveranza e deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia” (Eb 12,1). Infatti la porta che conduce alla salvezza, secondo l’affermazione di Gesù, è stretta.
È per questo che esige di deporre tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia.
Con l’augurio di includere tutti nell’ampio seno della tua carità, ti benedico e ti ricordo nella preghiera,
Padre Angelo
p.s.: il Card. Burke, grazie a Dio, non è ancora di “venerata memoria”!
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