Quesito
Caro Padre Angelo,
le scrivo perché sono un padre preoccupato per il proprio figlio.
Le spiego. Mio figlio, … anni, ha conosciuto ed iniziato una relazione con una ragazza proveniente da una famiglia di fede islamica. La ragazza non è praticante ed anche a livello di abbigliamento veste all’occidentale. Nella famiglia non è presente il padre perché per motivi legali diversi anni fa è stato allontanato dall’Italia e non potrà più rientrare. La ragazza ha tre fratelli che a quanto ne so, anche loro, non sono particolarmente praticanti e non esercitano sulla sorella nessun tipo di imposizione ” maschilista”. Solo la mamma della ragazza è legata alla religione e tradizione islamica, ma anche lei senza fare troppe imposizioni sulla figlia.
La mia preoccupazione nasce dal fatto che, se la relazione tra i due ragazzi dovesse divenire “seria”
1) come potrebbe mio figlio unirsi in matrimonio con lei e poter continuare ad essere cattolico pienamente (fare la comunione)
2) qualora la mamma della ragazza chiedesse anche una cerimonia islamica di unione in matrimonio, il parteciparvi significherebbe per mio figlio un “ripudiare Cristo”?
3) Ultima preoccupazione: la possibilità di battezzare i figli eventuali che Dio vorrà mandare loro.
Padre Angelo, nel pregare il Santo Rosario ho messo tutto nelle mani della nostra Santissima Madre del Cielo, Lei che sa sciogliere i nodi più intricati.
Da lei, caro padre, aspetto qualche chiarimento “giuridico” e le parole che le ispirerà lo Spirito Santo.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. sposarsi significa intraprendere una condivisione di vita in ordine al reciproco perfezionamento e alla generazione ed educazione dei figli.
La prima condivisione di vita è quella che si fa a livello spirituale. Il fidanzamento è necessario proprio per questo.
Ora la fede non è un aspetto marginale perché è la luce che illumina l’obiettivo e anche l’itinerario per raggiungerlo.
Per noi l’obiettivo è Cristo perché “tutto è stato fatto per mezzo di lui (in quanto Dio) e in vista di lui” (Col 1,16).
2. Anche il matrimonio è stato voluto da Dio in vista di Cristo: tutto all’interno della vita coniugale deve parlare di Cristo che è lo Sposo indissolubile di ciascuno di noi.
Lo sposalizio con Gesù Cristo è stato celebrato con la nostra anima nel giorno del battesimo.
Tutto nella vita coniugale deve portare a Cristo, a crescere in lui. Ciò avviene nella vita di preghiera, nella celebrazione dei sacramenti, nel camminare con i suoi sentimenti e nel lasciarci illuminare dai suoi pensieri.
Tutto deve unire a Cristo, ad essere una sola cosa con lui. Questo sia individualmente sia insieme, come marito e moglie, perché tra marito e moglie si diventa una cosa sola. Si diventa una sola cosa per essere con Cristo una cosa sola.
È ciò che diceva Sant’Agostino ed è stato ripreso nel motto scritto nel cartiglio sotto lo stemma del Papa Leone XIV “In Illo uno unum” (in Colui che è uno siamo uno).
3. Per il fatto che uno dei coniugi non crede in Cristo, emerge l’impossibilità per un cristiano di vivere in Cristo il proprio matrimonio.
Per questo la Sacra Scrittura dice che il matrimonio deve avvenire “nel Signore” (1 Cor 7,39).
Se un cristiano è fervente comprende da sé l’impossibilità di vivere il matrimonio in maniera sacramentale con una persona che non condivide la sua fede in Cristo.
La legge della Chiesa, che viene in aiuto per illuminare le coscienze dei fedeli, ricorda che questo non può avvenire e che se uno dei fidanzati è determinato a sposare una parte non cristiana deve ottenere dall’autorità ecclesiastica la dispensa dalla disparità di culto.
4. La quale dispensa non è scontata perché la Chiesa ci tiene che il matrimonio venga celebrato consapevolmente. Insieme alle ordinarie difficoltà cui va incontro ogni matrimonio, qui se ne aggiungono altre particolarmente pesanti.
La Conferenza episcopale italiana ha emanato a suo tempo un documento con delle precise indicazioni per eventuali matrimoni tra una parte cristiana e una musulmana: “I matrimoni tra cattolici e musulmani in Italia” (Indicazioni della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, 29 aprile 2005).
Al numero 3 di tale documento si legge: “In breve, l’esperienza maturata negli anni recenti induce in linea generale a sconsigliare o comunque a non incoraggiare questi matrimoni, secondo una linea di pensiero significativamente condivisa anche dai musulmani. La fragilità intrinseca di tali unioni, i delicati problemi concernenti l’esercizio adulto e responsabile della propria fede cattolica da parte del coniuge battezzato e l’educazione religiosa dei figli, nonché la diversa concezione dell’istituto matrimoniale, dei diritti e doveri reciproci dei coniugi, della patria potestà e degli aspetti patrimoniali ed ereditari, la differente visione del ruolo della donna, le interferenze dell’ambiente familiare d’origine, costituiscono elementi che non possono essere sottovalutati né tanto meno ignorati, dal momento che potrebbero suscitare gravi crisi nella coppia, sino a condurla a fratture irreparabili”.
5. Al n. 45 viene ricordato che “una serie di problematiche particolari sorge nel caso in cui sia un uomo cattolico a voler sposare una donna musulmana: tale unione infatti è severamente vietata dalla legge coranica, in forza dell’impedimento di “differenza di religione”, secondo il quale il maschio musulmano può sposare una «donna del Libro», cioè una donna ebrea o cristiana (Corano, 5, 5); mentre una musulmana non può sposare un «politeista» (Corano, 2, 221) o un «miscredente» (Corano, 60, 10), categorie all’interno delle quali sono annoverati anche cristiani ed ebrei.
Negli ordinamenti giuridici dei Paesi islamici spesso l’autorizzazione civile alla celebrazione presuppone l’emissione della shahâda da parte del contraente non musulmano (qui, cattolico), ossia della professione di fede musulmana”.
In nota viene precisato che “Shahâda significa in arabo “testimonianza” (professione di fede) e la sua formulazione è la seguente: Lâilâha illâAllâh wa Muhammad rasûl Allâh, e cioè: “Non c’è divinità all’infuori di Dio e Maometto è l’inviato di Dio”. Con la preghiera, il digiuno nel mese di Ramadân, l’elemosina e il pellegrinaggio alla Mecca è uno dei cinque pilastri fondamentali dell’islâm. Pronunciata in arabo e talora semplicemente sottoscritta davanti a due testimoni, è sufficiente per provare la conversione all’islâm, assoggettandosi ai diritti e ai doveri della comunità islamica”.
6. E al n. 46: “Il problema si pone normalmente, in Italia, quando si intenda contrarre matrimonio canonico a cui conseguono anche gli effetti civili; in tal caso, può accadere che il consolato del Paese islamico non trasmetta i documenti all’ufficiale dello stato civile se prima non risulti che il contraente cattolico ha emesso la shahâda.
Non di rado, per aggirare l’ostacolo, il cattolico in questione pronuncia o sottoscrive la shahâda, pensando di compiere una mera formalità. In realtà, egli pone un atto di apostasia dalla fede cattolica e manifesta una vera e propria adesione all’islâm. Il parroco deve illustrare al contraente cattolico il vero significato della shahâda, ammonendolo che non si tratta di un mero adempimento burocratico, ma di un vero e proprio abbandono formale della fede cattolica”.
In nota viene aggiunto: “Tale professione di fede, se compiuta consapevolmente, costituisce un atto formale di abbandono della Chiesa cattolica (cfr. can. 751), il quale, quando assume la sostanza di vero delitto, risulta sanzionato dal can. 1364 (scomunica latae sententiae). (…). Il cattolico, che ha emesso tale professione e si presenta al parroco chiedendo il matrimonio canonico, è tenuto a ritrattare formalmente tale atto prima del matrimonio; se la parte cattolica rifiuta di farlo, seppur ammonita delle gravi conseguenze dell’apostasia, deve essere rimandata al matrimonio civile. In ogni caso, la questione deve essere rimessa alla prudente valutazione dell’Ordinario del luogo”.
7. Al n. 32: “Per la valida celebrazione del matrimonio tra una parte cattolica e una parte musulmana, ordinariamente deve essere osservata la forma canonica e la celebrazione liturgica deve aver luogo come previsto in questi casi (cfr. can. 1108 § 1 e Rito del matrimonio, cap. III): il consenso deve essere manifestato di fronte al parroco o a un suo delegato in presenza di due testimoni, nel corso di una liturgia della Parola, escludendo la celebrazione eucaristica. In ogni caso, non dovrà avere luogo un’altra celebrazione delle nozze con rito islamico (cfr. can. 1127 § 3).
Non è invece vietata la cosiddetta “festa di matrimonio” islamica, purché non contenga elementi contrari alla fede della parte cattolica”.
8. C’è poi il problema dell’educazione cristiana dei figli.
Una madre islamica come può educare cristianamente i figli?
Per questo nell’eventuale matrimonio con disparità di culto vi sono degli impegni che vanno sottoscritti con una dichiarazione tanto dalla parte cattolica quanto da quella non cattolica.
Ecco la dichiarazione della parte cattolica: “Nell’esprimere il consenso libero e irrevocabile che mi unirà in comunione di vita e di amore con …, dichiaro di aderire pienamente alla fede cattolica e d’essere pronto/a ad allontanare i pericoli di abbandonarla; mi impegno ad adempiere i miei doveri verso il coniuge, nel rispetto del suo credo religioso. In ordine alla procreazione ed educazione dei figli prometto sinceramente di fare quanto è in mio potere perché tutti i figli siano battezzati ed educati nella Chiesa cattolica.
In fede. Luogo e data … (firma del contraente cattolico)”.
Segue l’attestazione del parroco: “Il sottoscritto parroco … dichiara di aver informato il signor/la signora … delle dichiarazioni e promesse sottoscritte dalla parte cattolica con cui intende celebrare il matrimonio cristiano. Attesto che l’interessato/a è consapevole degli impegni assunti dal futuro coniuge cattolico, come risulta da una sua dichiarazione verbale
– resa in presenza di … e di …; – (oppure) e dalla sottostante firma per presa visione.
Data e luogo… (firma del parroco)”.
Nella dichiarazione della parte non cattolica ci si impegna davanti a Dio in un matrimonio monogamico e indissolubile.
9. La situazione pertanto è complessa e non priva di serie preoccupazioni.
È necessario pregare molto perché il Signore illumini tuo figlio e la sua ragazza.
Volentieri mi unisco alla vostra preghiera e, augurandovi ogni bene, vi benedico.
Padre Angelo
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