Quesito

Salve Padre Angelo! Pace e Bene!
Volevo chiedere se in termini strettamente religiosi, è peccato per un cattolico convertirsi all’ortodossia.
So che chiaramente in quanto rinuncia al cattolicesimo si viene scomunicati a livello ecclesiale. Ma mi resta ancora il dubbio se appunto questo tipo di conversione in termini di fede e di rapporto con il Signore possa costituire un peccato e un offesa verso di Lui..
La ringrazio in anticipo per la sua grande disponibilità!
Francesco


Risposta del sacerdote

Caro Francesco,
1. ti allego uno stralcio di un importante documento della Congregazione per la dottrina della fede pubblicato il 6 agosto 2000 e intitolato Dominus Jesus.
In questo documento si afferma che la Chiesa di Cristo è una e questa Chiesa sussiste nella Chiesa Cattolica.
Alle Chiese che non hanno piena comunione con la Chiesa cattolica mancano alcuni elementi importanti e necessari per dirsi Chiesa in maniera piena.

2. Il primato del Papa non è un titolo decorativo, perché il potere di confermare infallibilmente nella fede Cristo l’ha dato a Pietro.
Potrebbe succedere che qualche patriarca ortodosso scantoni nella fede. Ma questo non può succedere per Pietro a motivo della promessa di Cristo.

3. Passare alla Chiesa ortodossa significa separarsi dall’unità della Chiesa di Cristo.
In teologia questo viene configurato come peccato di scisma ed è un peccato grave.

4. Ecco lo stralcio del documento Dominus Jesus in cui si portano le ragioni per cui le Chiese ortodosse, che pure hanno successione apostolica e validità di sacramenti, non hanno la pienezza di ciò che comporta essere chiesa.

“IV. UNICITÀ E UNITÀ DELLA CHIESA
16.  Il Signore Gesù, unico Salvatore, non stabilì una semplice comunità di discepoli, ma costituì la Chiesa come mistero salvifico: Egli stesso è nella Chiesa e la Chiesa è in Lui (cf. Gv 15,1ss.; Gal 3,28; Ef 4,15-16; At 9,5); perciò, la pienezza del mistero salvifico di Cristo appartiene anche alla Chiesa, inseparabilmente unita al suo Signore. Gesù Cristo, infatti, continua la sua presenza e la sua opera di salvezza nella Chiesa ed attraverso la Chiesa (cf. Col 1,24-27), che è suo Corpo (cf. 1 Cor 12, 12-13.27; Col 1,18). E così come il capo e le membra di un corpo vivo pur non identificandosi sono inseparabili, Cristo e la Chiesa non possono essere confusi ma neanche separati, e costituiscono un unico « Cristo totale». Questa stessa inseparabilità viene espressa nel Nuovo Testamento anche mediante l’analogia della Chiesa come Sposa di Cristo (cf. 2 Cor 11,2; Ef 5,25-29; Ap 21,2.9).
Perciò, in connessione con l’unicità e l’universalità della mediazione salvifica di Gesù Cristo, deve essere fermamente creduta come verità di fede cattolica l’unicità della Chiesa da lui fondata. Così come c’è un solo Cristo, esiste un solo suo Corpo, una sola sua Sposa: « una sola Chiesa cattolica e apostolica ». Inoltre, le promesse del Signore di non abbandonare mai la sua Chiesa (cf. Mt 16,18; 28,20) e di guidarla con il suo Spirito (cf. Gv 16,13) comportano che, secondo la fede cattolica, l’unicità e l’unità, come tutto quanto appartiene all’integrità della Chiesa, non verranno mai a mancare.
I fedeli sono tenuti a professare che esiste una continuità storica — radicata nella successione apostolica — tra la Chiesa fondata da Cristo e la Chiesa Cattolica: « È questa l’unica Chiesa di Cristo […] che il Salvatore nostro, dopo la risurrezione (cf. Gv 21,17), diede da pascere a Pietro, affidandone a lui e agli altri apostoli la diffusione e la guida (cf. Mt 28,18ss.); egli l’ha eretta per sempre come colonna e fondamento della verità (cf. 1 Tm 3,15). Questa Chiesa, costituita e organizzata in questo mondo come società, sussiste [subsistit in] nella Chiesa Cattolica, governata dal Successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui ». Con l’espressione «subsistit in», il Concilio Vaticano II volle armonizzare due affermazioni dottrinali: da un lato che la Chiesa di Cristo, malgrado le divisioni dei cristiani, continua ad esistere pienamente soltanto nella Chiesa Cattolica, e dall’altro lato « l’esistenza di numerosi elementi di santificazione e di verità al di fuori della sua compagine », ovvero nelle Chiese e Comunità ecclesiali che non sono ancora in piena comunione con la Chiesa Cattolica. Ma riguardo a queste ultime, bisogna affermare che « il loro valore deriva dalla stessa pienezza della grazia e della verità che è stata affidata alla Chiesa Cattolica ».
17.  Esiste quindi un’unica Chiesa di Cristo, che sussiste nella Chiesa Cattolica, governata dal Successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui. Le Chiese che, pur non essendo in perfetta comunione con la Chiesa Cattolica, restano unite ad essa per mezzo di strettissimi vincoli, quali la successione apostolica e la valida Eucaristia, sono vere Chiese particolari. Perciò anche in queste Chiese è presente e operante la Chiesa di Cristo, sebbene manchi la piena comunione con la Chiesa cattolica, in quanto non accettano la dottrina cattolica del Primato che, secondo il volere di Dio, il Vescovo di Roma oggettivamente ha ed esercita su tutta la Chiesa”.

5. Ora l’infedettibilità e l’infallibilità sono legate all’unica Chiesa di Cristo, alla Chiesa universale che ha come vescovo il Vescovo di Roma.
Alle chiese particolari non è garantita l’infedettibilità (quante sono state del tutto cancellate nel corso della storia: si pensi solo alle chiese dell’Asia, alle quali si rivolgeva San Paolo nelle sue epistole), e neanche l’infallibilità.
Rimanere nella Chiesa Cattolica nella quale per misericordia di Dio si è nati e cresciuti è una grazia singolare.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo