Quesito

Caro Padre Angelo,
prima di tutto grazie per tutto il tempo che dedica ai nostri problemi e dubbi; forse avrà già risposto ad una domanda simile, nel dubbio vorrei fargliela perchè vorrei capire.
Ecco: io e mia moglie siamo sposati da diversi anni ed abbiamo sempre cercato di seguire la morale cristiana anche per quanto riguarda la nostra vita sessuale. Da sempre pratichiamo i metodi naturali (abbiamo due figli), questa sicuramente è stata una cosa positiva/bella per vari aspetti. La difficoltà è il tempo di attesa: se prima era "facile", ultimamente (non so bene perchè) aspettare sembra "impossibile". Spesso mi chiedo (è una vecchia domanda che ancora non ha avuto risposta) perchè sono consentiti solo rapporti completi, mentre le altre azioni, anche se rimangono all’interno della coppia, sono moralmente sbagliate? Mi viene spesso detto che l’atto deve essere una donazione di sè all’altro e deve essere aperto alla vita. Mi dico: se siamo in due (senza obbligare l’altro) l’altro non è escluso, e quando si fanno i metodi naturali, comunque l’atto non (credo) può essere aperto alla vita in quanto la donna in quel periodo non è fertile, quindi perchè queste azioni tra marito e moglie sono sbagliate? So che per la Chiesa non è così…
Grazie.
Fabio


Risposta del sacerdote

Caro Fabio,
1. alla tua domanda posso rispondere così: se fosse la stessa cosa avere rapporti nel periodo fertile e nel periodo non fertile non si capisce perché tu attenda il periodo non fertile.
Evidentemente c’è una differenza ed è essenziale perché non volendo avere altri figli, almeno per ora, ricorri ai ritmi naturali.

2. Un atto coniugale nel periodo non fertile non è la stessa cosa che l’uso di un contraccettivo.
Di fatto la potenziale apertura alla vita cambia il significato del rapporto, come già disse a suo tempo Karol Woityla: “Se si esclude dai rapporti coniugali radicalmente e totalmente l’elemento potenziale di paternità e di maternità, si trasforma perciò stesso la relazione reciproca delle persone. L’unione nell’amore slitta verso un godimento comune, o, per meglio dire, verso quello dei due partner” (k. wojtyla, Amore e responsabilità, p. 216).
Da Papa K. Wojtyla dirà: “Nell’atto coniugale non è lecito separare artificialmente il significato unitivo dal significato procreativo perché l’uno e l’altro appartengono alla verità intima dell’atto coniugale: l’uno si attua insieme all’altro e in certo senso l’uno attraverso l’altro.
Quindi l’atto coniugale privo della sua verità interiore, perché privato artificialmente della sua capacità procreativa, cessa di essere atto di amore” (22.8.1984).

3. Giovanni Paolo II precisa bene, dunque, la differenza intrinseca tra un atto coniugale nel periodo non fertile e un atto coniugale contraccettivo: quest’ultimo è un atto privo della sua verità interiore e pertanto un atto privo di amore.
Nella Familiaris consortio ribadisce il medesimo concetto: “Così al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contraddittorio, quello cioè di non donarsi all’altro in totalità.
Ne deriva, non soltanto il positivo rifiuto all’apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell’interiore verità dell’amore coniugale, chiamato a donarsi in totalità personale” (FC 32c).

4. Da Cardinale aveva detto che “violando le leggi della natura, si viola anche la persona, facendone un oggetto di godimento, anziché farne un oggetto di amore.
La disposizione alla procreazione, nei rapporti coniugali, protegge l’amore, è la condizione indispensabile di una vera unione delle persone” (k. wojtyla, Amore e responsabilità, p. 218).

5. Rimane un altro problema: quello per cui attendere ti diventa sempre più pesante.
Allora non dobbiamo dimenticare che la nostra capacità di amare è insidiata dalla concupiscenza della carne ( 1 Gv 2,26).
Per cui anche le persone sposate devono curare la purezza del loro amore.
Lo coltivano mediante l’autodominio nei confronti degli istinti che tendono a impoverire e a deformare le relazioni affettive.
Sicché non basta che i rapporti siano secondo natura. È necessario che siano rispettosi della dignità della persona amata.
Giovanni Paolo II nella lettera alle famiglie Gratissimam sane ha detto che “la persona non può mai essere considerata un mezzo per raggiungere uno scopo; mai, soprattutto, un mezzo di “godimento”. Essa è e dev’essere solo il fine di ogni atto. Solo allora corrisponde alla vera dignità della persona” (GrS 12).

6. Paolo VI a suo tempo aveva parlato della necessità di coltivare la purezza dell’amore tra i coniugi. Nell’enciclica Humanae vitae disse: “Il dominio dell’istinto, mediante la ragione e la libera volontà, impone indubbiamente un’ascesi
Ma questa disciplina, propria della purezza degli sposi, ben lungi dal nuocere all’amore coniugale, gli conferisce invece un più alto valore umano.
Esige un continuo sforzo, ma grazie al suo benefico influsso i coniugi sviluppano integralmente la loro personalità, arricchendosi di valori spirituali: essa apporta alla vita familiare frutti di serenità e agevola la soluzione di altri problemi; favorisce l’attenzione verso l’altro coniuge, aiuta gli sposi a bandire l’egoismo, nemico del vero amore, ed approfondisce il loro senso di responsabilità.
I genitori acquistano con essa la capacità di un influsso più profondo ed efficace per l’educazione dei figli; la fanciullezza e la gioventù crescono nella giusta stima dei valori umani e nello sviluppo sereno ed armonico delle loro facoltà spirituali e sensibili” (HV 21).
Come vedi, i coniugi non sono esonerati dal coltivare la purezza. Ne andrebbe di mezzo il loro autentico rapporto.
Mi piace sottolineare le espressioni usate dal beato Paolo VI il quale parla di “ascesi” (evidentemente verso la santità di vita), di “disciplina, propria della purezza degli sposi”, di “continuo sforzo”.
Di questo oggi più nessuno ne parla, ed è un male.
Credo che Giovanni Paolo II alludesse anche a questo quando disse che “l’usufruire dei periodi infecondi nella convivenza coniugale può diventare sorgente di abusi” (5.9.1984).

Ti ringrazio del quesito, ricorderò te e la tua bella famiglia al Signore.
Vi benedico.
Padre Angelo