Quesito

Gentile Padre Angelo,
la seguo con affetto e interesse da molto tempo e le sono grato per l’opera preziosa che svolge attraverso questa rubrica e per la limpidezza con cui espone la santa dottrina della Chiesa.
Desideravo avere da lei una parola chiarificatrice su un argomento che mi sta molto a cuore. Io ho sempre creduto che la morte in croce di Gesù era necessaria alla nostra salvezza: essa è stata il riscatto, il prezzo pagato per la nostra liberazione, il sacrificio espiatorio, cruento, con cui il Figlio ha dato soddisfazione a Dio Padre per i nostri peccati.
In una ‘‘disputa’ avuta con alcuni amici catechisti e un paio di sacerdoti, mi è stato detto invece che la mia è una visione medievale (d’una divinità assetata di sangue) che porrebbe dei limiti alla libertà divina (Dio non aveva ‘‘necessità’ di ricevere una soddisfazione cruenta, gli bastavano il suo perdono per cancellare il nostro debito, e la conversione e il battesimo per salvare tutti gli uomini) e che annullerebbe la libertà dell’uomo (se la Croce era necessaria allora i carnefici non potevano far altro che eseguire un copione prestabilito). Dio invece ci avrebbe salvati non con la Croce ma attraverso l’Incarnazione: unendo la sua natura divina con quella umana ha divinizzato l’uomo sollevandolo dall’abisso in cui era caduto dopo il peccato originale. La Croce è stata permessa da Dio soltanto per manifestare a tutte le generazioni il suo infinito amore per l’uomo, non perché fosse indispensabile all’opera di redenzione.
Mi perdoni se mi sono dilungato così tanto, ma ora ho mille dubbi che riassumo in una sola domanda: la morte cruenta di Gesù era necessaria per la nostra salvezza?
La ringrazio per la risposta che vorrà darmi quando ne avrà il tempo, e che Dio la benedica!
Marco


Risposta del sacerdote

Caro Marco,
1. non mi meraviglio che tu abbia incontrato dei sacerdoti che ti abbiano detto che la fede creduta dai nostri padri sia stata una fede sbagliata.
Se è così, però, puoi benissimo porre dei dubbi sulla fede che loro cercano di trasmetterti.
Può essere sbagliata anche la loro.

2. Tuttavia la fede della Chiesa non sbaglia. E questa fede di sempre è stata ripresa dal catechismo della Chiesa Cattolica.
Non mi resta che ripresentarti alcune affermazioni molto importanti sull’argomento, che sembrano rispondere punto per punto alle obiezioni dei due che hanno contestato la tua fede.

3. “572 La Chiesa resta fedele all’«interpretazione di tutte le Scritture» data da Gesù stesso sia prima, sia dopo la sua Pasqua: «Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?» (Lc 24,26-27; Lc 24,44-45). Le sofferenze di Gesù hanno preso la loro forma storica concreta dal fatto che egli è stato «riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi» (Mc 8,31), i quali lo hanno consegnato «ai pagani» perché fosse «schernito e flagellato e crocifisso» (Mt 20,19)”.

Hai sentito dunque che cosa ha detto Cristo? “«Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?» (Lc 24,26-27; Lc 24,44-45).
Qui non c’è da dire: Roma ha parlato, la discussione è finita, perché chi ha parlato è Cristo stesso.

4. “La morte redentrice di Cristo nel disegno divino della salvezza
«Gesù consegnato secondo il disegno prestabilito di Dio»
599 La morte violenta di Gesù non è stata frutto del caso in un concorso sfavorevole di circostanze. Essa appartiene al mistero del disegno di Dio, come spiega san Pietro agli Ebrei di Gerusalemme fin dal suo primo discorso di Pentecoste: «Egli fu consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio» (At 2,23). Questo linguaggio biblico non significa che quelli che hanno «consegnato» Gesù (At 3,13) siano stati solo esecutori passivi di una vicenda scritta in precedenza da Dio.

600 Tutti i momenti del tempo sono presenti a Dio nella loro attualità. Egli stabilì dunque il suo disegno eterno di «predestinazione» includendovi la risposta libera di ogni uomo alla sua grazia: «Davvero in questa città si radunarono insieme contro il tuo santo servo Gesù, che hai unto come Cristo, Erode e Ponzio Pilato con le genti e i popoli d’Israele [Cf Sal 2,1-2] per compiere ciò che la tua mano e la tua volontà avevano preordinato che avvenisse» (At 4,27-28). Dio ha permesso gli atti derivati dal loro accecamento [Cf Mt 26,54; Gv 18,36; Gv 19,11] al fine di compiere il suo disegno di salvezza [Cf At 3,17-18]”.

5. “«Morto per i nostri peccati secondo le Scritture»
601 Questo disegno divino di salvezza attraverso la messa a morte del Servo, il Giusto, [Cf Is 53,11; At 3,14] era stato anticipatamente annunziato nelle Scritture come un mistero di redenzione universale, cioè di riscatto che libera gli uomini dalla schiavitù  del  peccato  [Cf  Is 53,11-12; Gv 8,34-36]. San Paolo professa, in una confessione di fede che egli dice di avere «ricevuto», che «Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture» (1Cor 15,3) [Cf At 3,18; At 7,52; At 13,29; At 26,22-23]. La morte redentrice di Gesù compie in particolare la profezia del Servo sofferente [Cf Is 53,7-8 e At 8,32-35]. Gesù stesso ha presentato il senso della sua vita e della sua morte alla luce del Servo sofferente [Cf Mt 20,28]. Dopo la Risurrezione, egli ha dato questa interpretazione delle Scritture ai discepoli di Emmaus, [Cf Lc 24,25-27] poi agli stessi Apostoli [Cf Lc 24,44-45]”.

6. “«Dio l’ha fatto peccato per noi»
602 San Pietro può, di conseguenza, formulare così la fede apostolica nel disegno divino della salvezza: «Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l’argento e l’oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato, già prima della fondazione del mondo, ma si è manifestato negli ultimi tempi per voi» (1Pt 1,18-20). I peccati degli uomini, conseguenti al peccato originale, sono sanzionati dalla morte [Cf Rm 5,12; 1Cor 15,56]. Inviando il suo proprio Figlio nella condizione di servo, [Cf Fil 2,7] quella di una umanità decaduta e votata alla morte a causa del peccato, [Cf Rm 8,3] «colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio» (2Cor 5,21).

603 Gesù non ha conosciuto la riprovazione come se egli stesso avesse peccato [Cf Gv 8,46]. Ma nell’amore redentore che sempre lo univa al Padre, [Cf Gv 8,29] egli ci ha assunto nella nostra separazione da Dio a causa del peccato al punto da poter dire a nome nostro sulla croce: «Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?» (Mc 15,34; Sal 22,2). Avendolo reso così solidale con noi peccatori, «Dio non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi» (Rm 8,32) affinché noi fossimo «riconciliati con lui per mezzo della morte del Figlio suo» (Rm 5,10).

7. Ti presento infine il pensiero di san Tommaso, che, come potrai notare, è direttamente fondato sulle parole di Cristo e della Sacra Scrittura:
“La passione di Cristo, quindi, non era necessaria per una necessità di coazione: né da parte di Dio, che l’aveva decretata, né da parte di Cristo che l’affrontò volontariamente.
Era invece necessaria secondo la necessità del mezzo al fine. E ciò risulta da tre considerazioni.
Primo, considerandola dal lato di noi uomini, che da essa, come dice il Vangelo, siamo stati redenti: "È necessario che sia innalzato il Figlio dell’uomo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna" (Gv 3,14-15).
– Secondo, considerandola in Cristo medesimo, il quale con l’umiliazione della passione doveva meritare la gloria dell’esaltazione. Di qui le parole evangeliche: "Cristo doveva patire tali cose e così entrare nella sua gloria" (Lc 24,26).
– Terzo, considerandola da parte di Dio, il cui decreto circa la passione di Cristo era stato preannunziato dalle Scritture e prefigurato nelle osservanze dell’Antico Testamento. Di qui le altre affermazioni evangeliche: "Il Figlio dell’uomo se ne va conforme a quanto è stato decretato" (Lc 22,22); "Questi sono i discorsi che io vi facevo quando ero ancora con voi: cioè esser necessario che tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei salmi fossero adempiute" (Lc 24,44); "Sta scritto esser necessario che Cristo patisse e quindi risorgesse dai morti" (Lc 24,46)” (Somma teologica, III, 46, 1).

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.

Padre Angelo