Quesito

Caro Padre Angelo,
una santa Domenica.
La ringrazio per quanto mi ha risposto la volta scorsa circa i miei quesiti su nativity, ne ho fatto oggetto con amici di discussione… Grazie di cuore per il suo aiuto.
Il mio nuovo quesito riguarda il recente libro del Santo Padre Benedetto XVI, su Gesù.
Ho il desiderio di nutrire il mio spirito con libri "intelligenti" però non ne ho proprio la cultura per leggerli e così volevo chiederle se può spiegarmi cosa vuol dire il Papa quando parla di
ermeneutica dal basso
ermeneutica dall’alto
ed è la stessa cosa di ermeneutica della continuità e ermeneutica della discontinuità?
e Cristologia dal basso e Cristologia dall’alto?
Continuo ad affidare alla sua preghiera V. la ragazza con osteosarcoma di cui già le scrissi e anch’io mi affido alla sua preghiera
Giuseppe


Risposta del sacerdote

Caro Giuseppe,
1. per cristologia ascendente (o dal basso) s’intende il metodo di accostarsi alla figura di Gesù per gradi, come viene presentato nel Vangelo. Prima viene visto come uomo, poi se ne scopre la divinità.

2. Per cristologia discendente (dall’alto) s’intende il metodo che parte dal presupposto che Gesù è Dio fatto carne. Allora ci si domanda in quale maniera si possano conciliare le azioni dell’umanità di Gesù con la sua divinità?

3. Oggi i teologi elaborano di preferenza una cristologia ascendente, che corrisponde in maniera più immediata al dato evangelico e anche all’evangelizzazione attuata dagli apostoli.

4. La cristologia discendente è stata elaborata soprattutto nelle grande somme medievali e nei trattati di teologia fino quasi al Concilio Vaticano II.

5. Benedetto XVI ha parlato di ermeneutica della continuità e dei ermeneutica della discontinuità.
Per ermeneutica, in parole povere, s’intende l’interpretazione.
Questo tema è diventato scottante dopo il Concilio Vaticano II.
Qualcuno ha voluto presentare il Concilio dicendo che con questo evento la Chiesa ha inteso attuare un distacco o una rottura col suo passato.
Questo ha portato a pensare che la fede dei nostri padri non sia più la stessa fede che abbiamo noi.
Benedetto XVI invece afferma che la conoscenza della fede progredisce, ma come un albero che nella sua crescita rimane sempre se stesso.
Proprio in ragione di questa continuità possiamo dire che la nostra fede è la stessa fede che hanno avuto i nostri padri ed è la stessa fede insegnata dagli apostoli.

6. Questo era del resto l’intendimento di Giovanni XXIII nel convocare il Concilio Vaticano II.
L’ha detto espressamente nel discorso di apertura: “Occorre che questa dottrina (= la dottrina cristiana nella sua integralità) certa e immutabile, che dev’essere fedelmente rispettata, sia approfondita e presentata in modo che risponda alle esigenze del nostro tempo. Altra cosa è infatti il deposito stesso della fede, vale a dire le verità contenute nella nostra venerabile dottrina, e altra cosa è la forma con cui quelle vengono enunciate, conservando ed esse tuttavia lo stesso senso e la stessa portata”.

7. Il criterio dell’ermeneutica della continuità è uno dei cavalli di battaglia di Benedetto XVI.
La fede di oggi è espansione della fede di ieri.
È sbagliato affermare che sia altra cosa dalla fede di ieri.
Di qui l’importanza della Tradizione.
Benedetto XVI ha detto che “la Tradizione è il Vangelo vivo, annunciato dagli Apostoli nella sua integrità, in base alla pienezza della loro esperienza unica e irripetibile: per opera loro la fede viene comunicata agli altri, fino a noi, fino alla fine del mondo. La Tradizione, pertanto, è la storia dello Spirito che agisce nella storia della Chiesa attraverso la mediazione degli Apostoli e dei loro successori, in fedele continuità con l’esperienza delle origini” (3.5.2006).

8. Ti assicuro la mia preghiera per V. e la affido anche alla preghiera dei nostri visitatori.
Ricordo volentieri anche te al Signore e ti benedico.
Padre Angelo