Quesito
Buongiorno,
ho seguito la vicenda di Econe. Io sono cattolico e non frequento la Fraternità San Pio X, ma trovo utile la loro posizione nella difesa di alcuni principi della Dottrina contraddetti dal Concilio.
Credo non avessero scelta, visto il diniego di autorizzare la nomina di vescovi. Chiedono solo di continuare l’esperimento della Tradizione.
Vorrei chiederle una risposta secca. Sono scomunicato?
In attesa di una risposta le auguro felice serata.
Grazie.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. non lasciarti abbagliare da quello che dicono i lefevriani che certamente sono scismatici e su alcuni punti sono anche nell’errore.
Ad esempio, sono nell’errore nel pensare che il Concilio Vaticano II abbia contraddetto alcuni principi della dottrina cristiana e cattolica.
È sciocco il solo pensarlo.
Sarebbe stato opportuno che tu dicessi quali principi della dottrina cristiana sono stati contraddetti dal Concilio.
2. Vale la pena ricordare che il magistero di un Concilio è magistero straordinario della Chiesa, anche se è di carattere pastorale e non emette dogmi di fede.
A tal proposito il Concilio Vaticano II nella costituzione dogmatica Lumen gentium, tra le altre cose, afferma: “I vescovi, infatti, sono gli araldi della fede che portano a Cristo nuovi discepoli; sono dottori autentici, cioè rivestiti dell’autorità di Cristo, che predicano al popolo loro affidato la fede da credere e da applicare nella pratica della vita, la illustrano alla luce dello Spirito Santo, traendo fuori dal tesoro della Rivelazione cose nuove e vecchie (cfr. Mt 13,52), la fanno fruttificare e vegliano per tenere lontano dal loro gregge gli errori che lo minacciano (cfr. 2 Tm 4,1-4).
I vescovi che insegnano in comunione col romano Pontefice devono essere da tutti ascoltati con venerazione quali testimoni della divina e cattolica verità; e i fedeli devono accettare il giudizio dal loro vescovo dato a nome di Cristo in cose di fede e morale, e dargli l’assenso religioso del loro spirito.
Ma questo assenso religioso della volontà e della intelligenza lo si deve in modo particolare prestare al magistero autentico del romano Pontefice, anche quando non parla «ex cathedra».
Ciò implica che il suo supremo magistero sia accettato con riverenza, e che con sincerità si aderisca alle sue affermazioni in conformità al pensiero e in conformità alla volontà di lui manifestatasi che si possono dedurre in particolare dal carattere dei documenti, o dall’insistenza nel proporre una certa dottrina, o dalla maniera di esprimersi” (LG 25).
3. Scrivi: “Visto il diniego di autorizzare la nomina di vescovi”.
Ma i lefevriani non hanno chiesto alcuna autorizzazione.
D’altra parte non intendono obbedire al Papa perché si sentono a lui superiori, come se Cristo avesse consegnato a loro le chiavi del Regno dei cieli, mentre le ha consegnate solo a Pietro.
Anzi, il superiore generale, nella sua impudenza, ha chiesto pubblicamente al Papa di ripensarci, come se fosse un ragazzino, e di riflettere prima di comminare le sanzioni previste dal Codice di diritto canonico.
4. Dici che i lefevriani non avevano altra scelta.
Ma San Francesco e San Domenico ai loro tempi hanno fatto così?
Hanno capito fin dall’inizio qual era la loro scelta. Hanno fatto tutto in comunione con il Papa e nell’obbedienza al Papa. E così sono stati fautori di grande rinnovamento spirituale che ha portato un’autentica fioritura di santità all’interno della Chiesa.
5. Per quanto poi riguarda la custodia della fede è utile ricordare quanto scrive San Tommaso: “E contro l’autorità del Pontefice né Sant’Agostino, né San Girolamo, né altri Santi Dottori osarono difendere la propria sentenza” (Somma teologica, II-II, 11, 2, ad 3).
6. Per suffragare ciò che ha affermato San Tommaso ecco che cosa scrive San Girolamo: “Questa è la fede, o Beatissimo Padre, che abbiamo appreso nella Chiesa Cattolica. E se nella nostra formulazione abbiamo detto o posto qualcosa di inesatto o di avventato, desideriamo di essere corretti da te, che possiedi la fede e la cattedra di Pietro. Se invece questa nostra confessione è approvata dal tuo giudizio apostolico, chiunque vorrà accusarmi dimostrerà di essere ignorante o malevolo, oppure non cattolico, ma eretico” (San Girolamo, Exp. Cath. Fidei 14).
7. È tutto il contrario di quello che dicono e fanno i lefevriani.
Non c’è vera santità nella disobbedienza, né c’è fedeltà alla Chiesa.
Per quanto riguarda il tuo caso: non sei formalmente scomunicato a motivo della mancata conoscenza delle cose e molto più perché dici che non frequenti la fraternità di San Pio X.
Tuttavia cerca di mettere il tuo vanto nell’essere obbediente alla Chiesa e alla sua legittima autorità fino in fondo come segno del tuo amore per Nostro Signore, che ha detto: “Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato” (Mt 10,40).
Con l’augurio di rimanere sempre fedele alla Chiesa, come del resto fortemente desideri, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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