Quesito
Rev.mo p. Angelo,
dalla definizione offerta dal CCC sembra, di primo acchito, che i beni temporali non siano oggetto della virtù teologale della speranza; tuttavia, nelle Sacre Scritture anche i beni materiali sono posti in relazione con la speranza.
Si tratta di un altro “tipo” di speranza o nel concetto di Regno dei cieli, che è oggetto della speranza teologale, sono inclusi in qualche modo i beni temporali?
La speranza intesa come attesa certa dell’intervento salvifico di Dio in una situazione difficile (ad esempio, in Dn 13,60 si legge che Dio “salva coloro che sperano in lui”), presente in vari passi dell’Antico Testamento, in che rapporto è con la virtù teologale della speranza infusa nel Battesimo?
È giusto affermare che il motivo per cui chi spera in Dio non rimane deluso risiede nel fatto che Egli è fedele alle sue promesse?
La ringrazio in anticipo per la sua risposta.
Un cordiale saluto.
Corrado
Risposta del sacerdote
Caro Corrado,
1. le virtù teologali hanno per oggetto Dio.
Sono dette teologali proprio per questo: perché hanno per oggetto Dio, perché vengono infuse da Dio e perché noi ne abbiamo conoscenza solo per mezzo di Dio.
2. Le virtù teologali sono tre. Tutte insieme sono menzionate in 1 Cor 13,13: “Ora, dunque, rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità”.
Ai tempi di San Paolo non erano ancora chiamate virtù teologali. Questa dizione verrà fuori in seguito.
Anche la speranza, alla pari delle altre due, ha per oggetto Dio.
3. Essa viene comunemente definita come quella “virtù soprannaturale infusa da Dio nella volontà, per cui confidiamo con piena certezza di ottenere la vita eterna e i mezzi necessari per raggiungerla appoggiati sull’aiuto onnipotente di Dio”.
Questa definizione si ispira a Pietro Lombardo, maestro all’università di Parigi nel secolo 12º.
4. La definizione del Catechismo della Chiesa Cattolica è abbastanza simile: “La speranza è la virtù teologale per la quale desideriamo il Regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci non sulle nostre forze, ma sull’aiuto della grazia dello Spirito Santo” (CCC 1817).
In un primo momento sembrerebbe che non rientri nella speranza teologale l’aiuto da parte di Dio per il perseguimento di alcuni beni di ordine temporale.
5. Tuttavia nel numero successivo questo riferimento è più evidente soprattutto quando dice: “Essa assume le attese che ispirano le attività degli uomini; le purifica per ordinarle al regno dei cieli; salvaguarda dallo scoraggiamento; sostiene in tutti i momenti di abbandono; dilata il cuore nell’attesa della beatitudine eterna. Lo slancio della speranza preserva dall’egoismo e conduce alla gioia della carità” (CCC 1818).
6. La definizione tradizionale è più concisa e nello stesso tempo è anche precisa perché dice che l’oggetto della speranza è Dio.
Parimenti fa capire che nell’oggetto della speranza sono compresi tutti i mezzi utili per giungere a Dio.
Tra questi vi sono anche quelli di ordine temporale.
Pertanto si possono sperare di speranza teologale anche i beni della vita presente, quali la salute, il lavoro, la famiglia, gli affetti, ecc. in quanto utili per la salvezza.
Sicché tutte le richieste di beni di ordine temporale rientrano nell’ambito della speranza teologale.
7. San Tommaso dice che “non dobbiamo chiedere a Dio nessun bene che non sia in ordine alla beatitudine eterna” (Somma teologica, II-II, 17, 2, ad 2).
Dice anche: “Quando il bene sperato è così arduo che non si può raggiungere con le proprie forze, allora è necessario ricorrere a un altro per ottenerlo: se si tratta di un uomo, gli si pone la domanda (petitio), se si tratta invece di Dio gli si rivolge la preghiera (oratio).
Così la speranza teologale è tutta fondata nell’aiuto divino, e non già nelle sole forze umane” (Compendio di teologia, II, 7).
Con l’augurio che tu possa ottenere tutto quanto ti serve per la tua felicità eterna, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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