Quesito

Caro Padre,
ho letto in un sito evangelico protestante questa affermazione:
“Contrariamente ai concetti di peccato veniale e mortale, la Bibbia non afferma che alcuni peccati meritino la morte eterna mentre altri no. Tutti i peccati sono mortali per il fatto che anche un solo peccato rende il peccatore meritevole dell’eterna separazione da Dio”.
Il sito poi continua dicendo:
“L’apostolo Giacomo esprime questo concetto nella sua lettera: “Chiunque infatti osserva tutta la legge, ma la trasgredisce in un punto solo, si rende colpevole su tutti i punti” (Giacomo 2,10).
Notate l’impiego del termine “trasgredire”. Significa commettere un errore o cadere in errore. Giacomo sta facendo il quadro di una persona che sta cercando di fare la cosa giusta, eppure, forse inconsapevolmente, commette un peccato. Qual è la conseguenza? Dio, mediante il Suo servo Giacomo, afferma che quando una persona commette anche involontariamente un peccato si rende colpevole di trasgredire l’intera legge. Un buon esempio di questo fatto si ha disegnando una grande finestra e immaginando che essa sia la legge di Dio. Non importa se qualcuno vi lanci contro un sassolino piccolissimo o parecchi massi di pietra. Il risultato è lo stesso: la finestra si rompe. Allo stesso modo, non importa se una persona commetta un peccatuccio o parecchi peccatacci. Il risultato è lo stesso: la persona si rende colpevole di trasgredire la legge di Dio, e il Signore dichiara che non lascerà “il colpevole impunito” (Naum 1,3).
In Cristo e Maria
Claudio


Risposta del sacerdote

Caro Claudio,
1. I protestanti evangelici sono in grave errore quando affermano che “la Bibbia non afferma che alcuni peccati meritino la morte eterna mentre altri no”.
Da quanto ti dirò, ti potrai rendere conto quanto sia grave e deleterio interpretare la Scrittura secondo il libero esame. Infatti facilmente le si fa dire esattamente il contrario di quanto essa afferma.

2. È la S. Scrittura che introduce la distinzione tra peccato grave o mortale e veniale.
Già nell’Antico Testamento, per non pochi peccati – quelli commessi con deliberazione (Num 15,30), le varie forme di impudicizia (Lv 18,26-30), di idolatria (Lv 19,4), di culto di falsi dei (Lv 20,1-7) – si dichiarava che il reo doveva essere eliminato dal suo popolo, ciò che poteva anche significare condannato a morte (Es 21,17).
Ad essi si contrapponevano altri peccati, soprattutto quelli commessi per ignoranza, che venivano perdonati mediante un sacrificio (Lv 4,2 ss; 5,1 ss; Num 15,22-29).
Non è questa una distinzione tra peccati che rendono rei di morte e peccati che non rendono rei di morte?
In riferimento a questi testi la Chiesa, da secoli, costantemente parla di peccato mortale e di peccato veniale.
La dizione veniale è dei teologi. Forse non è la più felice. Ma fa intendere che non distrugge la grazia.

3. Chi introduce espressamente il termine di morte a proposito del peccato è S. Giovanni.
Dice testualmente: “Se uno vede il proprio fratello commettere un peccato che non conduce alla morte, preghi e Dio gli darà la vita: s’intende a coloro che commettono un peccato che non conduce alla morte, c’è infatti un peccato che conduce alla morte; per questo dico di non pregare. Ogni iniquità è peccato, ma c’è il peccato che non conduce alla morte” (1 Gv 5,16-17).
Interpretando le parole di s. Giovanni, possiamo dire che vi sono peccati remissibili attraverso vie ordinarie di penitenza (preghiera, digiuno, elemosina) e peccati più gravi la cui remissione è legata a una conversione radicale della propria vita e a un camino di penitenza sacramentale.
La Bibbia di Gerusalemme, in nota al passo citato, cerca di individuare i peccati che conducono alla morte: “I destinatari della lettera erano forse persone informate su questo peccato di una gravità eccezionale. Può essere il peccato contro lo Spirito Santo, contro la verità (Mt 12,31) o l’apostasia degli anticristi (1 Gv 2,16-19; Eb 4,6-8)”.

4. Anche S. Giacomo allude a peccati mortali quando scrive “il peccato, quand’è consumato, produce la morte” (Gc 1,15).
Dalle parole usate, San Giacomo fa capire che a fronte di un peccato consumato ve ne è uno non consumato.
Quando dice che “chiunque osserva tutta la legge, ma la trasgredisce in un punto solo, si rende colpevole su tutti” (Gc 2,10) si riferisce evidentemente al peccato consumato, a quel peccato di cui san Giovanni dice che conduce alla morte.

5. L’esempio della finestra fa acqua da tutte le parti.
Se butti un sasso, piccolo o grande, l’esito è lo stesso. E questo fa capire che tra i peccati mortali ve ne sono alcuni che sono più grandi di altri.
Ma se vi butti un foglio di carta o un chicco di grano, l’esito non è lo stesso.

Ti ringrazio, ti prometto una preghiera e ti benedico.
Padre Angelo