Quesito

Reverendo padre Angelo,
prima di esprimerle una mia perplessità desidero fare una premessa: mi professo credente, e come tale intendo dire che credo inscindibilmente in Dio, creatore e signore, in Gesù Cristo redentore, nella Chiesa cattolica, fondata da Gesù Cristo.
Con questo non intendo dissimulare le molte e non lievi difficoltà che si oppongono alla fede, difficoltà di sempre ma particolarmente forti ai nostri giorni, in cui si vive circondati da un mare di incredulità, quando non proprio di ostilità alla fede, assai spesso anche da parte delle persone che ci sono vicine nella nostra comunità, quando non addirittura nella cerchia della propria famiglia; detto questo però devo rilevare che tali difficoltà sono infinitamente minori rispetto a quelle,a mio avviso insuperabili, in cui si imbatte chi si pone in un atteggiamento di rifiuto verso la religione. Ancora vorrei fare un’altra premessa:non pretendo che ad ogni nostra difficoltà sia sempre possibile dare una risposta perentoria, giacchè, se fosse così,la nostra religione, ridotta nei limiti della semplice ragione, non lascerebbe posto alla dimensione del mistero, cioè a quanto, pur non contrastando con la ragione, è al di là dei suoi innegabili limiti.
Detto ciò però vorrei capire qualche cosa (pur comprendendo che non ci è possibile penetrare a fondo in quello che è il mistero di iniquità) su quelle affermazioni di Nostro Signore, che definisce Satana niente meno che come "il principe di questo mondo". Comprendo che Dio, pur non potendo volere il male, lo tolleri per trarne un maggior bene; comprendo che Dio tolleri i malvagi, perchè, per la sua bontà, vuole lasciare loro, sino all’ultimo istante della loro vita, la possibilità di salvarsi; ma, visto che Satana e i suoi ministri, per definizione, non potranno mai pentirsi, come mai è stato loro conferito un così immenso potere? Certo non può essere condiviso quanto ritenevano nella loro antica religione i Persiani, che attribuivano un rango divino, contrapposto a quello del Bene,anche al principio malefico (Ormuz e Arimane!). Ripeto, intendo aderire ed aderisco all’insegnamento della Chiesa, ma non posso nascondere,sul punto,un certo turbamento. Una sua parola sul punto mi sarebbe assai gradita.
La saluto rispettosamente.
Vito P.


Risposta del sacerdote

Caro Vito,
1. i demoni hanno il potere che concede loro l’uomo.
Questa è la dottrina espressa da San Tommaso quando dice: “solo colui che non vuole resistere al demonio è vinto da lui” (s. tommaso, In Iob, 16,11, lect. III, n.209).
Come tu stesso dici, in contrapposizione al pensiero manicheo, il demonio non è una potenza coeterna a Dio. Se così fosse, avrebbe un potere enorme.
Invece è una creatura di Dio, il quale potrebbe addirittura annientarlo. E pertanto ha solo i poteri che ha una creatura.
E come ho detto, sull’uomo non può fare niente se l’uomo non vi dà il consenso attraverso il peccato.

2. Inoltre i demoni sono immensamente più deboli di un’anima in grazia.
Il cristiano è stato reso partecipe della vittoria di Cristo contro i demoni.
Gesù ha detto: “Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia, io ho vinto il momdo” (Gv 16,33).
E San Paolo: “Il Signore è fedele; Egli vi custodirà dal maligno” (l Ts 3,3; e At 20,32); “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?”.
E conclude: “Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rm 8,31.39).
Questa è la certezza indistruttibile del cristiano.
La S. Scrittura in nessun passo ammonisce di temere il demonio. Ma piuttosto offre un utilissimo avvertimento: “Sottomettevi a Dio, resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi” (Gc 4,7).
Il segreto di tutto è l’obbedienza alla volontà di Dio e la fedeltà alla grazia, accompagnata dalla vigilanza: “Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede” (l Pt 5,8-9).

3. Sul potere dei demoni ecco che cosa scrive S. Teresa d’Avila: “Se questo Signore è così potente, come so e vedo; se i demoni non gli sono che schiavi (…), che male mi possono fare se io sono la serva di questo Re e Signore?
Piuttosto, perché non sentirmi così forte da affrontare l’inferno intero?
Prendevo in mano una croce e mi sembrava che Dio me ne desse il coraggio.
In breve spazio di tempo mi vidi così trasformata che non avrei temuto di scendere in lotta con tutti e gridavo loro: “Venite avanti ora, ché, essendo io la serva del Signore, voglio vedere che cosa mi potete fare!”.
E parve che mi temessero veramente perché me ne rimasi tranquilla.
D’allora in poi quelle angustie non mi turbarono più, né ebbi paura dei demoni, tanto che quando essi mi apparivano, come avanti dirò, non solo non ne avevo paura, ma mi sembrava che l’avessero loro di me. Il sovrano Padrone di ogni cosa mi dette su di essi un tale impero che oggi non li temo più delle mosche. Sono così codardi, che nel vedersi disprezzati, si perdono di coraggio. Non assalgono di fronte se non coloro che vedono arrendersi facilmente, oppure quando il Signore lo permette affinché le loro lotte e persecuzioni ridondino in maggiore vantaggio dei suoi servi.
Piaccia a Sua Maestà che temiamo solo quello che è da temere, persuadendoci che ci può venire maggior danno da un solo peccato veniale che non da tutto l’inferno; il che è verissimo” (s. teresa d’avila, Vita, 25, 19-22).

4. Il Signore concede ai demoni di tentare gli uomini per disegni di salvezza, e cioè per stimolarli al progresso nelle virtù.
Vedendosi sconfitti, aumentano la loro pena.

Ti auguro, caro Vito, di vivere sempre in grazia e di non aprire nessuno spiraglio al tuo avversario. Vedrai che in ogni cosa riuscirai sempre più che vincitore, come dice San Paolo in Rm 8,37.
Ti seguo con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo