Quesito

Caro Padre Angelo,
al n.1 del Catechismo della Chiesa Cattolica si legge:
“Dio, infinitamente perfetto e beato in se stesso, per un disegno di pura bontà, ha liberamente creato l’uomo per renderlo partecipe della sua vita beata.”
Quando mi trovo in difficoltà di fronte al dolore e allo sgomento causato dal male, rileggo questa frase che lenisce le mie ferite. Di più, mi riempie di gioia!
Questo Dio indescrivibile con parole umane, che ama senza volere niente in cambio, dà senso alla mia vita.
Sant’Ireneo, nel Libro Quarto del suo Contro le Eresie, al 14,1 scrive: “Quindi Dio all’inizio non plasmò Adamo perché avesse bisogno dell’uomo, ma per avere dove collocare i suoi benefici. (…) Né (Cristo) ci ingiunse di seguirlo perché abbisognasse del nostro servizio, ma per dare a noi la salvezza”, ecc.
Caro Padre, può per favore segnalarmi altre fonti dei Padri, della Scrittura, Tradizione o Magistero dove si trovino passi analoghi? In altre parole, su cosa si è basata la Chiesa per la stesura del primo numero del Catechismo?
La ringrazio tanto, il suo servizio di risposte è utile alle anime, pregherò per lei, mi benedica e mi ricordi nelle sue preghiere.
Paolo


Risposta del sacerdote

Carissimo Paolo,
1. è naturale che questo sia il modo di agire di Dio.
L’amore di Dio è diverso dal nostro: perché noi amiamo una realtà per il bene che ha o che le desideriamo.
Dio invece non ha bisogno di nulla.
Se dicessimo che Dio ha bisogno di qualcosa, non sarebbe più Dio, non sarebbe più perfettissimo, gli mancherebbe qualcosa.
Per questo anche l’espressine di sant’Ireneo che mi hai citato va intesa in senso buono: nel desiderio di rendere altri partecipi della sua vita e della sua gioia.

2. Mi chiedi citazioni scritturistiche che siano a fondamento di quest’affermazione.
Potrei citartene una, nella quale è racchiuso tutto: “Dio è amore” (1 Gv 4,8).
Tutto viene dall’amore di Dio, tutto è governato dall’amore di Dio, tutto è finalizzato ad unire perfettamente all’amore di Dio.
Non c’è altro principio che presieda tutta l’opera della creazione e della redenzione.

3. La riflessione teologica ne porta le motivazioni.
Ecco come le presenta San Tommaso: “Dio ama tutte le realtà esistenti: infatti tutto ciò che esiste, in quanto esiste, è buono, e l’essere di ciascuna cosa è un bene, come pure è un bene ogni sua perfezione.
Ora, essendo la volontà di Dio la causa di tutte le cose, per conseguenza ogni ente ha tanto di essere, o di qualsiasi bene, nella misura in cui è oggetto della volontà di Dio.
Quindi a ogni essere esistente Dio vuole qualche bene.
Per cui, siccome amare non è altro che volere del bene a qualcuno, è evidente che Dio ama tutte le realtà esistenti.
Dio però non ama il bene come lo amiamo noi. La nostra volontà, infatti, non causa il bene che si trova nelle cose, ma al contrario è mossa da esso come dal proprio oggetto: e così il nostro amore, con il quale vogliamo del bene a qualcuno, non è causa della sua bontà, ma piuttosto la sua bontà, vera o creduta tale, provoca l’amore, che ci spinge a volere che gli sia mantenuto il bene che possiede e acquisti quello che non ha; e ci adoperiamo a tale scopo.
Invece l’amore di Dio infonde e crea la bontà nelle cose” (S. Tommaso, Somma teologica, I, 20, 2).

4. S. Bonaventura dice che Dio non ha creato “per aumentare la propria perfezione, ma per manifestare e comunicare la pienezza della sua gloria” (In libros Sententiarum, 2,1, 2,2,1).

5. San Tommaso afferma: “a Dio, primo agente, che è pura attualità, non si può attribuire l’azione per giungere al possesso di un fine; perché egli mira soltanto a comunicare la propria perfezione, che è la sua stessa bontà” (Somma teologica, I, 44, 4).
E aggiunge: “Agire per indigenza non si addice che a un essere imperfetto, il quale è portato a porre attivamente il proprio atto e a subirlo (come un perfezionamento di se stesso). Ma tutto ciò in Dio va escluso. Per conseguenza egli soltanto è massimamente liberale, perché non agisce per propria utilità, ma solo per la sua bontà” (Ib., I, 44, 4, ad 1).
E ancora: “Dio non ha prodotto le creature per qualche bisogno né per qualche altra causa estrinseca, ma per amore della sua bontà” (Ib., I, 32, 1, ad 3).

6. Il Concilio Vaticano I ha confermato autorevolmente questa dottrina insegnando che Dio “non per aumentare la sua beatitudine, né per acquistare ma per manifestare la sua perfezione con i beni concessi alle sue creature, nella piena libertà del suo volere, all’inizio del tempo ha fatto dal nulla le creature sia dell’ordine spirituale che di quello materiale, cioè il mondo angelico e quello terrestre” (DS 3002).

7. Pertanto è necessario concludere che nel trarre dal nulla tutte le cose, Dio non ha aggiunto a se stesso qualcosa che prima non aveva, ma volle unicamente diffondere la sua bontà e le sue perfezioni infinite.
Questa è quella che i teologi chiamano la sua “gloria esterna”. Si legge nella Scrittura: “I cieli narrano la gloria di Dio e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento” (Sal 19,1). E in cielo i serafini cantano: “Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria” (Is 6,3).

8. Da queste premesse, il p. Reginaldo Garrigou-Lagrange ne deduce che dobbiamo avere molta confidenza in Dio, persuasi che:
– nulla può avvenire che non sia stato previsto, voluto o almeno permesso da Dio da tutta l’eternità;
– Dio non può volere o permettere cosa che non sia conforme alle manifestazioni della sua bontà e delle sue infinite perfezioni e alla gloria del Verbo incarnato, Gesù Cristo, suo Figlio unigenito;
– “ogni cosa concorre al bene di coloro che amano Dio, di coloro che secondo il suo disegno sono chiamati” (Rm 8,28) e perseverano nel suo amore (cfr. R. Garrigou-Lagrange, La provvidenza e la confidenza in Dio, 2, 7).

9. Rimaniamo dunque sempre fiduciosi nell’amore di Dio, il quale in ogni situazione vuole sempre per noi il massimo dei beni.
E il massimo dei beni è la nostra piena conformazione a Cristo nell’amore.

Ti saluto, ti ringrazio delle preghiere promesse, ti assicuro un ricordo nelle mie e ti benedico.
Padre Angelo