Quesito

Caro Padre Angelo,
ho un secondo quesito da sottoporle: se in Dio avviene tutto in simultanea significa che per Lui avviene tutto nello stesso istante, quindi, anche la beatitudine con tutti i Santi e i Beati. Ma allora come è possibile che ciò avvenga quando invece ogni uomo deve prima nascere, vivere, morire e per tanti anche purificarsi in purgatorio? Sembrerebbe, quindi, che anche Dio deve “aspettare” che ogni anima prima di diventare Beata debba percorrere tutto l’iter ricordato sopra. A meno che l’anima di ogni Beato è già in Dio nel momento stesso che è stata pensata e creata perché Dio sa in anteprima chi si salva, in questo stadio non è consapevole della beatitudine cosa che invece lo è per Dio, ma quando si incarna è come se si “dimenticasse” del paradiso e quindi deve seguire il percorso dell’incarnazione per poi “meritarsi sul campo” la “continuazione” della beatitudine diventando consapevole. A questo punto ci si può collegare al primo quesito ovvero è possibile che l’anima sia contemporaneamente in cielo e sulla terra?
Le sarei grato se mi facesse pervenire il suo parere.
La ringrazio e Le chiedo di ricordarsi di me nelle sue preghiere.
Martino


Risposta del sacerdote

Caro Martino,
1. è ben vero quello che ha detto Boezio: che nel tempo si ha l’esistenza in maniera successiva, nell’eternità si ha l’esistenza in maniera simultanea.
E per questo ha definito l’eternità come “il possesso simultaneo e perfetto di una vita senza termine” (interminabilis vitae tota simul et perfecta possessio).

2. Pertanto dici bene quando affermi che Dio ha l’esistenza in simultanea.
San Tommaso dice che “il concetto di eternità è dato da queste due cose: primo, dal fatto che ciò che è nell’eternità è senza termine, cioè senza principio e senza fine (riferendosi la parola termine all’uno e all’altra). Secondo: dal fatto che la stessa eternità esclude ogni successione,«esistendo tutta insieme»” (Somma teologica, I, 1, 1).

3. Ma proprio per questo ti sorgono dei problemi: se noi siamo eternamente presenti a Dio, siamo già in paradiso con lui? Che senso avrebbe l’esistenza terrena?

4. San Tommaso si è posto questo problema e vi ha risposto da par suo.
Riconosce l’obiezione (che è pure la tua): una causa eterna (che ha l’esistenza in simultanea) deve produrre degli effetti eterni (e cioè che esistono con lui in simultanea). In altre parole, se eterna è l’azione divina, eterno dev’essere pure il suo effetto.

5. E dice che questa difficoltà proviene dal confondere le cause necessarie che agiscono nel tempo con una causa libera di un ordine superiore al tempo.
Le cause necessarie e temporali, quando sono in atto, producono subito i loro effetti.
Ma una causa libera, superiore al tempo, crea il tempo e il movimento di cui esso è la misura quando vuole e come lo vuole.
E fa questo senza bisogno di passare essa stessa dalla potenza all’atto, non potendosi in lei dare successione.

6. Cerco di spiegare con un esempio: una causa necessaria è il sole, che è un’enorme massa infuocata. Posta l’esistenza di questa massa infuocata, necessariamente e in contemporanea illumina e riscalda.
Ma Dio non è una causa che produce i suoi effetti necessariamente, come il sole.
Dio è causa libera, è superiore al tempo. Per cui crea quando vuole rispetto alla misura del tempo.

7. Chi varia allora sono solo le creature da lui tratte all’‘‘esistenza.
Prima esistevano solo nella mente di Dio.
Dopo la creazione, esistono anche in se stesse.
Ma Dio, creando, non passa dalla potenza all’atto. In lui, come ricorda San Giacomo “non c’è ombra di variazione” (Gc 2,17).

8. Per cercare di far capire le cose, qualcuno ha portato quest’esempio: l’anima è tutta in ogni parte del corpo, perché è spirituale. Ma non ogni parte del corpo è in tutta l’anima.
Il che, tradotto, significa che Dio abbraccia simultaneamente ogni esistente.
Ma i singoli esistenti non abbracciano la totalità di Dio.
Gli sono presenti nella mente da sempre, ma concretamente, con la loro esistenza reale sono presenti non dall’eternità, ma da un certo momento, voluto e creato da Dio.

9. In fine dobbiamo riconoscere che noi, non essendo nell’eternità ma nel tempo, facciamo fatica a comprendere che cosa sia l’eternità.
Per questo il nostro modo di parlare di Dio è più negativo che positivo.
E cioè diciamo più quello che non è, che quello che è.
L’eternità resta per noi un mistero e cioè una realtà di cui comprendiamo con certezza qualcosa, ma non tutto.
Fa parte della grandezza di Dio.

Con questo quesito abbiamo portato i nostri visitatori in alta quota.
E come in alta quota si fatica a respirare perché c’è meno ossigeno, così in questi ragionamenti sentiamo l’incapacità della mente umana di risolvere tutto come vorremmo, perché la realtà da comprendere è immensamente più grande della nostra capacità conoscitiva.
Ti assicuro volentieri la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo