Salve padre Angelo,
nella catechesi degli adulti mi hanno dato una fotocopia sui doni dello Spirito Santo.
Quando l’ho letto a casa ho visto che c’erano 7 doni.
In 1 Corinzi 12 ho letto che sono 9 i doni dello Spirito.
Mi può illuminare un pò?
Grazie, saluti


Carissimo,
1. la pagellina che ti hanno consegnato è esatta.
Riporta i doni dello Spirito Santo che sono 7.

2. Dei sette doni dello Spirito Santo ne parla Isaia 11,1-3.
A dire il vero Isaia ne menziona sei, duplicando però il dono del timor di Dio. Manca la pietà.
Ecco il testo: “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza, e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore”.

3. Nella Volgata latina e in quella anteriore greca dei Settanta ne sono menzionati sette. Dopo il dono della scienza compaiono il dono della pietà e il dono del timore.
La traduzione dei Settanta è corretta perché i due termini sono sinonimi, indicando ambedue la riverenza e l’obbedienza alla volontà divina.

4. I Padri, soprattutto greci, hanno fatto uso della versione dei Settanta.
Di qui si è introdotto nella Chiesa l’uso di parlare dei sette doni dello Spirito Santo.

5. I doni dello Spirito Santo sono molti, ma i più necessari alla vita umana sono sette: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timor di Dio.

6. La loro funzione è duplice.
In primis “rendono docili ad obbedire con prontezza alle ispirazioni divine” (CCC 1831).
In secondo luogo “completano e portano alla perfezione le virtù di coloro che li ricevono” (Ib.) e cioè conferiscono una modalità d’agire divina alle nostre azioni.

7. I frutti dello Spirito Santo invece sono distinti dai doni.
Ne parla San Paolo in Galati 5,22: “Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, benevolenza, pazienza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé”.
La traduzione latina della Volgata Clementina ne enumera dodici: alla pazienza aggiunge la longanimità, alla mitezza la modestia, al dominio di sé la castità.
Certamente si rifà a quanto si legge nell’Apocalisse: “di qua e di là dal fiume l’albero della vita che da dodici raccolti e produce frutti ogni mese” (Ap 22,2).

8. I frutti non sono altro che le azioni che scaturiscono dalle nostre virtù quando sono mature.
Il segno della maturità è dato dal fatto che tali azioni si compiono con gioia.
San Tommaso dice che “qualunque azione virtuosa compiuta con gioia è un frutto” (s. tommaso, Somma teologica, I-II, 70, 2).
“Il frutto sensibile è l’ultimo prodotto della pianta e viene consumato con una certa soavità”(Ib., I-II, 11, 1).
S. Ambrogio dice che si chiamano frutti perché riempiono l’anima di una dolcezza pura e santa.
È proprio invece dell’immaturità agire con difficoltà e fare tutto per forza.

9. Per tal motivo il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che si tratta di “perfezioni che lo Spirito Santo plasma in noi come primizie della gloria eterna” (CCC 1832).
Dice anche che “la Tradizione della Chiesa ne enumera dodici: «amore, gioia, pace, pazienza, longanimità, bontà, benevolenza, mitezza, fedeltà, modestia, continenza, castità» (Gal 5,22-23 Volgata)” (CCC 1832).

10. I doni sono dunque distinti dai frutti.
I doni perfezionano le virtù dando un’istintualità divina alle azioni.
I frutti invece fanno agire virtuosamente con gioia e gusto.

Augurandoti gli uni e gli altri, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo