Caro Padre Angelo,
Sto leggendo la nuova esortazione apostolica del Santo Padre “Gaudete ed Exsultate” e sto apprezzando molto le paterne provocazioni da cui risulta caratterizzata.
Tuttavia ci sono alcuni punti di cui forse mi sfugge il messaggio che il Papa ha voluto in essi veicolare.
Al punto n. 43 si legge: <<Voglio ricordare che nella Chiesa convivono legittimamente modi diversi di interpretare molti aspetti della dottrina e della vita cristiana che, nella loro varietà, «aiutano ad esplicitare meglio il ricchissimo tesoro della Parola». Certo, «a quanti sognano una dottrina monolitica difesa da tutti senza sfumature, ciò può sembrare un’imperfetta dispersione».>>.
Da quello che ho potuto apprendere fino ad ora nella mia formazione cristiana, la dottrina della Chiesa, in materia di fede e di morale, è preservata dall’errore grazie all’assistenza dello Spirito Santo. Pertanto faccio un po’ fatica a comprendere come determinate esigenze morali presenti nel Vangelo ed esposte dalla dottrina della Chiesa possano essere “interpretate”. Come può essere passibile di interpretazione un fatto etico il cui giudizio può essere giusto/sbagliato? L’aborto, la fecondazione artificiale, l’indifferenza al povero, l’uso di contraccettivi, la consumazione di rapporti prematrimoniali… o sono giusti o sono sbagliati, o un atto è buono oppure è cattivo (poi vi è l’aspetto della piena avvertenza e del deliberato consenso, ma qui si parla della responsabilità di una data persona nel compiere un atto e non del giudizio sull’atto. Ecco in questo senso non vedo molta possibilità di interpretazione della dottrina.
Invece al punto n. 57 si dice: <<Ci sono ancora dei cristiani che si impegnano nel seguire un’altra strada: quella della giustificazione mediante le proprie forze, quella dell’adorazione della volontà umana e della propria capacità, che si traduce in un autocompiacimento egocentrico ed elitario privo del vero amore. Si manifesta in molti atteggiamenti apparentemente diversi tra loro: ossessione per la legge, il fascino di esibire conquiste sociali e politiche, l’ostentazione nella cura della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa, la vanagloria legata alla gestione di faccende pratiche>>.
Cosa si intende per “ossessione per la legge”? Al livello più estremo lo vedo un tentativo di rispettare al meglio l’insegnamento morale del Vangelo. Mi sembra che questo non escluda a priori il fatto di tentare di farlo confidando nella Grazia di Dio e senza giudicare il cuore del prossimo. Inoltre trovo difficile definire bene il concetto di ostentazione nella cura della liturgia. Non trovo personalmente che curare bene la liturgia implichi a priori una superbia, benché questo sia un rischio sempre presente. Anche per quanto riguarda l’ostentazione della dottrina della Chiesa, non vedo un peccato mostrare la bellezza, la profondità, la ricchezza della dottrina della Chiesa. Posso comprendere che tentare di vivere questo attaccamento alla legge, alla cura della liturgia e alla dottrina comporti anche il rischio di sentirsi superiori, ma tutte queste affezioni non le trovo tout court un sentirsi superiori.
Cosa sbaglio caro Padre Angelo? Cosa ne pensa?


Carissimo,
1. le due affermazioni che mi hai presentato sono corrette.
Ma se vengono lette frettolosamente posso essere equivocate.

2. Circa la prima il Papa ha scritto: “Voglio ricordare che nella Chiesa convivono legittimamente modi diversi di interpretare molti aspetti della dottrina e della vita cristiana che, nella loro varietà, «aiutano ad esplicitare meglio il ricchissimo tesoro della Parola»” (n. 43).
Ecco l’espressione che può essere equivocata: “convivono legittimamente modi diversi”.
Modi diversi non significa modi fra di loro contrari o addirittura contraddittori fra di loro. Perché questa sarebbe l’autodemolizione della dottrina  e della vita cristiana.
Gesù ha detto: “Ogni regno diviso in se stesso va in rovina” (Mt 12,25).

3. Ecco alcuni “modi diversi di interpretare molti aspetti della dottrina e della vita cristiana”: la teologia francescana e quella domenicana; la vita francescana e quella domenicana.
La teologia francescana trova il suo massimo esponente in San Bonaventura che privilegia l’aspetto affettivo.
Quella domenicana ha in San Tommaso il suo più tipico esponente, e privilegia l’aspetto razionale e si direbbe quasi filosofico.
Ma tutte e due non dicono nulla che fra di loro sia contrario o contraddittorio.
Ugualmente la vita francescana accentua l’aspetto della povertà. Quella domenicana quello dello studio della verità.
Ma da angolature diverse ambedue vivono il medesimo mistero di Cristo.
Pertanto sia la teologia che la vita francescana e domenicana, pur con caratteristiche e accentuazioni diverse, aiutano ad esplicitare meglio il ricchissimo tesoro della Parola.

4. Sarebbe indebito invece trarre dalle parole del Papa un incoraggiamento a dire che cose contrarie tra loro.
Verità ed errore sulla medesima dottrina non possono convivere.
Una simile coabitazione non aiuta affatto ad esplicitare meglio il ricchissimo tesoro della Parola, ma lo disgrega e lo distrugge.

5. Circa la seconda affermazione: “Ci sono ancora dei cristiani che si impegnano nel seguire un’altra strada: quella della giustificazione mediante le proprie forze, quella dell’adorazione della volontà umana e della propria capacità, che si traduce in un autocompiacimento egocentrico ed elitario privo del vero amore. Si manifesta in molti atteggiamenti apparentemente diversi tra loro: ossessione per la legge, il fascino di esibire conquiste sociali e politiche, l’ostentazione nella cura della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa, la vanagloria legata alla gestione di faccende pratiche” (n. 57).
Qui le parole equivoche sono ossessione e ostentazione.

6. Se per ossessione della legge s’intende l’atteggiamento dei farisei che avevano la cura esteriore della legge e soprattutto della legge umana, ma dentro di sé erano sepolcri imbiancati, come li ha chiamati il Signore, e mettevano pesi gravi sulle spalle della gente mentre essi stessi se ne esoneravano siamo perfettamente d’accordo. Si rimane nel solco del Vangelo.
Ma non è ossessione lo zelo per la purezza del Vangelo e della predicazione come non è ossessione desiderare e far di tutto perché l’ambiente non venga inquinato.
È il minimo che si deve fare.

7. Merita di tenere presente quanto lo Spirito Santo ha detto per bocca di Paolo: “Partendo per la Macedonia, ti raccomandai di rimanere a Èfeso perché tu ordinassi a taluni di non insegnare dottrine diverse e di non aderire a favole e a genealogie interminabili, le quali sono più adatte a vane discussioni che non al disegno di Dio, che si attua nella fede.
Lo scopo del comando è però la carità, che nasce da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera.
Deviando da questa linea, alcuni si sono perduti in discorsi senza senso, pretendendo di essere dottori della Legge, mentre non capiscono né quello che dicono né ciò di cui sono tanto sicuri.
Noi sappiamo che la Legge è buona, purché se ne faccia un uso legittimo, nella convinzione che la Legge non è fatta per il giusto, ma per gli iniqui e i ribelli, per gli empi e i peccatori, per i sacrìleghi e i profanatori, per i parricidi e i matricidi, per gli assassini, i fornicatori, i sodomiti, i mercanti di uomini, i bugiardi, gli spergiuri e per ogni altra cosa contraria alla sana dottrina, secondo il vangelo della gloria del beato Dio, che mi è stato affidato”.
Come vedi san Paolo non è un ossessionato della legge perché ordina a taluni di non insegnare dottrine diverse.
Né è un ossessionato della legge perché chiamando ogni condotta con il proprio nome dice che alcuni sono sacrìleghi, profanatori, parricidi, matricidi, assassini, fornicatori, sodomiti, mercanti di uomini, bugiardi, spergiuri, ecc.

8. L’altra parola che può essere equivocata è l’ostentazione.
Gesù mette in guardia dall’ostentazione di chi prega stando in piedi negli angoli delle piazze, di chi digiuna ostentando un volto sfigurato oppure fa l’elemosina semplicemente per essere visto e ammirato dagli uomini.
Ma aver cura per la liturgia (come fa il Papa che per il decoro delle celebrazioni ha un maestro di cerimonie e nella medesima celebrazione fa uso di altri cerimonieri a seconda delle persone che devono servire all’altare), è ostentazione?
Evidentemente no.
Si vuole solo che tutto venga svolto con ordine e che la celebrazione faciliti il cuore di tutti ad elevarsi a Dio.
Vi è ostentazione invece quando si cura il tutto in maniera quasi maniacale come se la celebrazione avesse una finalità puramente estetica e si sfrutta la celebrazione per pavoneggiarsi per mezzo di paramenti sacri particolarmente belli e preziosi mentre interiormente non ci si cura di vivere santamente, si è privi della grazia di Dio e si è pieni di perverse inclinazioni.

9. I paramenti sacri “particolarmente belli e preziosi” sono un grande aiuto per la liturgia.
Il Santo Curato d’Ars era zelante anche in questo
Ma se vengono usati per sfoggio personale, allora si fa solo ostentazione.

Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di dissipare gli equivoci, ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo