Ho sentito dire stamattina dal mio parroco che la gloria di cui godono le anime in Paradiso è proporzionale ai meriti che si sono acquistati sulla Terra…

////Ho sentito dire stamattina dal mio parroco che la gloria di cui godono le anime in Paradiso è proporzionale ai meriti che si sono acquistati sulla Terra…

Ho sentito dire stamattina dal mio parroco che la gloria di cui godono le anime in Paradiso è proporzionale ai meriti che si sono acquistati sulla Terra…

Quesito

Gentile Padre Angelo,
Spero che Lei stia bene nell’anima nel corpo e Le auguro ogni benedizione da Nostro Signore per il ministero che sta portando avanti. Non sono nuovo alla sua rubrica. Volevo porLe un quesito che mi pare non sia stato ancora porto da nessuno: riguarda la gloria in Paradiso. Ho sentito dire stamattina dal mio parroco che la gloria di cui godono le anime in Paradiso è proporzionale ai meriti che si sono acquistati sulla Terra… Una sorta di meritocrazia quindi. Se così fosse però il Paradiso darebbe l’idea di essere un luogo dove ci sono anime di serie A e anime di serie B, C e così a scendere.. Non dovrebbe essere il Purgatorio il luogo e il momento in cui si "pareggiano i conti", per cui si arriva in Paradiso tutti con lo stesso livello di santità? So che il mio è un ragionamento viziato dai limiti della logica, ma vorrei sapere il suo parere e quello della Chiesa.
La ringrazio
Roberto


Risposta del sacerdote

Caro Roberto,
1. tutti in paradiso saremo sazi e non ci mancherò nulla.
Se ci mancasse qualche cosa non saremmo in paradiso.

2. Tuttavia già a lume di naso possiamo intuire che Dio non può trattare tutti nella medesima maniera. C’è una differenza tra chi è vissuto con una certa mediocrità e chi ha versato il sangue per lui oppure chi si è dedicato al prossimo in maniera esemplarissima come Madre Teresa di Calcutta.
Ugualmente nessuno di noi potrà pretendere di avere un trattamento pari a quello della Beata Vergine Maria.

3. La Sacra Scrittura ci ricorda che in Paradiso ci sono stelle (con linguaggio metaforico), ma non tutte della medesima grandezza: “Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle. Ogni stella infatti differisce da un’altra nello splendore. Così anche la risurrezione dei morti” (1 Cor 15,41-42).
Mi pare che nel sole vi sia un’allusione a Cristo che nella sua umanità non solo ha un grado di grazia e di gloria eccelso, ma possiede come in una fonte tutta la grazia e la gloria che si irradia in tutti gli altri: “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia” (Gv 1,16).
Nella luna si può scorgere la Beata Vergine Maria, la cui grazia è ricevuta da Cristo. E nelle stelle di diversa grandezze possiamo vedere gli altri abitanti del paradiso.

4. In Paradiso il grado di gloria (e cioè di partecipazione alla vita di Dio) sarà proporzionato al grado massimo di grazia o di carità che abbiamo raggiunto di qua.
San Tommaso, commentando la parabola in cui a tutti i lavoratori viene dato un denaro, indipendentemente da quanto abbiano lavorato, dal momento che quel denaro rappresenta il paradiso, si domanda se la retribuzione sia uguale per tutti.
E dice che sotto un certo aspetto è uguale per tutti e sotto un altro no.
L’oggetto della beatitudine, la comunione di vita con Dio, è certamente identico per tutti.
Ma per quanto si riferisce alla partecipazione a tale comunione, non tutti vi partecipano nel medesimo modo.
Prendendo lo spunto da quanto ha detto Nostro Signore e cioè che nella casa del Padre suo vi sono molte dimore (Gv 14,2) dice che “è come se molti vadano ad una fonte d’acqua e uno porta un recipiente più grande di un altro. Il fiume si dona tutto, ma non tutti ne prendono in egual modo. Così chi ha l’anima più dilatata a motivo della carità, ne prende di più… secondo quanto si legge nel Sir 11,24: “È facile per il Signore nel giorno della morte rendere all’uomo secondo la sua condotta” (SAN TOMMASO, Commento al Vangelo di Matteo, 20,9).

5. Nella Somma Teologica San Tommaso torna diverse volte su questo argomento, come nel seguente passo: “Tra coloro che vedranno Dio per essenza, uno lo vedrà più perfettamente dell’altro. Ciò però non sarà a motivo di una immagine di Dio più perfetta in uno che nell’altro, perché tale visione non si compirà mediante una qualche immagine, come si è già detto. Ma avverrà perché l’intelletto dell’uno avrà una capacità o potenza maggiore dell’altro a vedere Dio. La facoltà poi di vedere Dio non appartiene all’intelletto creato in forza della sua natura, bensì per il lume di gloria, il quale pone l’intelletto in uno stato di deiformità. Cosicché l’intelletto, il quale partecipi maggiormente di questo lume di gloria, vedrà più perfettamente Dio.
Parteciperà poi più largamente di questo lume di gloria, colui che ha un grado superiore di carità, perché dove si ha maggiore carità, ivi si trova maggiore desiderio; e il desiderio rende, in certo modo, colui che desidera più atto e più pronto a ricevere l’oggetto desiderato.
E perciò colui che avrà maggiore carità, vedrà più perfettamente Dio e sarà più felice” (Somma teologica I, 12, 6).

6. Di qui la necessità di ingrandire giorno per giorno nella carità.
Siamo nella vita presente proprio per questo: per renderci sempre più capaci di accogliere Dio.
Il grado di capienza sarà dato dall’amore per Lui manifestato attraverso la dedizione al prossimo.
Per questo, e soprattutto anche per altro, il Santo padre Domenico ogni giorno chiedeva a Dio la grazia di una carità sempre più grande.

7. Quanto hai sentito dal tuo parroco corrisponde dunque a verità.
Diamoci dunque da fare per dilatare sempre più la nostra capacità di amare. Non siamo ancora giunti al vertice.

Anche per questo ti ricordo volentieri nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo