Quesito

Salve,
volevo chiedere una curiosità: Gesù si è mai sentito solo nella sua vita?
Prego per lei.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. credo che per rispondere a questa domanda sia necessaria una distinzione.
In quanto Dio, Gesù è una sola sostanza con il Padre e lo Spirito Santo. Sotto quest’aspetto non è mai solo.
Per questo in Gv 8,16 dice: “E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato”.
E in Gv 16,32: “Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me”.

2. San Tommaso, commentando Gv 8,16 scrive: “«Non sono solo…», perché non sono mai abbandonato dal Padre, ma sono sempre con lui: «Io sono nel Padre e il Padre è in me» (Gv 14,11).
Queste parole confutano l’errore di Sabellio il quale affermava che la Persona del Padre e quella del Figlio non sono distinte che per i nomi differenti. Se infatti ciò fosse vero, Cristo non avrebbe detto: «Io non sono solo, ma io e colui che mi ha mandato»; ma avrebbe detto: Io sono il Padre, e io stesso sono anche il Figlio. Perciò si distinguano le Persone, e si riconosca che il Figlio è distinto dal Padre”.

3. Giovanni Paolo II, commentando le parole di Cristo in croce “Dio mio perché mi hai abbandonato” dice: “In realtà, se Gesù prova il sentimento di essere abbandonato dal Padre, egli però sa di non esserlo affatto. Egli stesso ha detto ‘Io e il Padre siamo una cosa sola’ (Gv 10,30), e parlando della Passione futura: ‘Io non sono solo, perché il Padre è con me’ (Gv 16,32).
Sulla cima del suo spirito Gesù ha netta la visione di Dio e la certezza della unione col Padre” (30.XI.1988).

4. In quanto uomo, però, nella sua parte più sensibile Gesù almeno in un momento manifesta lo sconforto della solitudine. Ed è nell’orto degli ulivi.
Inizialmente dice agli Apostoli: “La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me” (Mt 26,38).
“Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora?»” (Mt 26,40).

5. Commenta il grande biblista M. J. Lagrange: “Quelli che non credono, se hanno cuore non potrebbero essere insensibili a così viva espressione di un dolore umano. Ve ne sono però che si stupiscono pensando a Gesù che, tanto sicuro del suo trionfo sulla morte, si mostra, a pochi momenti di distanza, oppresso dai suoi presentimenti, dimenticando così una delle manifestazioni della nostra natura e dei più nobili rappresentanti di questa natura che sono i più accessibili o quasi direi i più vibranti alle impressioni opposte. Quando un generale lancia le sue truppe alla vittoria, egli le infiamma del suo entusiasmo; quando egli sente il presentimento della sua fine, si sente l’anima turbata. Così Wolfe alla vigilia della battaglia di Quebec contro Montcalm.
Noi non arrossiamo nel ricordare fatti che non sono profani per essere umani, poiché qui ci è rivelata l’umanità di Gesù in tutto simile alla nostra, salvo il peccato, e dotata di una volontà umana che sente l’orrore delle sofferenze, e di quali sofferenze!
Tanto che neppure per un istante questa volontà è stata tenuta in sospeso. Ciò che Gesù vuole unicamente è la volontà del Padre: «Non ciò che io voglio ma solamente ciò che Tu vuoi!».
Disceso per la sua natura umana «un po’ al di sotto angeli», Gesù è assistito da un angelo venuto dal cielo, e tuttavia sente il bisogno d’esser riconfortato dai suoi, ma ritornato ai tre discepoli, li trova in preda al sonno. Anche Pietro dopo aver con tanta energia protestato la propria amicizia! Perciò gli dice: «Simone dormi? Non hai dunque potuto vegliare neppure un’ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione: lo spirito è pronto» – Pietro lo sapeva – «ma la carne è debole», del che avrebbe avuto ben presto la prova.
Poi per aggiungere come sempre al consiglio l’esempio, e soprattutto perché la sua anima oppressa non si sentiva tranquilla se non vicina al Padre suo, si allontano di nuovo per pregare. Al ritorno si vide innanzi alla stessa desolante apatia: essi dormono sempre di quel primo sonno profondo e irresistibile, di cui si vergognano e pel quale non sanno come scusarsi” (M.J. Lagrange, L’evangelo di Gesù Cristo, pp. 524-525).

6. Anche Giovanni Paolo II nel citato discorso allude a questa esperienza di solitudine che Gesù sperimenta come uomo: “Ma nelle zone di confine con la sensibilità e quindi più soggette alle impressioni, emozioni e ripercussioni delle esperienze dolorose interne ed esterne, l’anima umana di Gesù è ridotta ad un deserto, ed Egli non sente più la ‘presenza’ del Padre, ma fa la più tragica esperienza della più completa desolazione” (30.XI.1988).

7. Ecco dunque i sentimenti di Gesù: da un parte sempre unito al Padre e dall’altra talvolta accasciato al punto di sentirsi abbandonato e “nella della più completa desolazione”.
Ma, come avverte p. Lagrange, anche in questo Gesù ci è di esempio: quando si sente abbandonato, ricorre ancor più intensamente alla preghiera, a Colui con il quale non ci si sente mai soli.

Ti ringrazio della preghiera che contraccambio di cuore, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo