Quesito

Gentile Padre Angelo,
Sono una mamma di quarant’anni, nata e cresciuta nella fede musulmana. 
La mia famiglia non era molto praticante ma Dio era sempre presente in ogni cosa che facevo. Sin da piccola facevo le domande su di Lui a mia mamma. Ero preoccupata di non piacergli e che non fosse un Dio buono. Mi preoccupavo per i miei amici di fede diversa o atei, volevo per loro il paradiso. Le risposte che mi dava mia madre erano sempre tinte di amore, comprensione e tolleranza. 
Crescendo di più, all’adolescenza, mi sono resa conto che Dio era anche molto autoritario e mi vietava di essere come gli altri (sono cresciuta in Francia). Mi sono chiesta allora dove si trova l’amore in tutto ciò, soprattutto che Dio non mi rispondeva mai anche se mi sentivo lo stesso protetta in qualche modo. 
Col passare del tempo, ho cominciato a rifiutare i divieti, il digiuno, la preghiera cinque volte al giorno che mia mamma voleva tanto vedermi praticare e che ero riuscita a schivare. A vent’anni decisi di andare via di casa, con la scusa di studiare ma in parte era per fuggire la mia religione e il comunitarismo. 
Sono arrivata in Italia quasi per caso, ho incontrato l’uomo che è diventato mio marito. Italiano e cattolico. Ho sentito dal primo sguardo che Dio me l’aveva mandato. 
Da vent’anni che siamo insieme, da dieci anni che siamo sposati civilmente (ahimè). 
Per tutti questi anni, ho vissuto nella menzogna riguardo alla mia famiglia, ho sempre un bellissimo rapporto con loro però. 
Mia mamma ama tanto mio marito ed è convinta che si è convertito all’Islam ma in realtà non è successo niente di tutto ciò. Mio marito è un cattolico nel profondo e ha sempre saputo come si è costruito l’Islam essendo uno storico. Mi ha detto dopo anni che per lui ero cristiana e non aveva dubbi al riguardo. Me lo diceva senza insistere, vedeva che ero tormentata. Ho vissuto come uno struzzo, la testa ben sepolta nella sabbia. Sapevo di finire all’inferno, vivevo in questo terrore quotidianamente ma ho scelto lo stesso l’amore per mio marito e poi per i nostri bellissimi bimbi.
Con gli anni ho cominciato a festeggiare tutte le feste cristiane ed ero io ad insistere per fare le tradizioni legate al presepe, l’albero, alla Pasqua. Partecipavo alle feste dei Santi patroni e alle messe quando capitava. Ma non pregavo ancora Gesù.
Mesi fa mi sono imbattuta in un video di apostati dell’Islam, mi era già capitato nel passato ma mi rifiutavo di ascoltarli, per me era come svegliare un cane che dorme o dare un calcio in un formicaio e non doveva assolutamente succedere. Pensavo che questi apostati erano pazzi e pregavo per loro per non bruciare all’inferno. 
Poi un giorno guardai un video e un altro ancora senza potermi fermare. Queste persone mi davano con le prove citandomi dei passaggi del Corano e dei hadith che l’Islam era solo menzogna e una religione criminale. Dopo un mese di ascolto e di lettura, ho finalmente potuto gridare nel mio cuore e ad alta voce che ero un’apostata dell’Islam. Che liberazione!
Ma poi dopo cosa succede mi dissi. Io non sono atea, ho sempre creduto a Dio, ne ho bisogno e so che esiste. Allora piano piano ho lasciato spazio a Gesù. Non ho certezze, ma sento che è sempre stato Lui che pregavo, un Dio che ama e perdona, non un Dio dei divieti che fa solo il conto dei nostri hassanete. 
Ho letto i vangeli, prego Gesù, recito il Rosario, e faccio meditazione Eucaristica.
Quest’estate ho fatto battezzare i miei figli. Sento dentro di me una forte necessità di essere battezzata e di ricevere l’eucaristia. Ho sentito anche il bisogno di portare una croce attorno al collo, ciò che faccio. 
Sono mesi che penso alla conversione e qualche giorno fa sono andata ad incontrare un prete. È stato molto gentile ma mi ha detto che essendoci una tensione (per non dire altro) dei musulmani nei confronti dei cristiani, prima di tutto dovevo dire della mia conversione futura alla mia famiglia. Secondo le sue parole affinché si possano evitare animosità e rottura del nostro rapporto. Ora capisco il suo punto di vista ma questa sua condizione mi ha spiazzata e mi ha dato immensa tristezza. Col passare dei giorni, mi sono detta che era forse il volere di Gesù di non permettermi subito quello che desidero tanto a fin di bene. Non so cosa fare, non posso annunciare questa notizia al telefono e non so quando rivedrò mia madre visto che ci visitiamo non più di una volta l’anno. Mi ha anche spiazzata questa risposta perché volevo vivere la mia conversione per me stessa, una cosa tra me e Gesù, ma questo prete mi spinge a dichiararla apertamente prima anche di cominciare il percorso. 
Non so cosa fare. Vorrei tanto sapere da lei cosa è giusto fare.
Mi scuso per questo lunghissimo messaggio ma mi sembrava giusto essere onesta su tutti i punti prima di farle una domanda. Chiedo anche scusa per gli errori di lingua. 
Ringrazio.
Cordiali saluti.


Risposta del sacerdote

Carissima, 
1. il prete che hai contattato non poteva mettere come condizione per iniziare un percorso cristiano di comunicare ai tuoi parenti la tua decisione di diventare cristiana, tanto più che li vedi una volta all’anno e stanno in Francia.
Non poteva farlo perché innanzitutto c’è il diritto di Cristo di essere tua e c’è il diritto tuo di essere di Gesù Cristo.
2. Proprio a motivo dei tuoi figli, oltre che di tuo marito, hai diritto di essere una madre cristiana, di precederli e di educarli nella fede e nella vita cristiana.
Hai diritto di partecipare alla Santa Messa e di fare la Santa Comunione per loro.
Hai diritto di ricevere la misericordia del Signore nel sacramento della confessione, anche qualora non vi fossero peccati gravi. Perché la confessione conferisce un aumento di grazia.

3. Tanto più che non è tuo dovere rivelare ai tuoi genitori la volontà di essere cristiana. Sai già che cosa succederebbe.
Una volta diventata cristiana, quando ti incontrerai con loro, non dirai niente e ti comporterai come ti sei comportata tutte le volte precedenti.
Quanti cristiani convertiti all’Islam mantengono nel silenzio sulla loro conversione e praticano di nascosto i sacramenti.

4. So anche per certo che dopo la loro conversione conservano nella carta d’identità la notifica della loro appartenenza alla religione islamica, perché diversamente avrebbero problemi o dinieghi nell’assunzione del lavoro.

5. Quel sacerdote stato troppo precipitoso. Per questo ti dico di tornare alla carica.
Qualora tu lo vedessi ostinato, puoi ricorrere ad un sacerdote di un’altra parrocchia o ad un suo superiore.
È un tuo diritto.
Ma c’è anzitutto il diritto di Gesù Cristo di poter essere tuo in maniera totale, anche con l’appartenenza alla Chiesa e ai sacramenti.

6. Intanto prega insieme con tuo marito e anche con i tuoi bambini se ne sono già in grado.
Sono contento che tu preghi già con il Santo Rosario.
Bartolo Longo, che è stato canonizzato il 19 ottobre scorso, in una sua novena alla Madonna del Rosario per impetrare qualsiasi grazia, ad un certo momento dice: “Tu già promettesti a San Domenico che chi vuol grazie, col tuo Rosario le ottiene; ed io, col tuo Rosario in mano, oso ricordarti, o Madre, le tue sante promesse”.
Appellati pertanto alla Madonna menzionando questa sua promessa.

7. Confido che per la sua intercessione la strada verrà ben presto appianata e potrai diventare integralmente sposa e madre cristiana, perché nell’anima lo sei già, come giustamente ha riconosciuto tuo marito.
Lunedì prossimo celebreremo la festa dell’Immacolata.
Un canto religioso, che ha per titolo “Immacolata”, in una sua strofa recita così: “La tua preghiera è onnipotente, o dolce Mamma tutta clemente”.
Anche se forse non ne conosci la musica, ti suggerisco di ripetere spesso questa invocazione alla Santissima Vergine.
Mi auguro che molto celermente tu possa fare l’esperienza che la sua preghiera è davvero onnipotente.
Ti accompagno volentieri con la mia preghiera.
Oltre a benedire te, benedico con tutto il cuore anche tuo marito che per te è stato un vangelo vivente (è una delle grazie più grandi della tua vita) e ugualmente benedico i tuoi carissimi figli.
Padre Angelo

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