Buonasera padre,
Le scrivo perchè, come da titolo, avrei urgente bisogno del suo aiuto in merito a una questione che ora le sottoporrò. La ringrazio anticipatamente per tutta l’attenzione che potrà prestarmi e mi scuso in anticipo per la lunghezza del messaggio, ma voglio essere sicuro di spiegarmi bene perchè la questione è della massima importanza per me.

Inizio a sottoporle il problema.
Posso dire di essere un ragazzo letteralmente tormentato da quelli che in psicologia credo vengano chiamati “pensieri intrusivi”. In sostanza, ormai sono anni che tutto il giorno e tutti i giorni sono assalito da brutti pensieri che affiorano nella mia mente senza che io li chiami. Per me si tratta di una vera e propria tortura: se lotto per cacciarli è come se li rafforzassi, se cerco di ignorarli e lasciarli scivolare via mi sento in colpa perchè, non cacciandoli, ho paura di essere in qualche modo colpevole di averli pensati. Ed è in queste situazioni che la mia mente è presa dalla tortura più grande: il dubbio, Comincio a chiedermi “ma quel pensiero di poco fa è stato volontario o no?” E allora comincio a ricostruire mentalmente quello che stavo facendo quando quel pensiero è insorto, così da capire se sono stato effettivamente colpevole oppure no. E quando giungo alla conclusione di non essere stato io a volere quel pensiero, ecco che inizia una nuova tortura: sento una vocina nella testa che mi dice “A-ha!! Visto? Prima eri davvero innocente, ma adesso non lo sei più!! Perchè, anche se lo hai fatto solo per cercare di capire la verità, adesso hai comunque ricostruito il pensiero impuro!!”.
Cerco di farmi capire con un esempio. Se io sto guardando una partita di calcio e vengo colto da un pensiero impuro, comincia a succedere quanto da me scritto: prima la lotta tra la mia mente e il pensiero e poi l’arrivo del dubbio. E per fugare il dubbio, ricostruisco mentalmente quanto stavo facendo: “allora, ero seduto sul divano, ho alzato il volume del televisore perchè la telecronaca era bassa e a quel punto è apparso quel pensiero impuro. Ma io non lo volevo: ricordo benissimo di averlo scacciato via!”.
E’ in quel momento che arriva la vocina: “Ecco!! Ora, però, ci hai pensato! Ora l’hai chiamato tu! Ora sei colpevole!!”
Cerco di tirarmene fuori rispondendole “ma per forza: come posso fare un esame di coscienza altrimenti? Per capire quali errori ho fatto non devo in qualche modo pensare ad essi? Come posso capire se ho commesso o meno un eventuale errore se non posso nemmeno ragionarci su? Ma non c’è in me desiderio di assecondare quel pensiero!”
E la vocina ribatte: “Non fa niente, non fa niente, ora lo hai richiamato!! Ora sei colpevole! Prima no, ora si!!”
Padre, in questi momenti mi assale la disperazione più nera: un momento prima sono al settimo cielo perchè raggiungo la consapevolezza di non essere responsabile di quel pensiero, un minuto dopo mi sento in colpa perchè non so dire se, nel tentativo di capire se ero davvero responsabile o meno, mi sono reso effettivamente responsabile.
Quello che voglio capire, padre, è questo: il richiamare un pensiero impuro, durante un esame di coscienza, senza che ci sia compiacimento nello stesso, senza che esso sia il fine del ricordo, ma solo un elemento dello stesso, costituisce comunque peccato di pensiero impuro? E nel caso di risposta affermativa, come posso fare a fare l’esame di coscienza? Come posso stabilire, eventualmente, se quel pensiero o situazione era impura/peccaminosa se non posso nemmeno richiamarla per ragionarci su?
Certe volte mi sento come un matematico che non sa se ha sbagliato o meno i calcoli: come posso stabilirlo se non mi è permesso nemmeno di prendere in mano e visionare il foglio con i calcoli?

Aspetto al più presto una sua risposta padre, perchè questa situazione mi sta facendo disperare. Non Le nascondo che ci sono dei giorni in cui la tentazione di scoppiare in lacrime è molto forte.
Sono una persona timida e preferirei che questa mail restasse privata, ma probabilmente ci sono altri fratelli che hanno il mio stesso problema e, magari, una Sua risposta potrebbe aiutare anche loro, quindi lascio a Lei la scelta di decidere se pubblicarla o meno.
La ringrazio nuovamente e Le auguro un buon proseguimento.


Carissimo,
1. rispondo subito alla tua domanda perché la risposta che ti do ti può mettere molta quiete.
Mi parli di pensieri intrusivi che in teologia talvolta prendono il nome di tentazioni.
Fin qui pazienza, perché questi pensieri intrusivi possono sorgere in chiunque.
Ma in te sfociano in tale angoscia di coscienza che ti portano alla disperazione.
L’angoscia è provocata dalla scrupolosità di coscienza per cui ti ritieni sempre in peccato mortale mentre la tua anima, come emerge dalla tua mail, è bella.

2. Sei stato capace di descrivere con precisione quello che passa nella mente di uno scrupoloso.
Chi non è scrupoloso non riesce a farsi un’idea adeguata di un simile stato dell’anima.
Personalmente posso dire che poche volte mi sono trovato a descrizioni così puntuali.
Ed è anche per questo che ho colto al volo la possibilità di pubblicare il quesito con relativa risposta perché potrebbe essere utile a molti.

3. Intanto va detto subito che per coscienza scrupolosa s’intende quella coscienza che per futili e insufficienti motivi ritiene che un determinato atto sia peccato.
Si tratta pertanto di un timore o di un’ansia inutile che di per sé non ha niente a che fare con una buona coscienza.
La coscienza scrupolosa non va confusa con la coscienza delicata, che è la forma più bella di coscienza che evita anche i più piccoli peccati per amore del Signore.

4. Sebbene sia un principio sacrosanto che non si deve agire contro la propria coscienza (sottinteso ben formata), per lo scrupoloso è lecito e anche necessario agire contro la propria coscienza, perché la sua coscienza – e ne è perfettamente consapevole – è malata o deformata.
La coscienza dello scrupoloso è una vera tortura sia per lui e molto spesso anche per chi gli sta vicino, come il confessore.
In genere un simile stato di coscienza produce danni al corpo e all’anima. Debilita infatti psichicamente, talvolta nuoce alla salute, soprattutto impedisce il progresso spirituale, rende triste la vita e talvolta fa andare così fuori testa da indurre a pensare addirittura a soluzioni estreme.
In qualche caso capita anche che alcuni scrupolosi si abbandonino alla disperazione e lascino perdere ogni regola.

5. I segni più vistosi della scrupolosità di coscienza sono i seguenti:
una esagerata ansietà sulla compiutezza delle azioni e in particolare sulla compiutezza delle confessioni della vita passata;
un’accusa senza fine delle circostanze soprattutto dei peccati interni riguardanti pensieri e desideri, come emerge dalla mail del nostro visitatore;
un’insistenza o pertinacia sul proprio giudizio, per cui dubitando della sapienza del confessore passano da un confessore all’altro.

6. Sulle cause degli scrupoli gli autori spirituali ne individuano tre.
Talvolta tale stato potrebbe avere delle cause soprannaturali. In altre parole sarebbe voluto da Dio per esercitare l’anima nell’umiltà e nella pazienza. Così vengono interpretati gli scrupoli di Sant’Ignazio di Loyola e di San Francesco di Sales. Tali scrupoli generalmente durano poco tempo per lasciar posto ad una grande pace.
A volte con permissione divina potrebbero essere causati dal diavolo per turbare l’anima e vendicarsi delle sue sconfitte. Anche questi scrupoli non durano per molto tempo e si notano in alcune persone subito dopo la loro conversione.
Molto più spesso sono prodotti da cause naturali e cioè da predisposizioni patologiche accompagnate da pensieri fissi. In alcuni casi, superate queste predisposizioni, spariscono anche gli scrupoli.
Talvolta sono provocati da letture e da frequentazioni con persone meticolose. Qualcuno ha osservato che come la frequentazione di persone timide e paurose fa diventare simili ad esse, così avverrebbe anche in alcuni casi di scrupolosi.

7. I rimedi degli scrupoli sono vari.
Il primo consiste nella rimozione delle cause che hanno generato gli scrupoli.
Se l’origine è patologica le cure di un medico di buona coscienza possono portare almeno ad una mitigazione dell’inclinazione scrupolosa.
Un altro rimedio circa il quale concordano tanto gli psichiatri quanto i teologi consiste nella perfetta obbedienza alla guida spirituale e a fidarsi di loro, memori delle parole del Signore: “Chi ascolta voi ascolta me e chi disprezza voi disprezza me” (Lc 10,16).
Un terzo rimedio consiste nell’andare sempre dalla medesima guida o confessore, evitando di girare da un confessore all’altro perché in questo caso – anche per la disparità dei pareri – non si fa altro che accrescere l’ansia.
Un quarto rimedio consiste nell’occupazione della propria mente nel fare qualche lavoro materiale o in qualche altra attività, anche ricreativa, che distragga dall’ossessione delle idee fisse.
Infine non va trascurato un quinto rimedio che consiste nella fervente preghiera rivolta ad accrescere la fiducia nella misericordia di Dio che come effetto può avere anche quello di portare poco per volta la pace nell’anima.

8. Infine in maniera ferma e decisa si deve dire agli scrupolosi che a motivo del turbamento patologico della loro coscienza sono scusati dall’esame di coscienza per verificare la consistenza del peccato.
Essi possono essere certi di avere commesso quel determinato peccato solo se hanno quella chiarissima sicurezza per la quale possono attestarlo con giuramento davanti a Dio.
Va ricordato anche che gli scrupolosi sono esonerati dall’integrità materiale dell’accusa perché l’accusa integra dei peccati è di precetto divino positivo.
Ora dai precetti divini positivi (e sono quelli dati ulteriormente ai comandamenti, come ad esempio l’andare a Messa la domenica e l’accusa dei peccati gravi) si può essere dispensati a motivo di un grave incomodo estrinseco e da impossibilità morale.
Ebbene, alcuni teologi dicono che negli scrupolosi vi sarebbe questa impossibilità morale perché l’accusa integra dei peccati, anziché essere per loro vantaggiosa, diventerebbe dannosa per la loro vita.
Per lo stesso motivo agli scrupolosi deve essere impedito di rifare la confessione generale dei peccati della vita passata.

Con questi criteri confido di aver attenuato l’ansia della tua anima.
Con l’augurio di conservare la pace per sempre, ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo