Caro Padre Angelo,
le pongo questo quesito per me molto importante: il libero arbitrio esiste veramente?
Sinceramente a me sembra (forse è un grave errore….) che le persone siano molto più spinte dall’emotività nell’agire che dalla ragione che sceglie consapevolmente, e quindi il loro agire, essendo piuttosto istintivo, non è molto libero, come quando ad esempio si dicono parole che non si pensano davvero perché spinti da sentimenti negativi come il disprezzo, l’odio, il rancore, queste cose condizionano l’agire e ottenebrano la ragione.
Allo stesso modo la stessa bontà o la cattiveria di una persona potrebbe essere il frutto di condizioni genetiche che determinano poi la chimica cerebrale, di conseguenza il “cattivo” sarebbe solo il frutto di un errore naturale che lo spinge a comportarsi in maniera antisociale, ma Dio allora l’avrebbe creato così per scopi che non sappiamo e che possono anche rispondere al suo disegno imperscrutabile.
Le mie riflessioni sono accettabili oppure devo rigettarle in quanto contrarie all’insegnamento cattolico?
Un caro saluto.


Carissimo,
1. le tue riflessioni in parte sono vere e in parte no.
La porzione di verità sta nel riconoscere che le nostre emozioni e che i condizionamenti derivanti dal nostro carattere hanno indubbiamente il loro peso.

2. Giovanni Paolo II in Reconciliatio et paenitentia dice che “l’uomo può essere condizionato, premuto, spinto da non pochi né lievi fattori esterni, come anche può essere soggetto a tendenze, tare, abitudini legate alla sua condizione personale.
In non pochi casi tali fattori esterni e interni possono attenuare, in maggiore o minore misura, la sua libertà e, quindi, la sua responsabilità e colpevolezza” (RP 16)
Successivamente parla di “innegabili condizionamenti e influssi ambientali e storici che agiscono sull’uomo” (RP 18).

3. In Veritatis splendor rileva che “la cultura moderna mette radicalmente in questione questa medesima libertà.
Un insieme di discipline, raggruppate sotto il nome di “scienze umane”, hanno giustamente attirato l’attenzione sui condizionamenti di ordine psicologico e sociale, che pesano sull’esercizio della libertà umana…
Ma alcuni, superando le conclusioni che si possono legittimamente trarre da queste osservazioni, sono arrivati al punto da mettere in dubbio o di negare la realtà stessa della libertà umana” (VS 33).

4. Pertanto nella valutazione della responsabilità delle azioni questi influssi vanno tenuti nel debito conto.
Solo in alcuni casi estremi la eliminano del tutto.
In genere possono attenuarla.

5. Sull’esistenza della libertà, fatta eccezione per le idee innate, si può essere d’accordo con quanto ha scritto Cartesio: “Il fatto che vi sia libertà nella nostra volontà e che ad arbitrio possiamo assentire o non assentire a molte cose, è manifesto al punto che è da annoverarsi fra le nozioni prime e affatto comuni che ci sono innate” (Principi della filosofia, 39).
Tutti hanno la consapevolezza di essere liberi.
Se una testimonianza così universale e assoluta fosse erronea, bisognerebbe mettere in discussione tutte le altre testimonianze della coscienza, quelle testimonianze in forza delle quali diciamo di stare bene o male, di avere fame o freddo, di volere bene a una persona e via dicendo.

6. Sicché Giovanni Paolo II ha affermato che “è una verità di fede, confermata anche dalla nostra esperienza e ragione, che la persona umana è libera.
Non si può ignorare questa verità, per scaricare su realtà esterne – le strutture, i sistemi, gli altri – il peccato dei singoli.
Oltre tutto, sarebbe questo un cancellare la dignità e la libertà della persona, che si rivelano – sia pure negativamente e disastrosamente – anche in tale responsabilità per il peccato commesso.
Perciò in ogni uomo non c’è nulla di tanto personale e intrasferibile quanto il merito della virtù o la responsabilità della colpa” (RP 16).

7. È evidente infatti che se non ci fosse libertà non vi sarebbe neanche imputabilità.
Ugualmente se l’uomo non fosse libero “vani sarebbero i consigli, le esortazioni, i precetti, le proibizioni, i premi e le pene” (S. Tommaso, Somma teologica, I-II, 83,1).

8. Inoltre proprio la ragione umana è la radice della libertà perché diversamente dagli animali che agiscono per istinto, la ragione valuta, osserva, sceglie.
Nella scelta entrano gli aspetti emotivi e i condizionamenti.
Sono ben poche le scelte fatte in maniera fredda, senza alcuna partecipazione emotiva.
Ma le emozioni in genere non sono sufficienti a cancellare la libertà, anche perché non poche volte si fanno scelte che vanno direttamente contro la propria sensibilità, come capita quando si agisce per puro dovere.

Ti ringrazio del quesito, ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo