Rev. padre Angelo,
non capisco il merito de congruo: se è un merito acquistato a titolo di amicizia e di familiarità, di che merito si tratta? Non è propriamente un merito. Che merito ho io se sono amico del presidente della Repubblica, del papa o di un qualsiasi uomo importante?
Grazie.
Ilario


Caro Ilario,
1. per merito de congruo (di convenienza) s’intende quello che non è dovuto per stretto rigore di giustizia o per promessa.
Un lavoratore che presta la sua opera ha diritto di essere pagato o ricompensato. Merita il salario per giustizia.
I teologi a questo merito danno la qualifica “de condigno”.

2. Mi spiego con un esempio: se un lavoratore svolge lodevolmente il proprio lavoro ha certamente diritto di essere pagato.
Merita de condigno, per giustizia.
Ma poiché il suo lavoro lo fa lodevolmente è molto conveniente che il datore di lavoro riconosca il pregio del lavoro eseguito e che decida liberamente di accordare un premio lavorativo.
Il datore di lavoro non è tenuto a dare questo premio né lo si può accusare di ingiustizia se non lo dà. Tuttavia fa bene a manifestare la propria benevolenza riconoscendo “il merito”. È il merito de congruo.

3. Certo, la parola merito in questo secondo caso può essere equivocata.
Perché ciò che il datore di lavoro dà non è dovuto, ma è un regalo che in qualche modo è tenuto a dare. Infatti ne ha tratto un vantaggio di prestigio davanti ai clienti e anche un certo di ordine economico.

4. Trasferendoci all’ordine soprannaturale si deve dire che nessuno può meritare di essere amico e confidente di Dio.
Questo è frutto della condiscendenza di Dio nei nostri confronti.
È per questo motivo che la benevolenza di Dio viene chiamata grazia.
Ed è ben per questo che San Tommaso dice che nessuno può meritare la prima grazia, e cioè di passare dal peccato all’amicizia con Dio: “La prima grazia non può essere meritata da chi non è in grazia: sia perché essa sorpassa la capacità della natura; sia perché prima della grazia, nello stato di colpa l’uomo trova nel peccato un ostacolo a meritarla” (Somma teologica, I-II, 114, 5).
Allo stesso modo nessuno merita di risorgere dal peccato alla grazia.

5. Ma una volta diventati amici di Dio per grazia, analogamente al buon lavoratore che fa oltre il richiesto, noi procuriamo alla Chiesa e all’umanità dei beni molto grandi perché la grazia santificante degli uni va a beneficare in qualche modo tutti gli altri. È la cosiddetta “comunione dei santi”.
Sicché è conveniente essere ascoltati nelle proprie richieste.

6. In questo senso le preghiere e le opere buone di un santo o di una persona in grazia possono ottenere uno sguardo di benevolenza da parte di Dio per un particolare aiuto a favore di un altro.
Sicché San Tommaso dice che “uno può meritare a un altro la prima grazia con un merito di convenienza.
Infatti dal momento che un uomo in grazia adempie la volontà di Dio è conveniente, secondo i rapporti dell’amicizia, che Dio adempia la sua volontà salvando un altro: sebbene talora ci possa essere un ostacolo da parte di colui la cui giustificazione è desiderata da un santo” (Ib., 6).

7. In conclusione: “La fede di uno non può meritare la salvezza di un altro con un merito di giustizia (de condigno), ma può ottenerla con un merito di convenienza o congruenza (de congruo)” (Ib., 6, ad 1).

Con la speranza che la mia preghiera possa giovare de congruo ad ottenerti molti benefici da parte del Signore te l’assicuro volentieri e ti benedico.
Padre Angelo