Quesito

Caro Padre Angelo,
dove devo ricercare nella Sacra Scrittura per ottenere una visione chiara su quale peccato si intende “grave” e quale no?
Molte grazie per il Suo aiuto.
Con un carissimo saluto,
Christoph


Risposta del sacerdote

Caro Christoph,
1. La S. Scrittura introduce la distinzione tra peccato grave o mortale e veniale.
Scrive Giovanni Paolo II: “Già nell’Antico Testamento, per non pochi peccati – quelli commessi con deliberazione (Num 15,30), le varie forme di impudicizia (Lv 18,26-30), di idolatria (Lv 19,4), di culto di falsi dei (Lv 20,1-7) – si dichiarava che il reo doveva essere eliminato dal suo popolo, ciò che poteva anche significare condannato a morte (Es 21,17). Ad essi si contrapponevano altri peccati, soprattutto quelli commessi per ignoranza, che venivano perdonati mediante un sacrificio (Lv 4,2 ss; 5,1 ss; Num 15,22-29).
Anche in riferimento a quei testi la Chiesa, da secoli, costantemente parla di peccato mortale e di peccato veniale. Ma questa distinzione e questi termini ricevono luce soprattutto dal Nuovo Testamento, nel quale si trovano molti testi che enumerano e riprovano con forti espressioni i peccati particolarmente meritevoli di condanna (Mt 5,28; 6,23; 12,31 ss; 15,19; Mc 3,28-30; Rm 1, 29-31; 13,13; Gc 4), oltre alla conferma del decalogo fatta da Gesù stesso (Mt 5,17; 15,1-10; Mc 10,19; Lc 18,20)” (Reconciliatio et Paenitentia 17).

2. S. Giovanni scrive: “Se uno vede il proprio fratello commettere un peccato che non conduce alla morte, preghi e Dio gli darà la vita: s’intende a coloro che commettono un peccato che non conduce alla morte, c’è infatti un peccato che conduce alla morte; per questo dico di non pregare. Ogni iniquità è peccato, ma c’è il peccato che non conduce alla morte” (1 Gv 5,16-17).
Interpretando le parole di s. Giovanni, possiamo dire che vi sono peccati remissibili attraverso vie ordinarie di penitenza (preghiera, digiuno, elemosina) e peccati più gravi la cui remissione è legata a una conversione radicale della propria vita e a un camino di penitenza sacramentale.
La Bibbia di Gerusalemme, in nota al passo citato, cerca di individuare i peccati che conducono alla morte: “I destinatari della lettera erano forse persone informate su questo peccato di una gravità eccezionale. Può essere il peccato contro lo Spirito Santo, contro la verità (Mt 12,31) o l’apostasia degli anticristi (1 Gv 2,16-19; Eb 4,6-8)”.
Anche S. Giacomo allude a peccati mortali quando scrive “il peccato, quand’è consumato, produce la morte” (Gc 1,15).

3. S. Giovanni offre inoltre un elenco di peccati mortali: “Per i vili e gli increduli, gli abietti e gli omicidi, gli immorali, i fattucchieri, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno di fuoco e di zolfo: questa è la seconda morte” (Ap 21,8).

4. S. Paolo parla di peccati che escludono dal Regno di Dio e che pertanto sono mortali.
E ne offre alcuni elenchi: “O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il Regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il suo Regno” (1 Cor 6,9-10).
“Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatrie, stregoneria, inimicizie, discordie, gelosie, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come ho già detto, che chi le compie non erediterà il Regno di Dio” (Gal 5,19-21).

Partendo da queste affermazioni, i teologi faranno poi le loro riflessioni e distinzioni.
Ma questo, per ora, esula dalla tua domanda.

Ti saluto cordialmente, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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