Quesito

Caro Padre Angelo,
spero che la mia domanda non sia ripetitiva. Ho consultato il (lungo) elenco di lettere in proposito, ma non ho trovato una risposta del tutto soddisfacente per il mio dubbio, forse perché è molto “personale”.
Ho 18 anni, sono una ragazza credente e praticante. Non ho mai avuto rapporti sessuali né mi sono mai masturbata, questo per dire che so cosa si provi, né posso capire se quello che mi succede quando faccio pensieri impuri è simile oppure no. Penso che fare pensieri impuri sia peccato, infatti lo confesso, ma non ho mai capito se è un peccato mortale. Essi non mi portano alla masturbazione (non mi è mai venuto da farlo!), il che è una bella scusa per continuare a farli. Con pensieri impuri intendo che immagino di avere rapporti sessuali, molto spesso nell’ambito del matrimonio (altra scusa per dar loro una sorta di legittimità). Il 90% delle volte partono come normali immaginazioni di storie romantiche.
Come ho letto che succede a molti facendo queste cose, subito dopo mi sento molto in imbarazzo nei confronti di Dio, un po’ come Adamo e Eva quando si rendono conto del loro peccato e non hanno il coraggio di affrontare il Suo sguardo, per intenderci.
Una cosa strana. Mi succede praticamente sempre quando sto per mettermi a fare questi pensieri, esattamente nell’istante in cui sto per “iniziare”, che mi venga da starnutire, sento pizzicare il naso ma è una sensazione amara, un’ondata di tristezza che dura un secondo. Mi chiedo se possa essere una specie di “avvertimento” divino, o forse solo una cosa psicologica.
Il problema è che è difficile debellare queste fantasie perché, come le ho detto, spesso partono come normali immaginazioni di storie, e solo poi, a volte, degenerano (posso assicurare che è per mia volontà, non è che vengo trascinata… potrei fermarmi, ma rimando il pensiero a dopo: quindi alla fine mi sento pure ipocrita). Dovrei decidere di eliminarle una volta per tutte? Sono affezionata a questo mondo interiore e mi costa rinunciarvi, ma se deve allontanarmi da Dio…
La ringrazio sin da subito e le esprimo tutta la mia ammirazione per il suo lavoro, assicurandole senz’altro la mia preghiera.


Risposta del sacerdote

Carissima,
il tuo peccato si configura tra quelli che in teologia morale vengono classifica come “delectatio morosa”.

1. Ti trascrivo quanto ho scritto nelle mie dispense scolastiche:

“La delectatio morosa è la volontaria compiacenza nel peccato attualmente pensato, astraendo dalla sua esecuzione presente, passata o futura. La compiacenza si dice morosa non per un prolungamento di tempo, ma perché la ragione nel deliberare indugia in essa (immoratur), senza scacciarla; essa cioè, a dire di S. Agostino (De Trinitate, 12), trattiene e ripensa volentieri cose che appena giunte all’anima dovevano essere respinte” (S. Tommaso, Somma teologica, I-II, 74, ad 3). Si tratta dei cosiddetti pensieri cattivi e, se si riferiscono alla lussuria, dei pensieri impuri.
La malizia di tale morosità deriva dal fatto che esprime affetto per il peccato.
Perché vi sia peccato, è necessario che si avverta la compiacenza morosa come peccaminosa e vi si acconsenta liberamente.
Pensare per distrazione a una cosa cattiva senza avvertire la sua peccaminosità e anzi rimuovendo il pensiero appena ce se n’accorge, non è peccato, ma imperfezione.
Non va dimenticato che spesso tanti pensieri vagano per la mente a motivo di fattori non sempre identificabili (stanchezza, l’assunzione di particolari cibi o bevande, irregolarità di alcuni processi fisiologici…)”.

2. In te si è creata una specie di dipendenza psicologica, che ti rende schiava di pensieri e sensazioni impure, che servono solo a chiuderti in te stessa.
Indipendentemente dalla loro gravità, puoi pensare solo a questo: sono graditi a Dio tali pensieri e sentimenti?
Sarebbe questa la finalità data da Dio alla sessualità?

3. Mi scrivi: “subito dopo mi sento molto in imbarazzo nei confronti di Dio, un po’ come Adamo e Eva quando si rendono conto del loro peccato e non hanno il coraggio di affrontare il Suo sguardo, per intenderci”.
Secondo me questo è il segno di una certa gravità oggettiva di questi pensieri. Ma non sono certo se vi sia peccato mortale dal punto di vista soggettivo. Ragion per cui fai bene a confessarti prima di fare la S. Comunione.
Sui fenomeni che ti capitano prima di iniziare tali immaginazioni potrei dire che si tratta di un fattore psicologico.
Che tu ci veda un ammonimento, un avviso, un segno di sgradimento da parte del Cielo, non è affatto sbagliato.

4. San Tommaso, ricordando quanto si legge nel Vangelo (che dopo aver superato le tentazioni del diavolo Gesù fu servito dagli Angeli) commenta: “Così chi supera le tentazioni merita di essere servito dagli Angeli”.
Allora quando si affacciano tali pensieri, dì pure a stessa. Ma io ho bisogno di essere servita dagli angeli, non dai demoni.
Vedrai che per questo atto di amore per Dio avrai in te stessa molta pace e il Signore ti gratificherà di molti doni.
Per il resto continua a conservare la purezza, virtù particolarmente gradita a Dio.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo