Dopo un peccato io non ho nemmeno il coraggio di pregare, penso che Dio mi abbia abbandonato

////Dopo un peccato io non ho nemmeno il coraggio di pregare, penso che Dio mi abbia abbandonato

Dopo un peccato io non ho nemmeno il coraggio di pregare, penso che Dio mi abbia abbandonato

Quesito

Caro padre,
dopo un peccato io non ho nemmeno il coraggio di pregare, penso che Dio mi abbia abbandonato e questo è per me un invito a peccare.
É come se perdessi una forza misteriosa che mi fa amare Gesù.
Come mi dovrei comportare?
Può il Signore mandare sofferenze a uno per purificare altri peccatori?
Secondo lei dovrei avere più fiducia nella misericordia di Dio?
La ricordo nella preghiera per lei e la saluto


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. descrivi molto bene la sensazione che una persona prova dopo che ha commesso un peccato grave, soprattutto di impurità.
Tu mi dici che non hai più il coraggio di pregare. Sì, avviene proprio questo.
Molti giovani, dopo aver compiuto un peccati grave, mi dicono che non si sentono di pregare, parrebbe loro di essere falsi.
Io rispondo: è vero che dopo aver commesso un peccato grave non puoi dire: “Signore ti amo”. Sentiresti che quelle parole non corrispondono al vero.
Ma dico anche: l’unica preghiera che puoi fare in quel momento, l’unica corrispondente al vero, è la seguente: “Signore abbi pietà perché sono un peccatore”.
È la preghiera del pubblicano che, secondo l’insegnamento del Signore, non osava neanche alzare gli occhi verso l’alto e riconosceva tutta la propria miseria.
Fà anche tu la stessa cosa.
Dopo il peccato l’unica preghiera che va fatta è quella penitente e che si esprime dicendo: “Signore abbi pietà di me perché sono un povero peccatore”.
Da questa breve preghiera forse ti sembrerà agevole fare un passo pin più e dire: beh, adesso in espiazione del mio peccato recito una parte del Santo Rosario.
Così, dopo la caduta, prendi l’avvio per la rimonta.

2. Mi dici anche che dopo il peccato pensi che Dio ti abbia abbandonato.
Invece è vero invece il contrario. Siamo noi che col peccato abbandoniamo il Signore e allora cominciamo a sentirlo lontano.
Perdiamo la sua presenza dentro di noi, quella presenza che da un senso di pienezza e di comunione. Adesso, come all’improvviso, si avverte la propria solitudine interiore.
Purtroppo col peccato diciamo al Signore: “Vattene”.
Ma questa solitudine è drammatica, soprattutto per chi prima godeva della grazia.

3. È vero quello che tu dici: è come se uno sentisse l’inclinazione o l’invito a commettere altri peccati.
San Gregorio Magno dice che “un peccato che non viene subito cancellato dalla penitenza è peccato e causa di peccato” (In Ezech. hom. 11).
San Tommaso dice che, persa la forza della grazia e della carità, si cade facilmente in un altro peccato (Somma teologica, I-II, 75, 4).
Non va dimenticato che la grazia è anche uno scudo o una protezione contro le tentazioni.
Persa la grazia si direbbe che uno rimane senza barriere e sia maggiormente esposto alle incursioni diaboliche.

4. Dici anche: “É come se perdessi una forza misteriosa che mi fa amare Gesù”. Anche questo è verissimo.
Questa forza la perdi davvero perché deriva dalla presenza personale di Dio.
Il peccato mortale causa la morte della vita di grazia.
San Tommaso afferma: “Si dice mortale quel peccato che toglie la vita spirituale prodotta dalla carità, virtù in forza della quale Dio abita in noi: perciò è mortale per il suo genere quel peccato che per se stesso, cioè per la sua natura, è incompatibile con la carità” (Somma teologica, II-II, 35, 3).
Col peccato mortale uno è interiormente morto.

5. Mi domandi: “Come mi dovrei comportare?”
La prima cosa che ti dico: fai ogni sforzo per vivere in grazia. Ne vale sempre la pena.
La seconda cosa: nel caso di una eventuale caduta, domanda subito perdono al Signore ed esprimiti in una preghiera di riparazione ed espiazione.
È bello aggiungere anche qualche penitenza personale.
Inoltre fa subito il proposito di confessarti al più presto.
Questo proposito, se è animato da un vero pentimento, ti può riportare in grazia di Dio, anche prima di accedere al Sacramento della Confessione.
Nel frattempo però non potrai fare la Santa Comunione. Manca ancora la riparazione che viene fatta nel sacramento e manca anche la riconciliazione con la Chiesa.

6. Chiedi: “Può il Signore mandare sofferenze a uno per purificare altri peccatori?
Sì. Questo lo vediamo soprattutto nelle vite dei santi, come in quella di Padre Pio da Pietrelcina.
Tuttavia più che inviare sofferenze, Dio permette le sofferenze, e cioè permette che i suoi servi siano provati e associati più intimamente alla sua opera di redenzione.

7. L’ultima domanda: Secondo lei dovrei avere più fiducia nella misericordia di Dio?
Tutti dobbiamo avere più fiducia nella misericordia di Dio.
Ma non solo nella misericordia che cancella i peccati, ma anche in quella che ci aiuta a prevenirli.
Quando vivrai permanentemente in grazia, sentirai che è per una singolare misericordia che non caschi nel peccato.

Questa misericordia la invoco fin d’ora su di te.
Ti ringrazio per le tante domande che mi hai fatto, che rivelano che sei sensibile alla grazia e avverti quanto sia penoso vivere nel peccato.
Ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo