Quesito

Caro Padre Angelo,
Le rinnovo i miei saluti.
Ci sono due passi del Vangelo che non riesco a comprendere se letti uno dopo l’altro. Nella condanna dell’adulterio, Gesù afferma che anche solo guardare una donna per desiderarla significa commettere adulterio.
In un altro episodio, Gesù parla di due vignaioli (Matteo 21,28) che si sarebbero comportati in modo diverso. L’uno dice che avrebbe fatto una certa cosa e poi non la fa, l’altro dice che non l’avrebbe fatta e poi la fa. “Chi dei due fece la volontà del padre? Risposero:<>” Da tali parole, tuttavia, si evince che non è l’intenzione ad essere condannata, quanto l’effettivo comportamento che poi si tiene.
Colgo questo spunto: cosa può dirsi peccato? Pecca chi desidera una donna, ma non passa all’azione? Se dal primo passo che ho citato sembra che Gesù sottolinei soprattutto la gravità dell’intenzione oltre che del gesto, nel secondo episodio pare che valuti con maggior favore chi, seppur intenzionato a compiere un male, poi non passa a vie di fatto.
Come si comprendono i due versetti? Che ruolo gioca l’intenzione e che ruolo l’azione “pratica”?
In quest’ottica l’omicidio ed il tentato omicidio hanno la stessa gravità?
Grazie per i chiarimenti, un saluto a Lei ed ai lettori.
A.


Risposta del sacerdote

Carissimo A.,
1. Chi guarda una donna e la concupisce nel suo cuore (Mt 5,28) ha già compiuto un’azione, sebbene immanente.
Non si tratta dunque solo di un’intenzione, ma di un fatto avvenuto all’interno del proprio cuore.
Giovanni Paolo II così commenta: “In tal caso la donna la quale a motivo della soggettività personale esiste perennemente ‘‘per l’uomo’ attendendo che anche lui, per lo stesso motivo, viva ‘‘per lei’, resta privata del significato della sua attrazione in quanto persona, perché comincia ad esistere nell’uomo intenzionalmente come oggetto di potenziale appagamento del bisogno sessuale inerente alla mascolinità. Sebbene l’atto sia del tutto interiore, nascosto nel cuore ed espresso solo nello sguardo, in lui avviene già un cambiamento (soggettivamente unilaterale) dell’intenzionalità stessa dell’esistenza” (24.9.1980).
“L’adulterio nel cuore viene commesso non soltanto perché l’uomo guarda in tal modo la donna che non è sua moglie, ma appunto perché guarda così una donna. Anche se guardasse in questo modo la donna che è sua moglie, commetterebbe lo stesso adulterio con lei nel cuore. Della severità e forza della proibizione testimoniano indirettamente le necessarie parole del discorso della montagna, in cui Cristo parla figuratamente dei ‘‘cavare l’occhio’ e del ‘‘tagliare la mano’, allorché queste membra fossero causa di peccato (Mt 5,59-30)” (8.10.1980).

2. In ogni caso, venendo alla tua domanda, rispondo dicendo che certamente conta l’azione (il fatto), ma conta anche l’intenzione.
Chi guarda una donna per concupirla, ha già sbagliato nella sua intenzione, prima ancora di passare all’opera.
Il figlio che si ravvede dopo aver detto di no, compie certo un’azione buona, ma in seguito ad un’azione immanente (tu la chiami intenzione) cattiva.
Certamente alla fine compie la volontà del padre. Ma la prima risposta rimane riprovevole.

Ricambio il saluto anche a nome dei visitatori, ti prometto una preghiera e ti benedico.
Padre Angelo