Quesito

Salve Padre,
Sono un ragazzo di 26 anni cattolico e praticante e amo molto leggere la bibbia e seguo il carisma di don Luigi Giussani. 
Fatta questa premessa, per far intendere che non sono proprio a digiuno di cristianità, ho una domanda dentro di me che fino ad ora non ha mai trovato una risposta esauriente: perchè Dio ha avuto bisogno del sangue del figlio per perdonare i nostri peccati? Cioè, può sembrare forse indelicata come domanda, ma cosa se ne fa della sofferenza del Figlio? Capisco i sacrifici che venivano chiesti nell’ antico testamento, cioè, li leggo come atti pedagogici, nel senso che se commetti un peccato poi ti devi privare di un animale (che all’ epoca era come il denaro oggi) prima di commettere un peccato ci pensi due volte, ma non è che Dio aveva bisogno del sangue degli agnelli in se per se. Ma il sangue del Figlio a cosa è servito? Comprendo il perchè dell’ incarnazione, concetto piu e piu volte ribadito da Giussani e forse anche molto ragionevole, ma non riesco proprio a comprendere il motivo di quella morte di Gesù, il perchè fosse duvuto morire in quel modo. In altre parole, perchè avrebbe dovuto espiare il peccato? l’ espiazione non è come il pagamento di un debito verso qualcuno? E perchè Dio ha avuto bisogno del pagamente in sangue del figlio? 
La ringrazio in anticipo per la risposta , spero di non aver posto la domanda in maniera indelicata ma riuscire a capire bene questa cosa che ora mi è velata mi permetterebbe di capire sicuramente meglio questa Buona Notizia che mi è stata annunciata e che come battezzato,  e quindi re, sacerdote e profeta ho il dovere di annunciare.
Sinceri saluti
Matteo

Risposta del sacerdote

Caro Matteo,
innanzitutto mi compiaccio che il Signore ti abbia messo in sintonia col carisma di don Giussani, per mezzo del quale cerchi di vivere la tua vita cristiana in maniera piena.

1. Venendo adesso al tuo quesito, desidero anzitutto evidenziare l’inadeguatezza del nostro linguaggio quando parliamo delle realtà divine, come ad esempio se il Padre avesse proprio bisogno del sangue del Figlio per perdonare i peccati.
Dimentichiamo infatti che le tre Persone divine sono un solo Dio, per cui tutto ciò che diciamo del Padre, lo diciamo anche del Figlio e dello Spirito Santo e viceversa.
Sicché la domanda potrebbe essere posta così: Dio doveva proprio incarnarsi e versare il sangue per la remissione dei nostri peccati?

2. Ebbene, la domanda in qualunque modo venga posta ha un’unica risposta: no.
Dio poteva rimettere i peccati degli uomini con un solo atto della sua volontà.
Perché allora ha scelto l’incarnazione, anzi, la passione e la morte?

3. La risposta la troviamo solo nella mente di Dio che si è manifestata nella Divina Rivelazione, di cui hanno goduto in modo particolare gli Apostoli.
Ecco allora che cosa dice san Pietro: “Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia” (1 Pt 1,18-19).
E San Paolo: “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi, poiché sta scritto: Maledetto chi è appeso al legno” (Gal 3,13).
Da queste parole comprendiamo che Cristo non ha voluto semplicemente condonare i peccati dell’umanità. Ma ha inteso fare qualcosa d’altro e di più prezioso.

4. Incarnandosi, e pertanto facendosi uomo, ha voluto espiare nel sangue i peccati di tutti gli uomini per meritare ad essi la redenzione e accreditare loro i suoi meriti.
Non si tratta solo di una grazia, ma di dare loro un diritto perché in tal modo gli uomini sono così uniti a Cristo che possono presentare a Dio la sua passione come se l’avessero patita loro.
Dunque: Dio non si è accontentato di condonare, ma ha voluto mettere qualcosa che ha caro prezzo nelle mani degli uomini.
In forza di questa realtà hanno diritto davanti a Dio!

5. Questa non è un’interpretazione arbitraria, ma corrisponde all’intenzione di Cristo, profetizzata da Isaia: “Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti” (Is 53,4-5) e confermata da San Pietro: “Egli portò i nostri peccati nel suo corpo,sul legno della croce,perché, non vivendo più per il peccato,vivessimo per la giustizia;dalle sue piaghe siete stati guariti” (1 Pt 2,24).
È la cosiddetta soddisfazione vicaria, e cioè attuata al posto nostro.

6. Attraverso la sua passione Cristo ci ha meritato di diventare per adozione figli di Dio e di essere nuovamente suoi intimi amici.
Anche i figli adottivi meritano davanti ai genitori, hanno diritto di essere partecipi dei loro beni e di ereditare.
Così anche noi: per i meriti di Gesù Cristo abbiamo acquisito il diritto davanti d Dio di essere ascoltati, di essere partecipi dei beni della sua casa, di ereditare il suo Regno.
Nessuno in forza della sua natura ha il diritto di diventare amico di Dio.
Gesù ci ha meritato di esserlo di nuovo, nonostante il peccato, che da parte nostra è il disprezzo dell’amicizia di Dio.

7. Come vedi, Dio non poteva manifestare il suo amore per noi in maniera più forte e, potrei dire, costringente!
Ed è per questo che san Paolo dice che “l’amore del Cristo ci spinge (caritas Cristi urget nos!), al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro” (2 Cor 5,14-15).

E così dopo queste riflessioni auguro anche a te di continuare quello che stai facendo da tempo: di non vivere più per te stesso, ma per Colui che è morto ed è risuscitato per te.
Ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo