Quesito

Carissimo Padre Angelo
vorrei  porgervi  alcune mie incertezze circa la nostra fede.
Gesù ha sofferto una volta a causa del peccato. 
In che modo i nostri peccati causano sofferenza a Cristo, se si può parlare di sofferenza, visto che Gesù  è vincitore della morte? Allora la nostra piccola partecipazione alle sue  sofferenze va a vantaggio di Cristo che è la Chiesa? E in questo senso che Gesù viene consolato?
Vi ringrazio 
Sr Nicoletta


Risposta del sacerdote

Cara Suor Nicoletta,
1. Cristo nella sua vita terrena ha sofferto per i nostri peccati fin dal primo istante della sua esistenza.
Li ha sempre avuti tutti davanti a sé.
Per questo l’Autore dell’Imitazione di Cristo dice che tutta la vita di Cristo è stata croce e martirio (Tota vita Christi crux fuit et martirium).
Questo dolore lo teneva sospeso nella sua anima, perché se l’avesse lasciato ridondare nel corpo ne sarebbe rimasto accasciato e non avrebbe potuto svolgere né la sua vita nascosta di Nazaret né il suo ministero pubblico.
Durante la passione ha permesso che avvenisse nel corpo quanto era già presente nella sua anima.

2. Attualmente Cristo non soffre se non nel suo corpo mistico, che è la Chiesa.
I nostri peccati oggi lo feriscono nella Chiesa perché ne lacerano l’unità e si ripercuotono nelle sue membra privandole di un aiuto o spingendole al peccato.
Giovanni Paolo II in Reconciliatio et Paenitentia ha scritto: “In virtù di una solidarietà umana tanto misteriosa e impercettibile quanto reale e concreta il peccato di ognuno si ripercuote in qualche modo anche sugli altri.
È questa l’altra faccia di quella solidarietà che a livello religioso si sviluppa nel profondo e magnifico mistero della comunione dei santi, grazie alla quale si è potuto dire che ogni anima che si eleva, eleva il mondo.
A questa legge dell’ascesa corrisponde, purtroppo, la legge della discesa, sicché si può parlare di una comunione nel peccato, per cui un’anima che si abbassa per il peccato abbassa con sé la chiesa e, in qualche modo, il mondo intero.
In altri termini, non c’è alcun peccato, anche il più intimo e segreto, il più strettamente individuale, che riguardi esclusivamente colui che lo commette.
Ogni peccato si ripercuote, con maggiore o minore veemenza, con maggiore o minore danno, su tutta la compagine ecclesiale e sull’intera famiglia umana” (RP 16).

3. Ed è per questo che l’Eterno Padre ha detto a S. Caterina da Siena: “Tieni a mente che nessuno può fare spiritualmente del bene a sé che non lo faccia anche al prossimo suo, né del male a sé che non lo faccia anche a lui” (Dialogo, 24).
E: “Chi è in stato di peccato e di odio verso di me fa danno al prossimo oltre che a se stesso…
O carissima figliola, vedi bene che gli uomini, dovunque si trovino e a qualunque condizione appartengano, tutti partoriscono sopra il prossimo i peccati che concepiscono nel cuore”  (Dialogo, 6).

4. Rimane vera pertanto la tua conclusione: quando noi completiamo nella nostra carne quanto manca alle sofferenze di Cristo per il bene della Chiesa (Col 1,24) noi consoliamo Gesù.
L’abbiamo consolato nella sua vita terrena, perché vedeva che i suoi meriti non erano vani e che tanti per amor suo avrebbero accettato ogni sofferenza.
E lo consoliamo oggi nel senso che consoliamo o confortiamo il suo corpo mistico che è la Chiesa. Proprio nella linea di quello che l’Eterno Padre diceva a Santa Caterina: “Tieni a mente che nessuno può fare spiritualmente del bene a sé che non lo faccia anche al prossimo suo”

Ti auguro un Santo Natale ricco di grazia e di pace.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo