Cos’è per lei l’OBBEDIENZA e la VITA IN COMUNE nella sua vita quotidiana di frate predicatore

////Cos’è per lei l’OBBEDIENZA e la VITA IN COMUNE nella sua vita quotidiana di frate predicatore

Cos’è per lei l’OBBEDIENZA e la VITA IN COMUNE nella sua vita quotidiana di frate predicatore

Quesito

Caro Padre
Approfitto ancora della sua disponibilità.
Le chiedo quindi di spiegarmi cos’è per lei l’OBBEDIENZA e la VITA IN COMUNE nella sua vita quotidiana di frate predicatore?
Non le chiedo una spiegazione dottrinale o spirituale, ma riferita alla sua vita di ogni giorno. Ciò perché ho l’impressione che dei tre voti non sia il più facile, visto che il peccato più grave è quello della SUPERBIA. Lo stesso dicasi della VITA IN COMUNE, che non è un voto, ma un obbligo a cui lei si è volontariamente sottoposto.
Se vi sono problemi (e quanti!) nel matrimonio, ove ci si sceglie, quanti nella VITA IN COMUNE ove non ci si sceglie, tutt’al più si è accondisceso a una CHIAMATA, ma non a una vita in comune con quelle particolari persone.
Cordiali saluti.
Mi ricordi nelle sue preghiere.
Maurizio


Risposta del sacerdote

Caro Maurizio,

1. Obbedienza e vita comune non sono un peso per chi ha scelto di vivere insieme con Cristo e nella forma di vita degli apostoli.
Se si trattasse di obbedire semplicemente ad un uomo, la cosa sarebbe davvero dura, anzi impossibile.
Ma se si obbedisce a Cristo che manifesta la sua volontà attraverso un uomo allora le cose sono diverse.

2. E anche se l’obbedienza talvolta può costare qualche sacrificio, si è ben consapevoli che se il chicco di grano non cade in terra e non muore, non porta frutto.
  Se uno entra nell’ordine domenicano per salvare anime, certamente le salva anzitutto attraverso la sua stessa vita, che comporta anche l’obbedienza.
Del resto non è per l’obbedienza di Cristo che tutti quanti siamo stati riscattati? San Paolo dice che “anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti” (Rm 5,19).

3. Lo stesso discorso vale anche per la vita comune.
Se si trattasse di vivere semplicemente insieme con altri, la vita sarebbe invivibile.
Ma se si tratta di vivere insieme con Cristo, che manifesta il suo volto attraverso quelli che ci stanno vicino, allora le cose stanno diversamente.
È vero che io non ho scelto quelli che vivono con me. Ma li ha scelti Gesù Cristo, e li ha scelti perché vivano con me per la stessa causa.
Certamente la vita comune comporta dei sacrifici personali. Ma se uno ha sempre di mira gli obiettivi più alti (la salvezza, la conversione degli uomini a Cristo), allora per amore di Cristo e dei fratelli da salvare ci si sottopone con gioia a qualunque sacrificio.

4. Non va dimenticato poi che quelli che sono nella vita religiosa con me sono persone animate dai miei stessi obiettivi. Ed è bello vedere che ognuno cerca di superare se stesso per rendere contenti gli altri, al fine di guadagnare Cristo in se stesso e in una moltitudine di fratelli.

5. In definitiva, caro Maurizio, solo lo spirito di fede, lo spirito soprannaturale, la mente fissa su Gesù costituiscono il motivo che rende bella la vita religiosa e conferiscono la capacità di sopportare anche con gioia qualsiasi difficoltà.

Queste sono le risposte che do a te, che mi hai rivolto delle precise domande.
Ma sono anche le risposte che dò continuamente a Cristo che mi ha chiamato per questa strada. Sono le risposte che mi fanno la forza e la gioia di essere domenicano.

Tra breve scendo per la celebrazione della Messa.
Chiederò al Signore la grazia che tu diventi un bravo domenicano, dal momento che ormai da diverso tempo ti interroghi se questa sia la strada per la quale ti chiama il Signore.
Intanto ti saluto cordialmente, ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo