Quesito

Caro Padre Angelo!
Da quando, or sono alcuni anni, ho sentito dire che la grazia della buona morte è una grazia straordinaria che Dio accorda in modo speciale, ho l’abitudine di rivolgere più volte al giorno al Cielo la bella preghiera dell’Anima Christi santifica me etc., quasi come facessi la comunione spirituale. Colà, infatti, è racchiusa la bella supplica a Dio per cui lo si prega di accoglierci in cielo al momento della nostra morte.
Io, infatti, vorrei andare in Paradiso ma so che, per quanto mi sforzi, le mie giornate si chiudono piene di imperfezioni, pure quando, coll’aiuto di Dio, mi riesce di scampare il peccato grave. Per questo, spesso, prego come le ho descritto sopra.
Ora vengo a un paio di domande.
1.  La morte mi può cogliere in ogni momento e mille sono le occasioni che ha per prendermi. Che valore, che merito può avere la mia morte improvvisa? Io spero e prego che Iddio mi conceda di essere cosciente mentre muoio (possibilmente sazio di giorni), sicché io possa offrire la mia morte e tutto quel che comporta per l’espiazione dei miei peccati e per il bene della Chiesa. So che non è un bell’offrire, visto che tanto devo morire per forza… Nel caso però che non abbia il tempo di pensare al fatto che sto morendo (un incidente, un colpo, etc.), come mi presenterò di là, con che merito?
2. Io viaggio spesso; e spesso visito le chiese. Mi capita di vedere qualche vecchia tomba in esse e mi soffermo a pregare per il defunto che vi riposa. Dal momento che il suffragio dei vivi molto aiuta le anime nel Purgatorio, che strategie mi suggerisce per accaparrarmi quante più preghiere, dopo che sarò morto? La gente va sempre meno nei cimiteri: ci si può far seppellire in chiesa o fare un contratto con qualche convento di clausura, per cui i frati o le monache recitino regolarmente preghiere in mio suffragio?
Mentre le domando una benedizione e le assicuro le mie preghiere, la saluta e abbraccia il suo
Andrea

PS
Le direi “mi risponda con tutto il comodo”, ma ciò suonerebbe ironico, avendo appena parlato di come la morte sa essere intempestiva….


Risposta del sacerdote

Caro Andrea,
1. mi compiaccio anzitutto per la recita della bella preghiera dell’Anima Christi santifica me che ripeti varie volte al giorno.
Mi auguro che qualche visitatore ti sappia imitare.

2. Guardando alla nostra morte ci viene quasi istintivo pensare che moriremo su un letto, circondati da persone che ci vogliono bene e che ci stringeranno la mano fino all’ultimo.
Ma sappiamo che tante volte non avviene così e che in alcuni casi la morte è così improvvisa che non si ha neanche il tempo di pensare a Dio e alla nostra eternità.
Penso che capiti a tutti di schivare diverse volte la morte per un pelo e che in quel frangente si è pensa a tutto eccetto che a Dio.

3. Pertanto conviene preparare per tempo quel momento nella speranza che il Signore tenga conto delle nostre volontà e delle nostre determinazioni nel medesimo modo in cui i nostri posteri terranno conto delle nostre volontà testamentarie.
Alcuni Santi hanno fatto così. Tra questi mi piace pensare a San Giuseppe Cafasso, direttore spirituale di don Bosco e definito come la gemma o la perla del clero italiano.

4. Trascrivo a beneficio tuo e dei nostri visitatori l’atto di accettazione della morte composto e recitato da questo Santo che morì all’età di 49 anni il 23 giugno 1960.
Grande Iddio, io accetto e adoro la sentenza di morte pronunziata sopra di me, e portandomi col pensiero sul mio letto di morte, voglio fare adesso per allora una ultima e solenne protesta di quei sentimenti ed affetti con cui intendo terminare la mia mortale carriera.
Siccome questo miserabile corpo fu la cagione per cui offesi tanto il caro mio Dio, così per sua punizione e castigo ne fo ben di cuore un totale sacrificio all’offeso mio Signore. Per quello che riguarda il tempo o le circostanze tutte della mia morte, io mi rassegno pienamente, ad esempio del mio Divin Redentore, a tutto ciò che il Padre Celeste avrà disposto di me.
Accetto quella morte qualunque che Iddio nei suoi decreti crederà migliore per me.
Per compiere la volontà sua, intendo accettare da Lui o per Lui tutti quegli spasimi e dolori, che sarà in voler suo che io soffra in quel punto.
Questa è la mia ferma e precisa volontà, con cui intendo vivere e morire in qualunque momento Iddio voglia disporre di me.
Io mi metto tra le mani della mia cara madre Maria, del mio buon Angelo Custode, di san Giuseppe, dei Santi miei protettori, quali tutti attendo sul punto di mia morte e pel viaggio alla mia eternità. Amen”.

5. Ho letto anche che san Giuseppe Cafasso lasciò nel testamento la disposizione che si facessero celebrare per lui al più presto 400 Messe di suffragio e che per ogni Messa si desse l’elemosina di 150 centesimi.
Inoltre lasciò la disposizione che nella sua parrocchia natale ogni sera si recitasse il Rosario per lui col canto delle litanie, la recita del De profundis per la sua anima e si elevasse una lode alla Madonna, lasciando 400 lire annue per chi svolgeva questo incarico.
Per noi oggi è impensabile il secondo tipo di suffragio di cui si provvide San Giuseppe Cafasso. Ma il primo sì, si può fare. Le Messe verranno sempre celebrate fino alla fine del mondo.
Penso che tra le disposizioni testamentarie più necessarie vi debbano essere anche quelle relative ai suffragi.
Il Cafasso, che era un santo, vi ha provvisto molto bene.
Ricordo ancora che si può provvedere al proprio suffragio attraverso opere di carità. Il Cafasso volle che dopo la sua morte venisse data una lira a ogni carcerato. Era infatti anche confessore dei carcerati.
Anche oggi vi sono persone che lasciano in beneficenza a conventi e monasteri alcune somme perché si facciano i dovuti suffragi.
Oggi invece non è più possibile farsi seppellire in Chiesa. Viene concesso solo ai vescovi.

5. Tu sei ancora molto giovane. Ma non è mai sbagliato provvedere per tempo almeno con le parole di provvedere ai suffragi dopo la propria morte.

Ti auguro ogni bene per il tuo soggiorno permanente in Vienna, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo