Quesito

Caro Padre Angelo,
trovo molto utili le Vostre risposte e tante volte ho trovato risposte ai  miei dubbi, grazie.
Vorrei porLe una domanda che non ha trovato una risposta esauriente. Come mai tanti ragazzi dopo aver ricevuto i sacramenti spariscono? Allora io mi chiedo cosa servono? Si fanno solo per “Tradizione”. I sacramenti presuppongono la fede ma io mi chiedo non sarebbe giusto consegnarli alle persone che hanno in qualche modo conosciuto Cristo?? Sì, perché la fede serve a chi ha conosciuto Cristo! Cosa vuol dire allora “CONOSCERE”. Tanti vanno dal parroco per farsi fare il famoso “certificato” da padrino e ovviamente…..Quante carte fasulle!!!
Le chiede questo con umiltà.
Grazie Nicola


Risposta del sacerdote

Caro Nicola,
1. sono tanti i motivi per cui i ragazzi dopo aver ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana spariscono.
Te ne posso elencare alcuni.

2. Il primo è dato dal fatto che non hanno il supporto della famiglia. Intendo dire di una famiglia cristiana in cui si condivida la fede.
Non è sufficiente che tutti credano in famiglia per dire che c’è condivisione, perché in molte famiglie ognuno crede per conto proprio, ma non si legge la parola del Signore insieme, non la si condivide insieme, non si prega insieme se non magari prima del pranzo o della cena.
Là dove c’è condivisione della fede è più facile che un ragazzo esponga ad un certo momento le proprie domande, riporti quelle che ha sentito e trovi dai genitori una risposta adeguata.

3. Il secondo, ma si potrebbe mettere anche come primo, è il periodo particolare della loro crescita: quello dell’adolescenza.
È giusto che i ragazzi diventino autonomi nel pensare e nell’essere motivati.
È giusto che mettano in discussione tante cose. È il tempo in cui si appropriano dei valori che sostengono la vita e la fede.
Ma in questo, purtroppo, rimangono soli e disorientati. Mancano di guide all’interno della comunità ecclesiale.
Dove invece c’è una realtà associativa propositiva che li fa sentire protagonisti, i ragazzi si entusiasmano.
All’interno della Chiesa vi sono alcune di queste realtà associative.
Nella mia esperienza pastorale ho visto ragazzi che venivano da famiglie in cui la fede era quasi morta o del tutto morta. Dando loro nutrimento e aiutandoli nell’esperienza di vita cristiana, sono diventati apostoli tra i loro compagni e anche all’interno della famiglia.
Purtroppo anche qui non di rado i ragazzi sono lasciati in balìa di se stessi. E allora non fiorisce nulla.

4. Nella formazione dei nostri ragazzi un ruolo determinante è svolto dalla scuola. Qui molto spesso sono a contatto che insegnanti che di fatto trasmettono quanto vivono.
Penso al giovane Henri Lacordaire che poi divenne come un nuovo fondatore dell’Ordine domenicano in Francia dopo la soppressione degli ordini religiosi decretata dalla rivoluzione francese. Al liceo aveva avuto un insegnante di diritto che era ateo. Non gli parlò mai male di Dio e della Chiesa. Ma fu sufficiente per fargli perdere la fede, che ricuperò qualche anno più avanti e con uno slancio tale che convertirsi e decidere di dedicare tutta la propria esistenza a Gesù Cristo fu la stessa cosa.
Oltre i professori che non di rado svolgono un ruolo diseducativo, ci sono i compagni, che portano talvolta quanto di peggio c’è nelle loro famiglie e nella società.
In 1 Cor 15,33, si legge: “Non lasciatevi ingannare: le cattive compagnie corrompono i buoni costumi”.

5. Vi sono poi i mezzi di comunicazione sociale che i ragazzi possiedono e sanno maneggiare meglio dei loro genitori. Qui hanno la possibilità di vedere (penso alla pornografia) quanto di più deleterio c’è per la vita spirituale: vengono inquinati. E con l’inquinamento comincia a spegnersi in loro il gusto delle cose di Dio perché i desideri della carne sono contrari a quelli dello Spirito.
Per questo San Pietro dice: “Carissimi, io vi esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dai desideri della carne che fanno guerra all’anima” (1 Pt 2,11).
E San Paolo: “Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne; la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste” (Gal 5,16-17).

6. Ecco allora il pensiero di alcuni: non sarebbe meglio dare i sacramenti dopo l’età adolescenziale, quando i ragazzi sono più maturi?
La risposta traspare già da quanto ho detto: se aspettiamo che i ragazzi vengano del tutto spenti e interiormente inquinati dai cari messaggi avversi al Vangelo come potranno ancora essere attratti da Cristo?
Non va sprecato a parer mio il tempo preziosissimo pre adolescenziale.
Con i sacramenti ricevono la grazia Dio e con la grazia vengono tenuti al largo da tanti mali.
Per questo San Giovanni Bosco diceva: “Si tenga lontano, come la peste, l’opinione di taluno che vorrebbe differire la prima Comunione ad un’età troppo inoltrata, quando per lo più il demonio ha preso possesso del cuore di un giovinetto a danno incalcolabile della sua innocenza.
Secondo la disciplina della Chiesa primitiva si solevano dare ai bambini le ostie consacrate che  sopravanzavano nella Comunione pasquale.
Questo serve a farci conoscere quanto la Chiesa ama che i fanciulli siano ammessi per tempo alla Santa Comunione.
Quando un giovinetto sa distinguere tra pane e pane, e palesa sufficiente istruzione, non si badi più all’età e venga il Sovrano Celeste a regnare in quell’anima benedetta” (Il sistema preventivo II,7).

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo