Quesito

Caro padre Angelo,
sono uno studente del primo anno di Lettere classiche e seguo con interesse e profitto la sua rubrica.
Nella risposta del 19 Luglio2015 ("Per la Genesi e i suoi primi undici capitoli è necessario distinguere l’evento e la cornice simbolica con cui viene descritto") leggo che, a proposito dei primi 11 capitoli della genesi,  "è necessario distinguere l’evento e la cornice simbolica con cui viene descritto", ovvero: "è un fatto storico che proveniamo tutti da (…)  una coppia originaria, alla quale la Scrittura dà i nomi di Adamo ed Eva, "è ugualmente un fatto storico che all’origine del peccato dei nostri progenitori c’è stata una tentazione da parte del demonio", "ugualmente la disobbedienza dei nostri progenitori è un fatto storico",  "anche la cacciata dal paradiso terrestre è un fatto realmente accaduto", senonché tutti questi "fatti storici" sarebbero espressi nella Genesi in "un linguaggio simbolico", "semplice e figurato, adattato alle intelligenze di un’umanità meno progredita"…
Mi sento un po’ perplesso: ora, per "fatto storico" immagino possiamo intendere un fatto avvenuto in un luogo e in tempo piu’ o meno precisabili (almeno in termini di secoli o di millenni, se non proprio di anni, mesi e giorni…) in base ai documenti e alle testimonianze a disposizione: ora,  se il racconto della Genesi è "figurato" in cosa sono di fatto consistiti questi avvenimenti storici? insomma, storicamente cosa è accaduto? e quando? Fernand Braudel diceva poi che la storia è soprattutto geografia: quindi dove sarebbe avvenuta la cacciata dal paradiso? potremmo anche chiederci: dove si trova(va) il paradiso da cui i nostri genitori furono storicamente cacciati? e cos’è – storicamente – questo paradiso?
L’ ipotesi del "linguaggio semplice e figurato, adattato alle intelligenze di un’umanità meno progredita" non mi pare quindi molto congrua: gli Ebrei avevano un’ esperienza dei fatti storici superiore – credo –  a quella di qualsiasi altro popolo del Vicino Oriente antico: guerre, invasioni, deportazioni, avvicendamenti dinastici… Perché l’autore sacro non ha descritto i "fatti storici" dei primordi così come effettivamente avvennero invece di ammantarli di simboli e figure?
La ringrazio se mi vorrà fornire ulteriori lumi e la ricordo nelle mie preghiere con affetto e filiale devozione.
Pietro


Risposta del sacerdote

Caro Pietro,
1. quando ho usato l’espressione “storicamente accaduto” non intendevo  usare i criteri della storiografia attuale, la quale come tu giustamente sottolinei è anche geografia.
Si vuol dire semplicemente che si tratta di un evento accaduto.

2. In forza di quali documenti si afferma che è accaduto?
Ebbene qui non si deve dimenticare che ci si trova di fronte ad un dato rivelato. Quanto viene rivelato da Dio si accoglie per fede.
Dunque i credenti ritengono per fede che è vero quanto Dio ha rivelato.
Non lo ritengono per evidenza, la quale per sua stessa natura è diversa dalla fede.

3. Mi parli degli Ebrei “che avevano un’esperienza dei fatti storici superiore – credo – a quella di qualsiasi altro popolo del Vicino Oriente antico”.
Su questo posso essere d’accordo se ti riferisci agli ebrei di qualche secolo prima di Cristo.
Inizialmente però non c’erano gli scritti, ma le tradizioni orali.
E così si è andati avanti tra gente più o meno primitiva non solo per secoli, ma millenni.
Inoltre non si deve dimenticare che la Genesi non è stata scritta di getto sotto dettatura in un particolare anno.
È la confluenza di tradizioni orali messe insieme nell’8°-9° secolo avanti Cristo.
Noi credenti riteniamo che chi ha compilato questo testo abbia goduto di una particolare assistenza divina e abbia scritto tutto quello e solo quello che è utile per la nostra salvezza

4. Inoltre la Rivelazione esplicita comincia con Abramo, vissuto 1800 anni prima di Cristo.
Gli scritti del pentateuco risalgono invece ai secoli 9° e 8° avanti Cristo.
Va ricordato anche che la discendenza di Abramo non si è costituita subito come nazione.
Inizialmente si è trattato di un popolo nomade.
Solo con Mosè (1200 a.C.) ebbe una legislazione.
Come si vede, prima che qualche cosa venisse messo per scritto passarono circa mille anni.
Inoltre le tradizioni confluite nella Genesi, soprattutto quelle dei primi 11 capitoli,  quando si sono istituite? Qui si affonda addirittura nella preistoria.
Ecco, l’Autore sacro non ha messo insieme dei documenti, ma delle tradizioni, espresse con linguaggio semplice metaforico, ma di altissima rilevanza.

5. Mi piace riferirti quanto hanno scritto due grandi esegeti E. Galbiati e A. Piazza in un volume intitolato “Pagine difficili della Bibbia” i quali dicono subito che questi primi 11 capitoli non sono ordinati a soddisfare curiosità scientifiche e storiche.

6. “Innanzitutto nelle pagine bibliche prese in esame non troveremo di che soddisfare la nostra curiosità scientifica. Anziché ad es. la cronistoria della formazione della crosta terrestre o dell’assestamento del firmamento o del progressivo sviluppo della vita, anziché le modalità precise dell’origine dell’organismo umano, la Bibbia ci offre soltanto descrizioni, ricche di metafore e di poesia, nelle quali si riflettono le concezioni popolari, niente affatto scientifiche, dell’antico Oriente. Ma in compenso sono dischiusi orizzonti sconfinati in funzione di un autentico giudizio di valore su tutte le cose.
L’Antico Testamento infatti si apre con l’affermazione: «In principio Dio creò il cielo e la
terra» cioè tutte le cose. Dunque: «tutto ciò che non è Dio, è da Dio». È assolutamente impossibile esaurire la
portata dottrinale e vitale di questa affermazione, pur tanto semplice.
Le creature visibili ed invisibili, in ogni fibra del loro essere, nelle loro attitudini, in ogni fase del loro operare, sono totalmente da Dio. La cosmogonia mosaica lo sottolinea ad ogni passo: la parola di Dio tutto crea, la benedizione di Dio tutto feconda (cfr. Genesi 1,22-28).
Per questo, nell’universo tutto è bello, tutto è buono (Genesi 1,31). Nessuna forza cieca o malefica si annida nelle cose. Lo spettacolo dell’immensità e complessità dell’universo, mentre sgomenta e arma di antidoti magici l’antico orientale, piega l’uomo biblico all’adorazione, all’ammirazione, alla lode, al ringraziamento per il Creatore e questo è esattamente il senso e la funzione dell’universo.
Al centro dell’universo visibile, in esso intimamente inserito, ma di esso dominatore, sta l’uomo. Nessun libro ha una concezione così marcatamente antropocentrica del mondo (antropocentrismo relativo, s’intende) paragonabile con quella biblica: «popolate la terra e
soggiogatela e abbiate potere sui pesci del mare e sui volatili del cielo e su tutte le fiere della
terra» (Genesi 1,28). Ma questo solo per quel tanto di divino che c’è nell’uomo, il quale, tratto «dal fango», è assunto al fastigio dell’immagine e somiglianza di Dio! (Genesi 1,26-27).
Ma il compenso più prezioso della delusione scientifica del lettore della Bibbia è il ritrovare,
proprio in quelle descrizioni così popolari dei fenomeni naturali, un’idea di Dio, così alta e completa quale non si ritrova nell’intera cultura umana precristiana estraisraelitica.
In tutti i sistemi religiosi la scoperta di Dio prende le mosse, più o meno, dalla
contemplazione dell’universo (cfr. Romani 1,19-20), per tosto naufragare nell’errore, quando si tratti di stabilire la relazione precisa tra la Divinità e il mondo: naturismo, politeismo, idolatria, panteismo, ecc., sono altrettante concezioni religiose inceppate nella valutazione del rapporto tra l’universo visibile e il Principio supremo. (…).
Ma la prima pagina della Bibbia, proprio nell’artificioso esamerone mosaico, pone a contorni nettissimi sotto gli occhi del lettore il Dio unico, eterno, personale, trascendente, onnipotente, provvidente.
È questo patrimonio di idee religiose, filtrate in pochi fantasiosi versi della Genesi, che mette il rozzo ed illetterato pastore ebreo in netto vantaggio su Platone e Aristotele, ed offre a noi, tardi lettori, non un sistema di scienze naturali, ma addirittura i fondamenti della metafisica” (pp. 20-22).

7. “Nell’Antico Testamento neppure troveremo di che soddisfare certe nostre curiosità storiche.
Nonostante che da un capo all’altro della Bibbia corra un intreccio ampio e svariatissimo di fatti storici, risulta vana la nostra ricerca di notizie a nostro giudizio oltremodo interessanti. Invano, p. es., ci sforziamo di ricostruire con i dati biblici la cronologia dell’epoca anteriore a Davide: alle nostre preoccupazioni sembrano sorridere, bonariamente enigmatici, i multipli di 40, che scandiscono i secoli al ritmo delle generazioni umane, mentre lunghe liste di nomi sconosciuti e salvati all’oblio dei millenni, riempiono a dozzine le pagine venerande.
Siamo dunque in presenza di una storia passata attraverso il prisma di una mentalità tanto diversa dalla nostra, un prisma che in parte rivela, in parte nasconde. E quanto più i fatti vengono da lontano, dalle epoche remote della preistoria, tanto più ci si rifrangono di scorcio, fino a renderci impossibile il ricollocarli nella loro giusta prospettiva, nella loro reale distanza nel tempo. Ci domanderemo anzi se i fatti più lontani del passato non siano stati ad arte tramandati attraverso lo stesso alone di simbolismo e di poesia, tramite il quale ci appaiono disvelati e velati ad un tempo gli ultimi destini della storia umana.
Spinti dalle esigenze del nostro gusto moderno, occidentale, scientifico, indagheremo le caratteristiche di quella mentalità che ci ha trasmesso le memorie del passato, per tentare di ricuperare ciò che può essere sfuggito al crivello della storiografia biblica e che tanto invece a noi interessa sapere.
Ma ci teniamo ancora ad affermare che, nonostante questo strano modo biblico di narrare la storia – anzi proprio per merito di esso – la storia dell’umanità e d’Israele ci appare luminosamente nel suo senso religioso. Il peccato – che ha inquinato il genere umano alla sua radice – si rivela nei suoi aspetti sociali col crescere stesso della società nella così detta preistoria biblica (Genesi 1-11): omicidio, prepotenza, profanazione dell’amore, frazionamento politico, finché Dio interviene a selezionare, via via, di tra i popoli, il gruppo umano, incaricato di tener accesa attraverso i secoli la fiamma della fede nel Dio unico e la speranza della riabilitazione.
La storia biblica è diventata così la cornice oggettiva, qualunque ne sia l’espressione letteraria, in cui s’inserisce la rivelazione divina delle verità riguardanti le nostre relazioni con Dio, il nostro comportamento morale e il nostro destino eterno” (pp. 22-23).

Penso che adesso sia tutto più chiaro
Ti ringrazio molto per il ricordo di me nelle tue preghiere e anche per l’affetto e filiale devozione.
Ti assicuro volentieri le mie. E mentre ti auguro un grande profitto negli studi e nella vita cristiana, ti benedico.
Padre Angelo