Quesito

Caro Padre Angelo,
mi chiamo …., ho 28 anni e sono un medico laureatomi l’anno scorso e in attesa di trovare una sistemazione in Italia o all’estero. Il 4 ottobre io e la mia fidanzata (medico anche lei) ci sposeremo dopo un cammino spirituale di diversi anni in cui abbiamo cercato e trovato domande, risposte e fede! Sappiamo che essere entrambi credenti è senz’altro una grazia tanto nelle difficoltà che nei momenti sereni!
Per questo, le vorrei chiedere un consiglio che forse le sembrerà stupido e cioè: come possiamo pregare insieme? Spesso gli impegni sono molti e ci accorgiamo che, se non stiamo attenti, è fin troppo facile dimenticarsi del Signore…ci consiglia di leggere dei passi delle Scritture nello specifico. o del Vangelo oppure cominciare dalla prima pagina e continuare fino alla fine? Insomma, il consiglio che le chiedo credo sia chiaro e spero che, tra le risposte ben più importanti, lei possa anche dare un consiglio a noi!
Con affetto e ringraziandola del coraggio con cui ci ascolta e risponde alle nostre domande, la saluto e la ricorderò nelle preghiere.
Cordialmente


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. il consiglio che vi do è duplice e può riguardare la vostra preghiera del mattino e della sera.
Al mattino potete leggere insieme il Vangelo del giorno e poi rimanere qualche momento in silenzio.
È il primo atto comune. E lo fate insieme col Signore.
Quando aprite il Vangelo, facendovi il segno della croce, è come se ripeteste la scena di Gesù che si affianca ai discepoli di Emmaus.
È un momento molto grande della vostra giornata.
Gesù viene per essere la vostra luce, la lampada che illumina i passi e gli eventi della giornata.
Dopo averlo letto, potete stare ancora un momento seduti, in silenzio.
In quel silenzio cercherete di memorizzare quanto il Signore vi ha detto.
Di parole ne sentirete tante in giornata. Ma queste sono indubbiamente le più preziose. Sono quelle che rivelano il significato più profondo di tutte le altre parole che sentirete.
Dovete portarvele dietro, così come vi portate dietro le parole che vi toccano più sul vivo.
Dovreste sentire quasi come un’offesa fatta al Signore se durante l’arco della giornata vi lasciate dominare dalle altre parole, tralasciando del tutto queste.

2. Vi ho indicato le parole del Vangelo del giorno perché sono quelle che ascoltano tutti coloro che in quel giorno vanno a Messa.
In questo modo vi risulta più facile interloquire con quelli che hanno la grazia di poter andare a Messa tutti i giorni.
Ma potreste iniziare anche con uno dei quattro vangeli e leggerne una pericope al giorno.
La pericope non è un capitolo, ma una parte di un capitolo, con un suo significato compiuto. In genere è un paragrafo.

3. Come ho accennato, dopo aver letto il Vangelo potete rimanere in silenzio per far sedimentare la Parola di Dio.
Se non volete che il tempo del silenzio non si abbrevi sempre più, potete recitare il Santo Rosario. È una preghiera larga, che si adatta molto bene alla meditazione della Parola di Dio. Anzi vi stimola ad accoglierla e a custodirla come ha fatto la Madonna e in compagnia della Madonna.
Tra lettura della Parola di Dio e recita del Santo Rosario vi impiegherete circa un quarto d’ora o poco più.
Se avete fretta, potete omettere le giaculatorie che si dicono dopo il Gloria al Padre e le litanie, che di per sé non fanno parte del Rosario.

4. Poi ci sarà la preghiera della sera fatta insieme.
Vi consiglio di non farla all’estremo della giornata, quando sarete ormai appesantiti dal sonno e dalla stanchezza.
Sarebbe opportuno farla prima di preparare la cena.
Anche qui vi consiglio il Santo Rosario, questa volta – se volete – anche con  le giaculatorie e le litanie.
Perché il Rosario?
Perché durante la contemplazione dei misteri il Rosario vi permette di riandare a quanto avete vissuto in giornata per rivedere tutto alla presenza del Signore e della Madonna.
Ritroverete le persone, i discorsi, i problemi degli altri.
E avrete la possibilità di ringraziare il Signore di mettere di nuovo a disposizione vostra gli eventi menzionati nel mistero, eventi che hanno un merito infinito di rendimento di grazie, di richiesta di perdono e di implorazione di grazie.
Presenterete allora le persone e gli affanni degli uomini alla misericordia del Signore e all’intercessione di Maria.
Giovanni Paolo II ha detto che “la semplice preghiera del Rosario batte il ritmo della vita umana” (Rosarium Virginis Mariae, 2).
Il Rosario vi aiuta a trasformare la vostra vita in preghiera.
Sentirete che quel momento è estremamente vantaggioso per tutti.
San Tommaso dice che dopo la predicazione la preghiera ha la massima efficacia.
Ebbene, la vostra giornata sarà stata tutta come una predicazione, senza magari mai nominare il nome di Gesù. Ma lo avrete testimoniato con la vostra condotta, col vostro sorriso e con la vostra limpidezza.
Non tornate a casa solo per riposarvi e per stare insieme, ma soprattutto per fare ciò che ancora manca. E questo lo fate con la preghiera

5. Mi piace ricordare alcune affermazioni di Giovanni Paolo II nell’esortazione apostolica Rosarium Virginis Mariae:
“Numerosi segni dimostrano quanto la Vergine Santa voglia anche oggi esercitare, proprio attraverso questa preghiera, la premura materna alla quale il Redentore moribondo affidò, nella persona del discepolo prediletto, tutti i figli della Chiesa: «Donna, ecco il tuo figlio!» (Gv 19, 26) (RVM, 7).
Il Papa ricorda le apparizioni di Lourdes di Fatima, durante le quali la Madonna ha sempre tenuto in mano, dall’inizio alla fine, la corona del Santo Rosario.

6. Inoltre nel Rosario si supplica Cristo con Maria. E non è certo cosa da poco conto: “Cristo ci ha invitati a rivolgerci a Dio con insistenza e fiducia per essere esauditi: « Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto » (Mt7,7). (…)
A sostegno della preghiera, che Cristo e lo Spirito fanno sgorgare nel nostro cuore, interviene Maria con la sua intercessione materna. «La preghiera della Chiesa è come sostenuta dalla preghiera di Maria». (…).
Alle nozze di Cana il Vangelo mostra appunto l’efficacia dell’intercessione di Maria, che si fa portavoce presso Gesù delle umane necessità: «Non hanno più vino» (Gv 2,3)” (RVM, !6).

7. Sull’efficacia di questa preghiera Giovanni Paolo II ha detto: “A questa preghiera la Chiesa ha riconosciuto sempre una particolare efficacia, affidando ad essa, alla sua recita corale, alla sua pratica costante, le cause più difficili. In momenti in cui la cristianità stessa era minacciata, fu alla forza di questa preghiera che si attribuì lo scampato pericolo e la Vergine del Rosario fu salutata come propiziatrice della salvezza” (RVM, 39).

8. È una preghiera che fa molto bene alla vita di famiglia: “La famiglia che prega unita, resta unita. Il Santo Rosario, per antica tradizione, si presta particolarmente ad essere preghiera in cui la famiglia si ritrova. I singoli membri di essa, proprio gettando lo sguardo su Gesù, recuperano anche la capacità di guardarsi sempre nuovamente negli occhi, per comunicare, per solidarizzare, per perdonarsi scambievolmente, per ripartire con un patto di amore rinnovato dallo Spirito di Dio.(…).
Riprendere a recitare il Rosario in famiglia significa immettere nella vita quotidiana ben altre immagini, quelle del mistero che salva: l’immagine del Redentore, l’immagine della sua Madre Santissima.
La famiglia che recita insieme il Rosario riproduce un po’ il clima della casa di Nazareth: si pone Gesù al centro, si condividono con lui gioie e dolori, si mettono nelle sue mani bisogni e progetti, si attingono da lui la speranza e la forza per il cammino” (RVM, 41)

9. Fin dall’inizio di questo prezioso documento sul Rosario il Santo Pontefice non tralascia di portare la sua testimonianza personale: “Io stesso, poi, non ho tralasciato occasione per esortare alla frequente recita del Rosario.
Fin dai miei anni giovanili questa preghiera ha avuto un posto importante nella mia vita spirituale. (…).
Il Rosario mi ha accompagnato nei momenti della gioia e in quelli della prova.
Ad esso ho consegnato tante preoccupazioni, in esso ho trovato sempre conforto.
Ventiquattro anni fa, il 29 ottobre 1978, ad appena due settimane dall’elezione alla Sede di Pietro, quasi aprendo il mio animo così mi esprimevo: «Il Rosario è la mia preghiera prediletta. Preghiera meravigliosa! Meravigliosa nella sua semplicità e nella sua profondità. (…).
Sullo sfondo delle parole “Ave Maria” passano davanti agli occhi dell’anima i principali episodi della vita di Gesù Cristo.
Essi si compongono nell’insieme dei misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, e ci mettono in comunione viva con Gesù attraverso – potremmo dire – il Cuore della sua Madre.
Nello stesso tempo il nostro cuore può racchiudere in queste decine del Rosario tutti i fatti che compongono la vita dell’individuo, della famiglia, della nazione, della Chiesa e dell’umanità.
Vicende personali e vicende del prossimo e, in modo particolare, di coloro che ci sono più vicini, che ci stanno più a cuore.
Così la semplice preghiera del Rosario batte il ritmo della vita umana” (R VM, 2).

10. Ecco, penso che se aveste chiesto a Giovanni Paolo II un consiglio, vi avrebbe detto più o meno che vi ho scritto io.
È la medesima esperienza di vita. È il medesimo insegnamento.
Potete essere fiduciosi.
Vedrete come la vostra vita verrà trasformata, diventerà più evangelica, più cristiana.

Porto nel cuore delle mie preghiere quanto vi ho scritto perché lo mettiate in pratica.
Vi assicuro  anche la mia preghiera per la vostra famiglia e per il vostro lavoro e vi benedico.
Padre Angelo