Quesito

Caro Padre Angelo,
leggo spesso le sue risposte,in più di una occasione leggendo le risposte che da agli altri lettori trovo le risposte che cercavo io.
A me piace tanto la filosofia di san Tommaso.
Lei in questi tempi di confusione fa un’opera grandissima!
Mi presento: sono una mamma di tre figli di 20,18 e 14 anni.
Una famiglia assolutamente normale, la fedeltà un valore assoluto come il rispetto, mai fatto discorsi osceni o incoraggiato comportamenti scandalosi, ma neanche mai stati fissati o bigotti, io vado spesso a Messa (nel mio paesino c’è solo la domenica, in settimana devo andare nel comune principale) mio marito raramente, ai ragazzi non l’ho mai imposta, da piccoli venivano, poi hanno smesso, ma secondo me è una cosa dell’età, anch’io non ci andavo.
Io nel 1991 mi sono consacrata alla Madonna e da allora mi si sono aperti gli occhi su tante cose che io intuisco anche se nessuno me le dice.
La maggiore, finite le scuole, è andata a vivere con il suo ragazzo.
Io non ho voluto impedirlo né mi viene da insistere che si sposino perchè la vita è la loro e devono decidere serenamente senza che io o la mamma del ragazzo facciamo pressione.
I primi tempi che vivevano insieme li vedevo così teneri, così carini… perchè l’amore  (anche se il loro fuori del matrimonio cristiano è nell’errore, ma un errore correggibile) è comunque sempre una cosa bellissima.
Anche mia figlia più piccola un giorno mi ha detto "Hai visto che belli?".
Mio marito è un padre serissimo, un lavoratore, sempre presente nelle necessità dei figli, dalle pappe da piccoli al motorino, sempre pronto ad ascoltarli e il padre di quel ragazzo anche, in più è anziano e io lo vedo come i patriarchi, come Giacobbe, una persona di fede, lavoro e famiglia come san Giuseppe.
Poi in estate una domenica che eravamo tutti a pranzo dai consuoceri io ho sentito nei ragazzi qualcosa di sinistro, inspiegabile. (…)
I primi di ottobre hanno portato nella mia parrocchia di … dove mi sono anche sposata le reliquie di Santa Teresa di Gesù Bambino.
Io sono stata ad accoglierle e alla Messa, poi sono andata a casa e c’era mia figlia col ragazzo e non riuscivano a guardarmi in faccia, come due bambini che hanno rubato la marmellata o rotto qualcosa.
Io sono sempre stata una mamma con cui possono confidare tutto e con cui si può discutere di tutto, non voglio essere tipo quelle che danno divieti e dopo i figli fanno il contrario.
Io mi sono sforzata di fare finta di niente, di chiacchierare e mi sentivo come San Massimiliano Kolbe quando i nazisti non riuscivano a guardarlo negli occhi.
Ho pensato che si sentissero così perchè sentivano dentro di me la presenza di Gesù e vedevano come in uno specchio che loro facevano male a non essere sposati, tanto che quando li ho accompagnati alla macchina ho detto "Perchè non vi sposate in questa chiesa?"
Non potevo sapere la verità che oggi mi si è abbattuta addosso come un macigno: la piccola mi ha confidato che fanno costantemente scambi di coppie, orge e uso di droghe!
E hanno sempre raccontato tutto ai due fratelli più piccoli!
Hanno scandalizzati gli innocenti e anche me che sono adulta, ma sapere queste cose mi fa stare malissimo.
Anche se le facesse una persona estranea mi farebbe male, io sapevo dalla televisione che esistevano questi scambi, ma pensavo che non fosse neanche vero.
A mio marito non le dirò.
Ecco cos’era quell’atmosfera sinistra che sentivo quando li vedevo!
Ed ecco la mia domanda: sono adulti, hanno la loro vita, il loro lavoro, i loro soldi se mia figlia dovesse persistere a comportarsi così male e dovesse morire in stato di quei peccati e va all’inferno è colpa mia?
O perchè è adulta e responsabile di se stessa è colpa sua?
Io prego per lei e anche per il ragazzo,prego che smettano.
Che capiscano il loro errore e abbiano l’umiltà di dire "Abbiamo sbagliato, ora basta".
Mi scusi se le ho parlato di queste cose orribili e se ho scritto una lettera tanto lunga.
Grazie per l’attenzione


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. sì, sono cose orribili quelle che mi hai scritto e fanno star male anche al solo sentirle, anche se non si tratta di persone care.
Mi domandi se ti devi sentire responsabile davanti a Dio di questa situazione o se sia semplicemente colpa di tua figlia.
Evado alla domanda precisa che mi hai posto perché è difficile dire quali siano le responsabilità dei singoli in situazioni che coinvolgono anche le pressioni della società, l’educazione ricevuta e molti altri influssi.
Desidero invece cogliere l’occasione per dire che cosa bisogna fare per evitare che si ripetano storie come quella di tua figlia.

2. Bisognerebbe che i genitori ed educatori avessero la santa preoccupazione che la vita affettiva dei loro figli cresca e si esprima con un amore vero, puro.
Prima ancora che i nostri figli comincino a stringere amicizie di tipo affettivo e prima ancora della loro reciproca frequentazione è necessario parlare dell’amore vero, della necessità di imparare ad amare e cioè di imparare a dimenticare se stessi per essere attenti alle necessità altrui, di non confondere l’attrazione fisica con l’amore vero, di vincere le tentazioni, di attuare un combattimento spirituale nei confronti delle tentazioni e delle inclinazioni al male che albergano in ciascuno di noi.

3. In realtà i nostri ragazzi per quanto riguarda la loro vita affettiva sono in balìa di quello che sentono e soprattutto di quello che vedono.
Chi dovrebbe parlare tace sperando che sia sufficiente l’esempio e che col tempo le cose cambino.

4. Quando i ragazzi dicono ai loro genitori che hanno deciso di andare a convivere è troppo tardi per capire che si è sbagliato nei loro confronti, che vi sono stati troppi silenzi, che vi è stata mancanza di formazione e che è ormai quasi impossibile porvi rimedio.
Non sono i no o i ricatti che convincono, ma i ragionamenti, le persuasioni, gli esempi che devono essere sempre puntualmente presentati e condivisi negli scambi di discorsi in famiglia.

5. E tutto questo non può essere fatto in profondità se non si vive il proprio rapporto col Signore tendendo incessantemente alla crescita interiore e alla santificazione.
Un genitore che è attento e condivide con i suoi figli questi obiettivi si accorge subito delle loro necessità spirituali, dei punti in cui hanno bisogno di essere consolidati, rafforzati e anche protetti.

6. Quando i figli smettono di andare in Chiesa, di frequentare i sacramenti, di aver attenzione a vivere in grazia è (quasi) troppo tardi per capire che si è sbagliato nella formazione.
Non basta dire di andarvi e darne l’esempio.
È la condivisione, e cioè il vivere insieme il progetto di santificazione, lo scambiarsi le proprie impressioni, il condividere i propri combattimenti e i propri impegni che tiene unita la famiglia attorno al Signore.

5. Questo diventa quasi impossibile quando vi è addirittura un genitore e cioè un educatore che non solo viene meno alla condivisione, ma ha una scarsa pratica religiosa.
Mi dici che tuo marito crede, ma frequenta poco.
Mi viene da dire: che cosa ha condiviso con i suoi figli nell’approfondimento della vita di fede, nell’impegno più profondo e fondamentale dell’esistenza?

6. Non è molto che abbiamo celebrato la festa di san Giovanni Bosco e quest’anno siamo nell’anno che ricorda il bicentenario della sua nascita.
È sempre di attualità il suo metodo di educazione dei ragazzi: il modello preventivo, che si basa su tre pilastri: ragionevolezza (persuasione), amorevolezza e religione.
La religione però è il pilastro fondamentale, perché è quello che sostiene tutta l’impalcatura di una persona.
La sostiene dal suo interno indicandone gli obiettivi, facendo accedere ai mezzi che la vivificano e suscitando la nostra buona volontà operativa.
Quando i genitori tengono d’occhio tutto questo, lo vivono e lo condividono con i propri figli ricevendo il loro apporto di energia nuova e di impegno nella santificazione, mi pare impossibile che possano andare fuori strada nella vita affettiva e nella vita cristiana.

7. E adesso passo alla deriva cui sono giunti questi due giovani, deriva che strappa le lacrime e anche il cuore.
Dinanzi alla loro convivenza inizialmente vi sorprendevate dicendo: "Hai visto che belli?".
Certo, non si deve in nessun modo concludere che le convivenze abbiano l’esito della convivenza di tua figlia.
Ma certo si deve dire che prima ancora della convivenza e poi durante la convivenza questi due giovani non hanno voluto fidarsi della legge di Dio, come se Dio non conoscesse o non volesse il nostro bene o come se la sua legge fosse sorpassata perché il modo di agire degli uomini sarebbe superiore alla sua sapienza.
Eppure Dio ha detto: “Ascolta, o Israele, e bada di metterli (i comandamenti) in pratica, perché tu sia felice” (Dt 6,3).
E ancora: “Oggi, perciò, io ti comando di amare il Signore, tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi e il Signore, tuo Dio, ti benedica nella terra in cui tu stai per entrare per prenderne possesso” (Dt 30,16).
Quando non si cammina nelle vie del Signore non si trova la felicità vera, né prosperano le nostre amicizie.

8. Inoltre è vero che l’amore “è comunque sempre una cosa bellissima”, ma è necessario che sia vero amore, non inquinato dall’egoismo, dall’immaturità, dal peccato.
Diversamente porta alla deriva.
Se quello di tua figlia col suo ragazzo fosse stato vero amore non si sarebbe ridotto così.

9. Mi dici che nei primi tempi che vivevano insieme li vedevi “così teneri, così carini…perchè l’amore (anche se il loro fuori del matrimonio cristiano è nell’errore, ma un errore correggibile) è comunque sempre una cosa bellissima”.
Qui è necessario fare qualche distinzione.
Anzitutto non si tratta semplicemente di un errore, che a volte è rimediabile senza alcuna conseguenza, come quando si sbaglia la soluzione di un esercizio di matematica, ma ce se ne accorge in tempo e si rimedia.
Qui si tratta di un peccato. E il peccato danneggia sempre chi lo compie, come dice Dio: “Chi pecca, danneggia se stesso” (Sir 19,4).
Giovanni Paolo II commenta: “Atto della persona, il peccato ha le sue prime e più importanti conseguenze sul peccatore stesso: cioè nella relazione di questi con Dio, che è il fondamento stesso della vita umana; nel suo spirito, indebolendone la volontà ed oscurandone l’intelligenza” (Reconciliatio et Paenitentia, 16), e così, offendendo gravemente Dio, “finisce col rivolgersi contro l’uomo stesso, con un’oscura e potente forza di distruzione” (RP 17).
Certo anche il peccato è rimediabile, ma compiendo un itinerario di conversione.
Questi due giovani poco per volta hanno danneggiato sempre più se stessi e la propria capacità di amare.
Adesso si trovano ad avere come obiettivo della loro vita il fare orge, lo scambiarsi continuamente le persone e l’uso di droghe.

10. Che fare in questa situazione nella quale sono come accecati, tanto da non provare neanche pudore nel parlarne ai minori?
Non credo che le parole possano essere ascoltate e capite.
È necessaria la mano del Signore che li tocchi interiormente.
Per questo pregate, fate celebrare delle Sante Messe (se potete) per la loro conversione.
Quella della celebrazione della S. Messa è l’azione più potente e benefica che si possa fare, perché si la sua azione si esprime segretamente facendo rivolgere dall’interno il proprio cuore a Dio.
Fate anche dei piccoli sacrifici per loro, come ricorda Santa Teresina del Bambin Gesù: “Ah, preghiera e sacrificio formano tutta la mia forza, sono le armi invincibili che Gesù mi ha date, toccano le anime ben più che i discorsi, ne ho fatto esperienza spesso. Una fra tutte queste esperienze mi ha fatto una impressione dolce e profonda” (Storia di un’Anima, 315).
Oltre a questo sono necessarie anche altre cose, come l’aiuto che si può ricevere da persone che hanno trattato questi problemi con i giovani e, con l’aiuto e la grazia di Dio, sono riusciti a trasformarli e a portarli non sono ad una vita onesta, ma in via di santificazione.

Mi associo alla vostra preghiera e ai vostri sacrifici.
Vi sono vicino in questo immenso dolore.
Vi ricordo al Signore e vi benedico.
Padre Angelo