Quesito
Caro padre Angelo,
le chiedo la cortesia di spiegarmi in parole povere, in modo tale che possa capire anche “chi non è della materia”, il motivo per cui San Paolo dice che la creazione è “sottomessa alla caducità” (Rm 8,20).
Mi raccomando parole semplici che chiariscano il più possibile e non generino altri dubbi; quindi niente documenti vaticani e riferimenti vari.
Grazie.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. giova innanzitutto riportare il passo biblico dal quale hai estratto quel versetto: “L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo” (Rm 8,19-23).
2. Questo testo è importante perché ricorda che il peccato dell’uomo non ha avuto conseguenze soltanto su di lui, ma sul creato stesso. Diventato ribelle a Dio, divenne ribelle a se stesso. La perfetta sottomissione a Dio che aveva prima del peccato originale, la godeva anche in se stesso perché i sensi erano ubbidienti ai comandi della ragione. La terra stessa gli era obbediente perché senza fatica poteva plasmarla come voleva.
Dopo il peccato, e cioè dopo la ribellione a Dio, come contraccolpo ha avvertito la ribellione in se stesso dal momento che i sensi hanno cominciato a resistere ai dettami della ragione, e anche la creazione ha manifestato la sua ribellione ponendo resistenza al suo lavoro.
Con linguaggio antropomorfico Dio disse ad Adamo: “Poiché …hai mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato: «Non devi mangiarne», maledetto il suolo per causa tua! (…). Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra” (Gn 3,17.19).
3. Non solo, ma tutta la creazione che manifesta l’onnipotenza divina (perché è stata tratta dal nulla ed è conservata nell’esistenza), la sua infinita sapienza (perché è regolata dalle sue sapientissime leggi), e la sua bontà senza limiti (perché l’ha creata per donarla a noi), ne ha subito un contraccolpo.
Dopo il peccato, l’uomo fatica a vedervi riflesse le perfezioni divine. Quelle creature che Dio ci ha donato perché ci parlino di lui, ci portino a lui e ci uniscano a lui hanno subìto ai suoi occhi un oscuramento. San Paolo dice che sono state sottoposte alla caducità, all’inconsistenza, perché l’uomo le usa per i suoi divertimenti e non per conoscere, amare e unirsi sempre di più a Dio.
Dopo il peccato l’uomo fatica a sentire i richiami di Dio che gli vengono da ogni creatura e da quel cielo e quella terra che sono pieni della sua gloria.
4. Per questo San Paolo dice che la creazione è stata sottoposta alla caducità, non per suo volere, ma per il volere di colui che la sottomessa, il volere dell’uomo.
5. Tuttavia questa stessa creazione risente dell’effetto benefico della risurrezione di Cristo e per questo anela a risorgere e a tornare al suo significato primordiale che è quello di manifestare la potenza, la sapienza e la bontà del Creatore.
Attualmente lo fa con fatica, soffrendo come una partoriente, perché molti continuano a usarne come se non parlasse affatto di Dio, non spingesse a portare a Dio e a unire a lui.
Per questo San Paolo dice che tutta la creazione fino ad ora geme e soffre le doglie del parto e attende che i figli di Dio la riscattino e ne usino secondo il suo significato primigenio.
6. Solo quando Dio creerà cieli nuovi e terra e nuove e cioè solo quando gli uomini saranno in paradiso la creazione svelerà fino in fondo la gloria divina infusa in tutti i suoi elementi.
E non soltanto in maniera generica ma in tutte le realtà che la compongono, in tutti i suoi minimi dettagli.
7. Così anche la creazione costituirà una porzione della felicità del paradiso che Dio ha preparato per noi.
Non sarà l’aspetto principale perché non costituirà l’oggetto principale della visione beatifica, e tuttavia ne sarà una porzione importante.
Con l’augurio di vedere tutta la creazione trasfigurata e ricondotta al suo Creatore, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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