Quesito
Carissimo Padre,
Molti credenti, non solo di oggi, ma credo di tutti i tempi, si sono chiesti se ai cristiani è proprio necessario l’antico testamento. Al Card. Ravasi frequentemente è stato posto il quesito circa il “Perché perder tempo a spiegare l’Antico Testamento, a interpretarlo per “giustificarlo” nelle sue pagine difficili e sconcertanti, quando abbiamo la limpida luce del Nuovo Testamento?” (parole sue).
La stragrande maggioranza, se non la quasi totalità, (fatte eccezione del Card. Martini) di coloro che hanno cercato di dare risposte ai predetti quesiti argomentano, principalmente e sostanzialmente, affermando che i Vangeli testimoniano che le predizioni dell’Antico Testamento si sono adempiute nella persona di Gesù Cristo che spiegò l’adempimento delle Scritture ai discepoli sulla via di Emmaus.
Ma io credo che le domande che molti credenti si pongono non attengono assolutamente a quanto Gesù ha rivelato di sé in rapporto all’Antico Testamento, ma a quella parte delle Sacre Scritture, penso al libro di Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, Giosuè, Giudici, Samuele, Re, Cronache, ed anche i vari profeti, e Salmi, in cui – in alcune loro parti – sostanzialmente si parla di atrocità e talvolta in nome di Dio. Il dio che emerge da molta parte dell’A.T. non è il Dio che Gesù ci ha rivelato: quello del Padre prodigo d’amore nei confronti del figlio, quello che lava i piedi ai suoi discepoli, quello che è venuto per servire e non essere servito, quello che ama la sua creatura più di se stesso, che dà tutto stesso per AMORE puro, libero, incondizionato.
La difficoltà del credente sta in quelle parti dell’A.T. di cui la Commissione Teologica Internazionale in “Monoteismo cristiano contro la violenza” dice: “rimangono anche per noi credenti molto difficili da decifrare“, gravide come sono “degli stereotipi culturali del tempo in cui furono scritte, come gli stereotipi della “collera” e del “giudizio” di Dio.
Con profondo affetto e stima.
Cesare
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. proprio domenica scorsa (29° domenica del tempo ordinario anno c) nella seconda lettura abbiamo sentito queste parole: “Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2 Tm 3,16).
Qui San Paolo, rivolgendosi a Timoteo, gli raccomanda di rimanere saldo in quello che ha appreso.
Ciò che aveva appreso nella sua educazione era quella porzione della Sacra Scrittura che noi oggi chiamiamo Antico Testamento.
2. Il biblista Marco Sales fa notare che il termine “scrittura” ricorre una cinquantina di volte nel Nuovo Testamento e viene usato per indicare i libri sacri che compongono l’Antico Testamento (Commento a 2 Tm 3,16).
3. Il concilio Vaticano I, nella costituzione sulla fede cattolica dichiara: “questa rivelazione soprannaturale, secondo la fede della chiesa universale, proclamata dal santo concilio di Trento, è contenuta nei libri scritti e nella tradizione non scritta, che, ricevuta dagli apostoli e la bocca dello stesso Cristo o trasmessa quasi di mano in mano degli stessi apostoli, per ispirazione dello spirito Santo, è giunta fino a noi. Questi libri dell’Antico e del Nuovo Testamento, nella loro interezza, come tutte le loro parti, così come sono elencati nel decreto di questo concilio e come si trovano nell’antica edizione latina della vulgata, devono essere accettati sacri e canonici. La Chiesa li considera tali non perché, composti per opera dell’uomo, sono stati poi approvati dalla sua autorità, e neppure soltanto perché contengono senza errore la rivelazione; perché, scritti sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore e come tali sono stati trasmessi alla Chiesa” (DS 3006).
4. Non va dimenticato che il testo sacro, oltre ad avere un significato letterale possiede anche un significato spirituale, detto anche allegorico.
Ecco che cosa ne dice San Tommaso: “L’autore della sacra Scrittura è Dio. Ora, Dio può non solo adattare parole per esprimere una verità, ciò che può anche l’uomo; ma anche le cose stesse. Quindi, se nelle altre scienze le parole hanno un significato, la sacra Scrittura ha questo in proprio: che le cose stesse indicate dalla parola, alla loro volta ne significano un’altra. L’accezione ovvia dei termini, secondo cui le parole indicano la realtà, corrisponde al primo senso che è il senso storico o letterale. Usare invece le cose stesse espresse dalle parole per significare altre cose si chiama senso spirituale, il quale è fondato sopra quello letterale e lo presuppone” (Somma teologica, I, 1, 10).
5. Questo è sempre stato il modo proprio della Chiesa di leggere le Scritture.
San Gregorio magno, Papa e dottore della chiesa, ne parla in questi termini: “La Sacra Scrittura per il modo stesso di esprimersi sorpassa tutte le altre scienze: poiché in uno stesso e identico discorso mentre racconta un fatto enuncia un mistero” (Moralia, XX).
6. San Tommaso poi specifica ulteriormente: “Il senso spirituale poi ha una triplice suddivisione. Dice infatti l’Apostolo che la Legge Antica è figura della Nuova; e la Legge Nuova, come dice Dionigi, è figura della gloria futura; così pure nella Legge Nuova le cose compiutesi nel Capo stanno a significare quelle che dobbiamo fare noi. Secondo che dunque le cose dell’Antico Testamento significano quelle del Nuovo, si ha il senso allegorico: secondo che poi le cose compiutesi in Cristo o significanti Cristo, sono segno di quello che dobbiamo fare noi, si ha il senso morale; finalmente in quanto significano le cose attinenti alla gloria eterna, si ha il senso anagogico” (Somma teologica, I, 1, 10).
7. Un esempio molto bello è quello riguardante le vicende di Giuseppe, figlio di Giacobbe, chiamato anche Giuseppe il patriarca.
Il suo comportamento costituisce un grande esempio morale sulla virtù della purezza e di come Dio la premi grandemente.
È anche prefigurazione di San Giuseppe ed è in riferimento a lui che Papa Pio XI ha potuto dire che in tutte le nostre necessità, rivolgendoci a Dio prefigurato nel testo sacro nella persona del faraone, ci viene detto: “Ite ad Joseph, andate da Giuseppe”.
Augurandoti pertanto di trarre molto frutto anche da tutti gli scritti dell’Antico Testamento, nessuno escluso, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
Questo articolo è disponibile anche in:
