Quesito

Caro Padre Angelo,
ho la necessità di porle varie domande poiché desideri rispondere ai perché di varie persone:
1) mia cugina è diventata agnostica ma ha detto esplicitamente che lei non vuole essere più cristiana e che la cosa migliore fatta è stata non esserlo più.
Lei crede esista qualcosa, un essere o una matrice che possiede anche la perfezione. Come si fa dunque a comprendere che questo essere perfetto si configura proprio con il Dio cristiano?
Questa mia cugina ha anche affermato che non le pare assolutamente giusto che qualcuno che si suicidi a causa della troppa sofferenza vada all’inferno mentre qualcuno che compie uccisioni o genocidi o comunque altre gravi azioni, se si pente può andare in paradiso o comunque in purgatorio.
2) La stessa opinione si è riversata poi sul discorso dell’eutanasia: come mai se una persona subisce, a causa della malattia, un dolore troppo forte da sopportare non può decidere di passare a miglior vita?
3) Come mai accade che qualche volta Dio non permette che avvengano alcune cose per il nostro bene ma a volte, come nel caso del genocidio degli ebrei oppure la situazione di nazioni povere come in Africa sembra non ci sia stato l’intervento di Dio?
4) Un protestante ha sostenuto che la chiesa cattolica mette al primo posto la tradizione e, solo dopo, la bibbia facendo derivare da questa affermazione la conclusione secondo cui nella fede cattolica ci si basa su un qualcosa di umano e non strettamente collegato a Dio.
La ringrazio molto per la sua pazienza.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. in riferimento a tua cugina io le direi di rispondere alla domanda di Gesù: “Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete?” (Gv 8,46).
Le puoi riferire anche le altre parole di Gesù: “Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre” (Gv 10,37-38).
“Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse” (Gv 14,11).
“Se non avessi compiuto in mezzo a loro opere che nessun altro ha mai compiuto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio” (Gv 15,24).

2. Se tua cugina passa in rassegna i miracoli compiuti da Gesù ha prove schiaccianti della sua divinità.
La stessa cosa si deve dire per i miracoli compiuti dagli apostoli i quali dichiaravano di compiere quelle opere in nome di Gesù e cioè con la forza ricevuta da lui e non da se stessi.
Nessuno né ai tempi di Gesù né ai tempi degli apostoli ha potuto confutare la realtà dei miracoli e dire: “è tutta una mistificazione”.
I giudei stessi furono costretti a dire: “Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio” (Gv 10,33).
A quel punto i giudei, se fossero stati onesti, avrebbero dovuto domandarsi: “Con quale forza compie queste opere, come quelle di risuscitare un morto deposto nel sepolcro da quattro giorni, un cieco nato e via dicendo”, e soprattutto senza compiere riti strani, ma semplicemente con un atto della sua volontà espresso con la potenza della sua parola.

3. Anche oggi Dio accompagna la vita della Chiesa con la testimonianza dei miracoli passati al vaglio di esperti e di commissioni scientifiche.
Solo per citarne uno che è perenne: l’immagine acheropita (non dipinta da mano d’uomo) della Madonna di Guadalupe, con tutte le caratteristiche miracolose che l’accompagnano. È sufficiente cliccare su Google per averne un’informazione adeguata.

4. Perché tua cugina rifiuta di credere e perché lo fanno tanti altri?
Ecco la risposta di Gesù: “E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie.
Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate.
Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio” (Gv 3,19-21).
Con queste parole Gesù svela il motivo per cui molti non credono.

5. A proposito dell’eutanasia c’è da rispondere innanzitutto ad una domanda: “La nostra vita ci appartiene? Ne siamo noi i proprietari?”.
Se ci appartenesse in maniera piena e se noi ne fossimo i proprietari ci potremmo conservare in vita come vogliamo e fin quando vogliamo.
Questo però non risulta…
Sicché si deve concludere che la vita è un dono che ci è stato dato per fare del bene a noi stessi e agli altri.

6. Uno potrebbe incalzare e dire: sarà vero che non ci apparteniamo ma perché la sopportazione di tante sofferenze?
È vero che ci sono le sofferenze, ma oggi ci sono i trattamenti palliativi che permettono di estinguere o perlomeno lenire il dolore.
Inoltre non si deve tollerare che la vita di una persona che soffre sia da considerare come roba da scarto, da fare fuori, perché non ha più la vitalità precedente.

7. Anche in coma e vivendo solo di vita vegetativa, la persona non diventa mai un vegetale. Rimane una persona e come tale va trattata.
Anche priva di sensi, sta dicendo molte cose a tutti sul senso della vita e sui suoi destini ultimi, che non sono quelli di diventare concime della terra. E sta donando molte cose, come quelle di diventare pensosi sul senso della vita e di stimolare i propri cari a farsi dono fino alla fine.
L’eutanasia non è la risposta adeguata alla sofferenza di una persona. È una risposta sbagliata ed egoistica che giudica solo sui criteri dell’utile.
Ogni persona non va giudicata con il criterio dell’utile perché a motivo della sua trascendenza sulle cose ha dignità e valore di per se stessa.

8. Alla domanda: come mai Dio non interviene come nel caso di genocidio di una popolazione oppure di problemi di fame da parte di molta gente?
Si potrebbe rispondere dicendo che Dio interviene anche nei casi menzionati mettendo davanti a tutti la realtà: guardate a che cosa arrivano gli egoismi umani.
Un suo intervento servirebbe a dire: continuate pure per la vostra strada, diventate abietti e pervertiti come volete, tanto io rimedio a tutto.
Sarebbe questa la maniera giusta di guidare l’umanità?
Sarebbe questo il vero Dio?

9. Circa l’ultima domanda che si identifica con l’obiezione dei protestanti: la Chiesa Cattolica mette prima la Tradizione e poi la Scrittura.
Avresti dovuto rispondere con una domanda: “Cè stata prima la Tradizione o la Scrittura?
Tralasciando l’Antico Testamento per il quale la risposta è evidentissima (almeno nei primi tempi non c’era la cultura del libro, ma della memoria), va riconosciuto che i Vangeli sono stati prima annunziati e vissuti e solo successivamente sono stati scritti.
Gesù Cristo stesso non ha scritto nulla.
Inoltre il complesso delle Sacre Scritture che viene chiamato Bibbia chi l’ha determinato? C’è stato uno scritto da parte di Gesù Cristo oppure è stata la Chiesa a determinarlo partendo dalla Tradizione e cioè da ciò che è da tutti, ovunque e sempre è stato creduto?
I protestanti stessi, che negano la Tradizione, devono riconoscere che proprio dalla Tradizione hanno ricevuto le Sacre Scritture.
Ancora: le Sacre Scritture vanno interpretate a proprio talento con il rischio di tradirne il significato oppure vanno interpretate come da tutti, da sempre e dovunque sono state interpretate?
Come si vede, la Scrittura è inseparabile dalla Tradizione. La Scrittura e la Tradizione, intimamente connessi, sono i canali attraverso i quali è giunta noi la Divina Rivelazione.
Con l’augurio di conservare la fede senza addomesticarla o adulterarla e di trasmetterla integra e pura come ti è stata consegnata dalla Chiesa, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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