Quesito

Caro Padre Angelo,
Nei giorni scorsi mi sono imbattuto in un video in cui si affermava che l’Apocalisse di san Giovanni non parlerebbe dell’Anticristo, bensì sarebbe un attacco politico agli imperatori romani, in particolare a Nerone, tanto che il marchio della Bestia sarebbe in realtà un codice numerico per indicare il nome di Nerone, e che in base al testo considerato, il numero varierebbe tra 666 e 616, a seconda che si prenda in considerazione il nome per intero o abbreviato di Nerone. Anche la donna vestita di porpora sarebbe l’allegoria dell’imperatore romano, che ugualmente vestiva di porpora, oro e perle. Sapevo già di alcune interpretazioni di questo tipo sull’Apocalisse. Lei cosa può dirmi?
Grazie in anticipo come sempre 


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. nel passo dell’Apocalisse che hai citato più con un attacco all’impero romano vi è certamente un riferimento.
Va ricordato che l’Apocalisse fu scritta nell’anno 95 e proprio in quell’anno scoppiava una nuova persecuzione contro i cristiani, comandata da Domiziano, che viene visto come immagine rediviva di Nerone con il quale era iniziata la prima persecuzione.

2. Il numero della bestia è un “numero di uomo” (Ap 13,18).
Scrive Marco Sales: “Benché quindi la bestia sia dotata di grande potenza, essa però in sé è debole e fragile, poiché non indica che un uomo”.
Questa è la lezione anche di un altro biblista, Angelo Lancellotti, il quale scrive: “Il numero della bestia 666, un numero d’uomo, cioè fragile, debole; infatti, componendosi di tre 6 (cioè 7-1) esso denota imperfezione, incompletezza; indica perciò che la sua dominazione sarà effimera”.

3. Come il numero 777 indica somma perfezione, così il numero 666 indica somma imperfezione.
Vedere soltanto il nome di un personaggio, tuttavia, è riduttivo perché San Giovanni mentre ha davanti a sé una situazione molto difficile per la vita della Chiesa perché viene perseguitata, nello stesso tempo dice che questa sarà una caratteristica della Chiesa di ogni tempo.

4. Ed è per questo che vari autori hanno cercato di vedere in quel numero l’indicazione di alcuni personaggi storici che hanno combattuto la Chiesa.
La lettura più comune di quel numero fa riferimento a Nerone, di cui, come si è detto, Domiziano è l’immagine rediviva.
Altri lo saranno nei vari tempi della storia.
Qualcuno sotto quel numero ha visto profetizzato Diocleziano, altri Maometto, altri Lutero e Calvino, altri Napoleone fino a giungere a Hitler.
Tuttavia Marco Sales conclude: “La grande divergenza che regna su questo punto fra i diversi interpreti mostra chiaramente che non si sa nulla di preciso e che si deve confessare la nostra ignoranza”.

5. Ed ecco il commento di un altro biblista A. Wikenhauser, profondo studioso del testo dell’Apocalisse di Giovanni: “Il quadro che si trova delineato nell’Apocalisse risponde perfettamente alla situazione storica degli ultimi anni di Domiziano. Fonti pagane e cristiane ci informano che questo imperatore, emulo della crudeltà di Nerone, nel 95-96 scatenò una persecuzione contro i cristiani e che di essa furono vittime insieme a molti altri anche due membri della casa dei Flavi, il console Flavio Clemente con la moglie Domitilla. L’imputazione che loro veniva mossa era quella di ateismo, cioè di violazione della religione di stato. In questo stesso anno si ha anche la persecuzione della Chiesa di Roma, di cui parla la prima lettera di Clemente 1,1. Un’attestazione esplicita che la persecuzione di Domiziano si sia estesa anche alle province, in particolar modo all’Asia minore non si ha; ma la cosa è del tutto verosimile. Verso la fine del regno, Domiziano diviene sempre più autoritario. Svetonio dice che, quando dettava le formule per i suoi impiegati privati, egli usava i termini “il nostro signore e dio comanda quanto segue”; in tal modo prevalse l’abitudine di non rivolgersi a lui né a parole né in scritto con altre formule. Attribuendosi questi titoli egli voleva dichiarare che assumeva la posizione del signore assoluto dei suoi sudditi e che pretendeva onori divini mentre era ancora in vita. (…).
In ogni parte dell’impero romano vennero erette a Domiziano delle statue di marmo, d’oro ed argento; in Asia minore, poi, ad Efeso, durante il suo regno, venne innalzato un tempio in cui una sua statua colossale era fatta oggetto di culto. Nelle dediche, ai suoi titoli veniva aggiunto anche il nome di “Dio”. Il rifiuto di prestare adorazione o di offrire sacrifici innanzi al simulacro dell’imperatore equivaleva al rifiuto di prestare a Cesare l’onore dovuto. Ora, se si pensa che proprio nell’Asia minore il culto dell’imperatore fu assai fiorente sin dall’inizio e che quindi le singole città facevano a gara per primeggiare, si comprenderà come fosse inevitabile che si giungesse a gravissimi conflitti tra le autorità e i cristiani, dato che questi, a ragione della loro fede, non potevano se non rifiutarsi di prestare un simile culto. In ogni caso, Giovanni prevede e predice come ormai imminente un conflitto a sangue tra lo stato romano, che si auto divinizzava, e la Chiesa” (L’Apocalisse di Giovanni, pp. 153-154).

6. In riferimento alla donna vestita di porpora ecco che cosa dice il testo sacro: “L’angelo mi trasportò in spirito nel deserto. Là vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta, che era coperta di nomi blasfemi, aveva sette teste e dieci corna. La donna era vestita di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle; teneva in mano una coppa d’oro, colma degli orrori e delle immondezze della sua prostituzione. Sulla sua fronte stava scritto un nome misterioso: «Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli orrori della terra».
E vidi quella donna, ubriaca del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. Al vederla, fui preso da grande stupore” (Ap 17,3-6).

7. Marco Sales dice che questa donna è in contrasto con quell’altra di cui si legge al capitolo 12, vestita di sole, con la luna sotto i piedi e coronata di 12 stelle.
La bestia scarlatta rappresenta l’Anticristo armato di tutta la forza politica. Il colore di cocco o scarlatto indica il carattere sanguinario e crudele della bestia.
La donna vestita come una regina in mezzo alle ricchezze e ai piaceri d’ogni sorta è piena di idolatria e di tutti i vizi della carne. A questo bicchiere aveva fatto bere tutti i popoli soggetti alla sua dominazione”.

8. La Bibbia di Gerusalemme dice che “la bestia rappresenta un imperatore, forse Nerone che, secondo un’opinione popolare, si ritiene riacquisti vita e potenza prima della venuta dell’Agnello (cfr. 2 Ts 2,8-9)”. La donna ubriaca del sangue dei santi rimanda alle persecuzioni romane.

9. Secondo A. Wikenhauser “la donna non rappresenta la città di Babilonia sull’Eufrate, ma la capitale del regno anticristiano, che l’idolatria e il vizio rendono una copia fedele dell’antica Babilonia, nemica di Dio.
Giovanni vede la grande meretrice ebbra del sangue dei santi, cioè dei semplici membri della Chiesa, e dei testimoni di Gesù che sono i banditori della sua parola.
All’idolatria e all’impudicizia la grande Babilonia unisce ancora un altro tremendo peccato: l’odio contro i cristiani. Essa ha fatto uccidere molti fedeli seguaci di Cristo, bevendone metaforicamente il sangue e inebriandosi di esso” (L’Apocalisse di Giovanni, p. 180).

10. Sì, l’Anticristo operava a quei tempi attraverso l’imperatore di Roma.
Lungo il corso dei secoli prende altri nomi e continua la persecuzione contro i cristiani sotto forme di ideologie secolariste e talvolta religiose.
Non è la storia anche di oggi?
E tuttavia non è solo colui che agisce con un nome o un altro, ma è anche colui che opera in continuazione di nascosto. Proprio per questo San Paolo dice che “il mistero dell’iniquità è già in atto” (2 Ts 2,4).
Tuttavia nessuno deve spaventarsi perché è in atto anche ciò che San Paolo chiama “il mistero della pietà” (1 Tm 3,16), e cioè Gesù Cristo risorto che agisce insieme con i suoi angeli e i suoi santi.
Ti ringrazio per aver attirato l’attenzione su queste pagine difficili e sempre attuali del libro dell’Apocalisse.
Augurandoti ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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