Che cosa voleva dire san Giovanni Paolo II quando affermava che l’amore non è una cosa che si può insegnare, ma da imparare

////Che cosa voleva dire san Giovanni Paolo II quando affermava che l’amore non è una cosa che si può insegnare, ma da imparare

Che cosa voleva dire san Giovanni Paolo II quando affermava che l’amore non è una cosa che si può insegnare, ma da imparare

Quesito

Caro padre Angelo,
mi ha molto colpito questa frase di san Giovanni Paolo II: “L’amore non è una cosa che si può insegnare, ma la più importante da imparare”.
Questa frase mi ha scatenato molte riflessioni…
per prima cosa mi sono chiesto di quale amore parlasse il santo; cioè l’unico amore che conosco è quello verso la mia famiglia e verso delle ragazze con cui sono stato fidanzato…ma non credo che il papa parlasse di questo e allora di quale amore stava parlando?
Ma soprattutto se quest’amore non può essere spiegato, allora come si fa ad impararlo?
Insomma mi sembra chiaro che io non ho una briciola dell’amore di cui parla il papa visto che non ho nemmeno capito di cosa parla…..immagino che si riferisca all’amore verso Dio e verso il prossimo di cui tanto parlano molti santi…..padre Angelo che consiglio darebbe a chi (come me) non sa amare e vorrebbe tanto imparare a farlo?
Saluti,
Vito


Risposta del sacerdote

Caro Vito,
1. ha ragione il santo Papa Giovanni Paolo II.
L’amore più che spiegarlo con le parole, si mostra con i fatti.
E lo si impara più attraverso l’imitazione che con le parole o le raccomandazioni.

2. In casa lo si impara dalla dedizione e dalle premure dei genitori.
Lo si impara anche dal loro modo di rispettarsi e di trattarsi.

3. Anche l’amore di Dio lo si impara di più attraverso l’imitazione di Cristo che studiando a memoria l’inno alla carità di san Paolo (1 Cor 13).

4. Anzi se si bada bene, quello che San Paolo ha scritto sulla carità lo vediamo realizzato in maniera incomparabile nel comportamento di Gesù in croce.
San Paolo dice: “La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità.
Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1 Cor 13,4-7).

5. Ebbene, si impara ad amare in maniera magnanima da Cristo in croce.
Ha il cuore magnanimo, dice San Tommaso, chi tiene d’occhio sempre i beni comuni e divini.
Il bene eterno e la salvezza del nostro prossimo sono la molla che dà la forza di amare e di soffrire con animo grande come Gesù.

6. Inoltre impariamo ad amare in maniera benevolente imitando Gesù in croce che ricambiava il male pregando e offrendo per coloro che lo maltrattavano.
Diceva infatti: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34); “Padre, nelle tue mani ricevi il mio spirito” (Lc 23,46), e cioè l’offerta della mia vita per loro.

7. Ugualmente si impara a non essere invidiosi imitando Gesù in croce.
L’invidia consiste nel desiderare che il nostro prossimo sia privo di qualche bene perché non venga sminuita la nostra grandezza.
Ora Gesù in croce non vuole togliere alcun bene agli uomini, ma solo il male. Anzi vuole dare loro la massima grandezza, che è quella di diventare per grazio ciò che Lui è per natura.
Così impariamo ad non essere invidiosi facendo quello che ha fatto Gesù: pregando e facendo sacrifici per togliere dal nostro prossimo ogni vero male, il peccato, e per dargli il più grande dei beni, la comunione con Dio.

8. Così impariamo a non vantarci e non gonfiarci d’orgoglio imitando l’umiltà di Cristo in croce che ha accettato di essere annoverato tra i delinquenti, crocifisso in mezzo a due ladroni, e pertanto di essere considerato dagli uomini anche peggiore di loro.

9. Ugualmente impariamo a non mancare di rispetto conservando il silenzio umile di Gesù, senza rispondere malamente a chi ci ingiuria.

10. Non cerchiamo il nostro interesse se imitiamo Cristo in croce, il quale cercò solo l’interesse eterno di coloro che lo crocifiggevano.

11. E così via per tutte le altre qualità della carità menzionate da San Paolo.
Sicché si impara la carità di Cristo imitandola.
O, se si vuole, non leggendo altro libro che il crocifisso, che è stato definito “il libro dei libri”.
È un libro leggibile da tutti, anche dai ciechi.

12. Pertanto non ho altro consiglio da darti all’infuori di questo: impara ad amare imitando i sentimenti di Gesù in croce.
In questo modo impari ad amare nella maniera più alta, la più gradita a Dio e senza dubbio anche la più gradita agli uomini.

Insieme a questo consiglio ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo