Quesito
Salve padre!
Ho una domanda: cosa sostenevano catari e albigesi?
Quale fu il vero motivo per cui fu indetta la crociata contro di loro?
Questo è un passaggio molto ambiguo nei libri di storia.
Grazie in anticipo, stasera pregherò anche per lei e il suo ordine!
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. i catari si definivano tali per la purezza della vita. Catari significa infatti puri.
Erano detti anche albigesi perché si trovavano soprattutto nella zona di Albi, nel meridione della Francia.
2. Ecco che cosa dice di questa eresia il padre Raimondo Spiazzi, autore di una bella biografia di San Domenico:
“Essi sostenevano l’esistenza di due principi eterni, il bene e il male: creatore, il primo, delle cose invisibili, autore del nuovo testamento, scaturigine di ogni bene; il secondo, invece creatore della materia, autore dell’antico testamento, ragione prima di ogni male.
Cadeva quindi per loro il dogma di un Dio uno e trino, creatore del cielo e della terra, e quello dell’opera misericordiosa della redenzione, perché secondo la loro dottrina non era possibile che Dio vestisse una carne umana, vale a dire che egli, spirito buono, si unisse alla carne malvagia, e che come tale soffrisse e morisse per la salute del mondo.
Di conseguenza ritenevano che non valessero per la salute nostra i meriti infiniti della passione e della morte di Gesù Cristo: era nulla la virtù dei sacramenti da lui istituiti, inconsistente l’autorità della Chiesa da lui fondata. Predicavano così che nessuno era tenuto a professare le verità proclamate da Cristo e dalla Chiesa, a prestare a Cristo e alla Chiesa obbedienza e sottomissione, a praticare le vie di salvezza proposte e raccomandate da Cristo e dalla Chiesa” (pp. 68-69).
3. I catari e gli albigesi erano considerati eretici e come tali venivano chiamati.
Di fatto però non erano solo eretici. Non erano neanche cristiani, riconducendosi ad una filosofia orientale.
Eretici in senso stretto sono coloro che non accettano alcune verità di fede, mentre ne ritengono molte altre o forse anche quasi tutte le altre.
4. Continua padre Spiazzi: “Negata la risurrezione della carne, parlavano di una particolare metempsicosi, cioè di una perpetua migrazione delle anime da un corpo all’altro.
Cancellavano ogni speranza di premio e ogni timore di castigo eterno, rigettavano quindi anche ogni idea di penitenza in Purgatorio. Negavano così i dogmi fondamentali della fede cristiana, aprendo il varco ad ogni aberrazione nella dottrina e nella condotta morale.
L’anarchia del credo non poteva che produrre la dissoluzione delle più elementari norme del ben vivere. Libero esame e libero giudizio, all’infuori e in opposizione con ogni principio di autorità non solo della Chiesa, ma di qualsivoglia potere costituito, trasformavano l’eresia anche in un fattore di anarchia politica sociale, non senza conseguenze di ribellioni, odi, divisioni nelle famiglie e nei paesi; peggio ancora accadeva quando nelle parrocchie veniva meno l’unità per la defezione dei fedeli e persino dei sacerdoti” (p. 69).
5. Proprio a motivo di tale ribellione e anarchia distruggevano quanto più potevano le chiese, le canoniche e tutto ciò che era simbolo della fede cristiana. Di fatto quell’eresia produceva una devastazione.
6. “Data la loro concezione secondo cui l’anima, creata dallo spirito buono, non è responsabile delle azioni del corpo, il quale, plasmato dallo spirito malvagio, non ha in realtà altro ufficio che quello di trattenerla prigioniera sulla terra, i cosiddetti perfetti (tra i catari, n.d.r.) davano incondizionata approvazione al suicidio, come atto salutare e quindi meritorio, perché sciogliendo l’anima dai gravami della materia le permetteva di assurgere quale puro spirito ai suoi sublimi destini.
Anzi, considerando ogni essere vivente immondo, consideravano sventura suprema la vita; il trasmetterla costituiva partecipazione all’opera diabolica della creazione. Ritenevano doveroso distruggere la vita fin dalle sue prime origini.
Per la stessa ragione condannavano il matrimonio che, al dire di uno dei loro maestri, non permetteva di salvarsi a chi lo contraeva, altro non essendo che un concubinato legale. Perciò cercavano con folle esaltazione la morte, si impegnavano con altrettanta demenza a distruggere la vita nelle sue stesse fonti abbracciando un celibato perpetuo non certo per amore di castità e di una vita maggiormente spirituale, ma per odio e sdegnoso disgusto per la vita stessa” (Ib., pp. 72-73).
7. “In realtà gli albigesi erano responsabili dell’anarchia civile e religiosa. Che cosa si doveva fare in quella situazione storica? Perché non si trattava soltanto di ricondurre all’ortodossia popolazioni fuorviate, e neppure di ricondurre all’ordine ribelli politici; si trattava di difendere la società contro dottrine sovversive ed anarchiche” (Ib., p. 79).
In tale contesto si inserì l’impegno apostolico di San Domenico e dei suoi frati. Con la predicazione e con la testimonianza di vita santa debellarono quest’eresia e salvarono l’Europa dall’autodistruzione.
Ti ringrazio delle preghiere fatte per me e per l’Ordine al quale appartengo, le contraccambio volentieri e ti benedico.
Padre Angelo
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