Quesito

Buongiorno padre Angelo,
La presente per chiedere una delucidazione in merito all’episodio del cieco nato data da un saggista che si dichiara cattolico.
Questa persona interpreta in senso reincarnazionista questo episodio in quanto, alla domanda da parte dei discepoli sul motivo della sua cecità, chiedono se avesse peccato lui o i suoi genitori. Domanda alla quale il Signore risponde che né lui né i suoi genitori hanno peccato, ma che è un’opportunità per manifestare le opere di Dio.
Il saggista in questione dice che se i discepoli hanno chiesto se avesse peccato lui (o i suoi genitori), essendo nato cieco, non può che riferirsi a una vita precedente. Quindi ne deduce che nell’ebraismo si credesse nella reincarnazione.
Metto il link del video (dura una mezz’ora) in cui la suddetta persona spiega, fra le altre cose, l’interpretazione dell’episodio in oggetto che mi ha lasciato turbato.
Nell’attesa di riscontro, porgo cordiali saluti.
Edoardo


Risposta del sacerdote

Caro Edoardo,
1. secondo la Sacra Scrittura va scartata decisamente l’ipotesi della reincarnazione.
Nella lettera agli Ebrei si afferma esplicitamente: “E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola voltadopo di che viene il giudizio” (Eb 9,27).

2. Venendo al caso del cieco nato, il testo suona così: “Passando, vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio»” (Gv 9,1-3).

3. San Tommaso commenta così: “A detta del Crisostomo, dal fatto che il Signore nel guarire il paralitico l’aveva ammonito dicendo: “ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia da accadere qualcosa di peggio”, i discepoli pensarono che quell’infermità gli era capitata per un peccato, e si persuasero inoltre che qualsiasi infermità umana provenisse dal peccato secondo le parole di Elifaz nel libro di Giobbe (4,7): “Quale innocente è mai perito?”. Perciò essi si domandavano se quell’uomo fosse nato cieco per un peccato proprio o dei genitori.
Ma che ciò fosse avvenuto per un peccato suo non pareva possibile, perché nessuno può peccare prima di nascere; poiché le anime non esistono e non possono peccare prima dei loro corpi, come alcuni falsamente hanno pensato…
Che poi costui fosse stato così punito per il peccato dei genitori, non sembra; poiché nel Deuteronomio 24,16 si legge: “Non si metteranno a morte i padri per i loro figli, nei figli per le colpe dei padri””.

4.  Similmente il biblista Marco Sales scrive: “Era persuasione comune fra i giudei che i mali fisici fossero sempre mandati da Dio in punizione dei peccati commessi. Gli apostoli, non ancora abbastanza istruiti su questo punto, domandavano perciò se sia il cieco stesso che abbia peccato prima di nascere, oppure, posto come evidente che ciò era impossibile, se non siano i suoi genitori che abbiano commesso peccato”.

5. Ciò fa capire che i discepoli volevano conoscere il motivo per cui capitano determinate disgrazie.
Nel caso del cieco nato, poiché era impossibile che avesse peccato lui non essendo ancora nato, la colpa sarebbe dovuta ricadere sui genitori.

6. Questa è anche l’interpretazione di Marie-Joseph Lagrange: “Malgrado la lezione decisiva e splendida del libro di Giobbe, il popolo non ammetteva volentieri che una sofferenza fosse inflitta senza essere stata meritata. Essendo nato cieco, quell’uomo non si era dunque attirato un tale malanno per colpa sua. Ma l’ipotesi di primo tratto appariva falsa: i colpevoli sarebbero stati dunque i parenti? Che cosa pensare?” (L’Evangelo di Gesù Cristo, p. 295).

7. Come si vede, l’insistenza della domanda non aveva per oggetto il peccato del cieco nato, ma l’eventuale colpevolezza dei genitori.

Con l’augurio di ogni bene ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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