Quesito

Caro padre Angelo,
sappiamo che cosa disse San Leone Magno ad Attila per convincerlo a non invadere Roma?

La ringrazio per la risposta e per le sue preghiere che contraccambio di cuore


Risposta del sacerdote

Carissimo, 
1. tutti i libri di storia riportano il grande evento dell’agosto del 452: Attila, chiamato comunemente “il flagello di Dio”, venne fermato sulle rive del Mincio da San Leone magno, papa.

2. L. Todisco, nel suo Corso di Storia della Chiesa, scrive a proposito degli Unni: “Ramo della schiatta mongolica, gente di bassa statura e d’aspetto deforme; si cibavano di erbe selvatiche e carne cruda e vagabondavano qua e là, le donne e i fanciulli su rozzi carri, gli uomini su veloci corrieri, dai quali scagliavano frecce e gettavano lacci per accalappiare il nemico, urlando spaventosamente. In principio del V secolo sbucarono dall’Asia centrale e tragittato il Volga, cacciandosi avanti i Goti, si inoltrarono verso le regioni del Danubio, ove per un cinquantennio stettero quieti. Ma nel 446, capitanati dal fratricida Attila il flagello di Dio, si scagliarono contro l’impero d’oriente e bruciarono Sirmio, Sardica e altre 70 città.
I paesi del Danubio per qualche tempo si videro sparsi di teschi e ossami.  (…). Gli Unni poi si rovesciarono nelle Gallie con un’accozzaglia di 700.000 barbari. Dai tempi di Serse l’Asia non aveva mai così paurosamente minacciato l’Europa. (…). 
Nell’anno dopo, 452, Attila si rovescia sull’Italia, bruciando Aquileia, Concordia, Altino, Padova, Verona, Bergamo. Le prime tre città non risolsero più. Le popolazioni fuggivano atterrite e dall’Adriatico all’Adda fumavano gli incendi. Ma quando il mostruoso conquistatore, drizzatosi su Roma, giunse nei paesi nei pressi di Peschiera sulle rive del Mincio, gli comparve davanti Papa Leone con due ambasciatori inviati da Valentiniano e dal Senato. Dopo un colloquio col pontefice, Attila promette pace e ripassa le Alpi. Fatto che parve prodigio” (L. Todisco, Corso di Storia della Chiesa, II, § 21).

3. Un altro storico Daniel Rops descrive ancor più in maniera particolareggiata: “Era il mese di agosto del 452, al momento del secondo attacco di Attila contro l’Occidente. Dopo aver ricostituito le sue forze, aveva invaso l’Italia, spazzato tutto il Nord, disperso le popolazioni (è in questa occasione che i veneti si rifugiarono nelle isole della laguna dove doveva nascere Venezia) saccheggiato e distrutto il grande porto di Aquileia, avanzava sempre, lento, implacabile, come se l’onda gialla dovesse ricoprire l’intera penisola.
Attila si preparava a varcare il Mincio, quando, in una nube di polvere dorata, vide avanzare verso di sé uno strano corteo: sacerdoti cristiani in dalmatica, monaci vestiti di bigello, patrizi a cavallo, una folla di diaconi e di cantori, recanti croci e bandiere, sollevando degli ostensori il cui oro scintillava al sole, marciava lentamente incontro a lui. In mezzo a tutti cavalcava pregando un vecchio dalla barba bianca. L’Unno galoppò verso il fiume, vi lanciò il suo cavallo, si fermò su un isolotto di sabbia a portata di voce. La strana delegazione attendeva sull’altra riva. “Qual è il tuo nome?” Gridò Attila al vegliardo. “Leone, Papa”. I canti erano cessati. Attila esitò un istante, poi rituffando di nuovo il suo cavallo giunse all’altra riva. E il Papa si indirizzò davanti a lui…
Questa è la scena, ben fatta per colpire l’immaginazione popolare, con cui si riassume, di solito – un po’ troppo brevemente, senza dubbio – l’opera del Papa San Leone magno…
Nessuno saprà mai quale fu il dialogo di questi due uomini. “Ringraziamo Dio – disse solamente Leone all’imperatore Valentiniano, tornando dalla sua missione – perché siamo stati salvati da un grande pericolo” (D. Rops, Storia della Chiesa del Cristo, vol. II, pp. 102-103).

4. Questo episodio, osserva Daniel Rops, “ebbe un’importanza enorme. Esso costituiva una trionfale replica alle critiche dei pagani che si accanivano a dire che l’abbandono dei culti antichi era la vera causa delle disfatte dell’impero” (Ib., p. 103).

5. Aggiunge Daniel Rops in nota: “Per spiegare l’improvvisa ritirata degli Unni, si assicurò che c’era stato un intervento soprannaturale. Mentre il Papa parlava ad Attila, questi aveva visto, dietro al suo interlocutore, un personaggio bianco vestito parato come un sacerdote che si dirigeva verso di lui con una spada minacciosa. Secondo l’una o l’altra versione, questo personaggio era un angelo, o San Pietro, o san Paolo” (Ib., p. 103).

6. Più stringato, ma aggiungendo qualche altro particolare, il nostro beato Jacopo da Varagine: “In quel tempo Attila devastava l’Italia onde San Leone, dopo aver pregato per tre giorni e tre notti nella chiesa degli apostoli disse: “Chi vuol seguirmi mi segua!”. Quando Leone si trovò alla presenza di Attila questi discese da cavallo, gli si prostrò ai piedi e gli chiese di domandargli qualsiasi cosa volesse. Il Papa gli ordinò che se ne andasse dall’Italia e lasciasse liberi i prigionieri.
Disse poi Attila ai suoi compagni che lo rimproveravano di essersi lasciato vincere, lui vincitore del mondo, da un sacerdote: “Ho agito così nel mio e nel vostro interesse perché ho visto alla sua destra un fortissimo guerriero che con la spada sguainata si è rivolto a me con queste parole: “Se non ubbidirai a questo sacerdote, morrai con tutti i tuoi!”.

Con l’augurio che il nuovo Papa Leone ottenga altrettanti risultati per il bene delle anime e la loro salvezza eterna, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo