Buongiorno Padre Angelo,
Sono un ragazzo di 17 anni, da alcuni mesi riavvicinatomi a Dio, a cui rendo infinitamente grazie per tutti i benefici che mi sta concedendo a livello di vita cristiana. A questo aggiungo anche ringraziamenti a lei per le risposte alle varie domande che circolano nel vostro sito: mi sono state d’aiuto.
Tornando all’oggetto della discussione, non so se sia il caso porre una simile domanda di tipo filosofico-ontologico riguardante Dio (se fosse così, me lo segnali). Vede, mi è sorta in seguito ad un ragionamento sulle varie affermazioni dei grandi filosofi cristiani: ma andiamo per gradi.
San Tommaso D’Aquino afferma che Dio è quell’Ente in cui essenza ed essere coincidono, cosicché Egli può essere visto come l’Essere in senso proprio, mentre le sue creature hanno l’essere in quanto lo ricevono da Lui. Affermazione che si discosta da Aristotele, il quale definisce l’essere di dio (in quanto primo motore immobile) uguale a quello dell’uomo e delle cose, poiché come loro egli è una sostanza.
D’altronde Sant’Agostino d’Ippona, più vicino alla filosofia neopatonica, sembra essere d’accordo con San Tommaso d’Aquino quando afferma che Dio Padre è l’Essere.
Ora viene la questione: invece di Dio come sostanza (Aristotele) o Dio come Essere (Sant’Agostino d’Ippona/San Tommaso D’Aquino), perché non accettare una “tesi” secondo cui Dio “trascenda” l’esistenza, la non-esistenza, l’Essere stesso e le sue categorie? E soprattutto perché non accettare che l’Essere stesso, l’esistenza e la non-esistenza siano sue creature?
Per concludere riguardo all’ultima domanda, mi ha lasciato stupito il fatto che per la Cabala Lurianica (sistema mistico di origine ebraica) la prima creatura di Dio sarebbe stata la non-esistenza. Non voglio entrare in argomenti troppo mistici, troppo filosofici e troppo orientali (quali per esempio il buddhismo) che non faranno altro che allontanarci da Cristo: era solo un’aggiunta proveniente dal mondo ebraico.
Desidererei dunque sapere gentilmente la sua opinione.
Grazie in anticipo! La benedico nel nome di Dio e le raccomando una preghiera.
Cordiali Saluti.


Carissimo,
ti ringrazio anzitutto della bella benedizione che mi hai dato.
Hai scritto: nel nome di Dio. E significa: con tutta la potenza di Dio.

1. Venendo adesso al problema che mi hai posto va detto subito che noi parliamo di Dio perché sono le creature che ci spingono a parlare di lui.
Vedendo infatti che tutte le cose hanno l’esistenza ci domandiamo da chi l’abbiano ricevuta e da chi tuttora la ricevano perché se l’avessero da se stesse ce l’avrebbero da sempre e se la conserverebbero per sempre.
Alla fine dei nostri ragionamenti concludiamo che l’hanno ricevuta da uno che ce l’ha in proprio e che si identifica con l’esistenza.
E questi è Dio.

2. Pertanto diciamo che Dio è l’Essere perché nei nostri ragionamenti partendo dalle cose visibili che hanno esistenza accediamo a quelle invisibili.
Ugualmente diciamo insieme con Aristotele che Dio è sostanza desumendo il concetto dalle realtà di questo mondo che sono costituite di sostanza e di accedenti.
In Dio invece, come l’essenza s’identifica con l’esistenza, così tutto è sostanziale e nulla è accidentale.
Ogni qualità in Dio si predica (si attribuisce) con il verbo essere e non con quello di avere, come invece si fa per tutti gli altri esseri.

3. È giusto dire che Dio trascende l’esistenza perché non è uno tra i tanti esistenti.
Infatti mentre tutti gli altri hanno l’esistenza e sono conservati nell’esistenza attimo per attimo da Dio, solo Dio è l’Essere superiore ad ogni altro.
In questo senso possiamo dire che trascende l’essere, sottinteso quello creato, visibile e invisibile.

4. Non so che cosa tu intenda per non-esistenza.
Perché se non-esistenza significa che non esiste allora parliamo del nulla.
Ma affermare che Dio trascende il nulla significa dire niente di Lui.

5. Conviene invece fare un salto e parlare di Dio non solo a partire dalle cose di questo mondo, ma da quello che Dio ha detto di se stesso, a partire non solo da ciò che Dio ha fatto nella creazione, ma anche da quanto ha operato nella storia della salvezza.
Allora conosciamo Dio con altre categorie, come quello di carità, di amore, di comunione, di misericordia.
Questa conoscenza è molto superiore alla precedente, ed è quella tipica della teologia cristiana.
Non è semplicemente fredda conoscenza che si porta ad indagare su Dio ma stabilisce una relazione.
Non è solo la relazione della creatura col Creatore, ma di colui che diventa per adozione figlio di Dio con il Padre.
È una relazione famigliare, di amicizia.
È un rapporto interpersonale di comunione.

6. Come nota San Tommaso a questo punto non parliamo più di un Verbum qualecumque, di un Logos comunque sia, ma di un Verbum spirans Amorem (Somma teologica, I, 43,5, ad 2), di un Pensiero e di una Parola che comunicano Amore e danno la capacità di amarlo a nostra volta.

7. Sei giovane, ma in grado di iniziare a compiere questo passo, che ti aiuta non solo a conoscere Dio dal di dentro, ma anche di gustarlo, di assaporarlo, di inebriarti della sua presenza e della sua comunione di vita.

Te lo auguro con tutto il cuore insieme con gli auguri di una Pasqua felice e santa.
Ti ricordo volentieri nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo