Quesito

Caro Padre,
vorrei sapere come mai nell’episodio del ritrovamento di Gesù nel tempio, quando Egli dice: non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio, il Vangelo scrive: ma essi non capirono. Cioè mi sembra strano che nemmeno Maria che più di tutti era in unione con il figlio non sapesse interpretare quelle parole.
Attendo lumi.
La abbraccio forte e prego per Lei.
Eugenio


Risposta del sacerdote

Caro Eugenio,
1. sì, la Madonna e San Giuseppe non compresero. E il Vangelo non dice altro.
Un Commentario biblico scrive: “Non compresero tutta l’estensione delle parole di Gesù. Maria e Giuseppe conoscevano bene che Gesù era Figlio di Dio e vero Messia, ma non conoscevano ancora con quale ordine e con quali mezzi egli doveva compiere la sua missione di salvare gli uomini. Dio non suole disvelare tutto ad un tratto i suoi misteri ai suoi servi anche più cari, e così Maria e Giuseppe non compresero per ora la relazione che vi era tra il fermarsi di Gesù nel tempio e la volontà di Dio”.

2. San Carlo Borromeo dice che in quel momento con compresero. Maria però comprenderà più avanti, quando andrà per quelle medesime viuzze tra la sera del giovedì santo e i giorni che seguiranno. Gesù sarà di nuovo smarrito, ma in maniera ancor più drammatica.
E come quella volta ebbe la consolazione di vederlo, così anche in quei giorni ebbe la ferma speranza di rivederlo risorto.

3. Il Padre Jean Galot, della compagnia di Gesù, in un bel libretto intitolato “Piena di Grazia”, riprende la spiegazione di San Carlo, che era quella classica.
Vi aggiunge però che qui ci viene dato un grande insegnamento: l’unione con Dio si realizza solo nella croce.

4. Ecco che cosa scrive padre Galot mettendosi in colloquio con la Madonna: “Né Giuseppe né tu stessa foste in grado di comprendere. Quella risposta era affidata alla vostra meditazione: tu, o Maria, l’hai serbata nella tua mente e nel tuo cuore, in attesa del momento in cui ne avresti scoperto il significato.
T’è subito apparso chiaro che tuo figlio non si scusava affatto della pena che t’aveva procurata: Egli aveva agito in modo deliberato. Anche dopo avere visto il tuo volto coi segni dell’angosciosa ricerca, non era dispiaciuto di quel che aveva fatto: quel piccolo dramma era stato da lui provocato volontariamente.
Il motivo per cui, una volta entrato nel tempio, abbia voluto rimanervi, lo possiamo immaginare. Il Tempio era, infatti, il luogo dove Dio abitava con la sua presenza. In quel luogo santo Gesù si trovava nella casa del Padre suo, si sentiva a casa sua. Non vivendo che per il Padre, non poteva provare gioia più grande di quella di trovarsi alla divina presenza. Aveva quindi voluto, quella prima volta, prolungare il suo incontro col Padre, intrattenersi più a lungo nella sua casa, pregarlo coll’anima particolarmente piena della sua divina presenza. Chi lo conosceva, poteva forse essere sorpreso dall’ardore che metteva nel parlare col Padre, nell’offrirsi a Lui, in quel santuario al Padre dedicato specialmente?
No, questo desiderio di rimanere presso il Padre, non dava una completa spiegazione del suo comportamento. Avrebbe potuto metterti al corrente del suo desiderio, farti avvisata che si sarebbe fermato ancora per un po’ di tempo nel Tempio: t’avrebbe in tal modo risparmiata con facilità ogni preoccupazione.
L’avrebbe fatto se la misteriosa volontà del Padre non gli avesse imposto altrimenti. Ti voleva tanto bene, ed avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di risparmiarti il più piccolo dolore: nei disegni divini, però, il dolore di quei giorni di ricerca, doveva disporre il tuo animo al grande dolore, al dramma che Dio aveva disposto per la salvezza dell’umanità. Vent’anni più tardi, sul Calvario, tuo figlio ti sfuggirà in modo ben più tragico; per tre giorni lo perderai, tanti rimarrà nella casa del Padre suo, e dopo lo ritroverai nella gioia più perfetta: ciò che avviene ora nel Tempio è quindi figura di quel che un giorno avverrà. In tal modo soltanto dopo che avrai vissuto il dramma straziante della Redenzione, ti sarà chiaro il significato dell’episodio della perdita di Gesù, ed il senso delle parole che avevi serbato nel tuo cuore.
Tuttavia, ancor prima di vivere il dramma della croce, potevi notare che la perdita ed il ritrovamento di Gesù, erano successi in quello stesso luogo dove dodici anni prima, l’avevi presentato al Signore. Avevi riconosciuto allora il diritto assoluto di Dio su tuo figlio, avevi accettato ch’egli appartenesse totalmente a Dio, per tutto quel che la Provvidenza avrebbe disposto. Il Padre aveva appunto reclamato suo Figlio, là ove tu l’avevi offerto.
In quel lontano giorno della Presentazione, non avevi protestato, né t’eri lamentata col Signore. Come allora la predizione di Simeone non ti fece retrocedere, così ora acconsenti totalmente al sacrificio che ti viene richiesto. Difatti, pur non comprendendo il mistero che si cela sotto le parole di Gesù, ti rendi conto che il tuo figliolo t’è sfuggito per volontà divina. Accetti ed offri l’angoscia che avevi portato in cuore per tre giorni, così come la gioia che le succede.
L’insegnamento che nasce per noi, da questo doloroso
Episodio della tua vita, è molto evidente: l’unione con Gesù si realizza solo attraversala croce. Ogni esistenza legata a Gesù, è per ciò stesso votata alla prova, al dolore che alla fine si muteranno in gioia” (pp. 119-122).

5. Il Padre Marie-Joseph Lagrange nel L’Evangelo di Gesù Cristo si limita a dire che non compresero e non va oltre.
Ma la spiegazione dell’accaduto è interessante. Egli scrive: “Un giovinetto di dodici anni, sopra tutto in oriente, sa già come comportarsi e i parenti di Gesù non si diedero eccessivo pensiero non vedendolo al momento della partenza potendo credere essersi accompagnato con altri parenti o con fanciulli della sua età. Si facevano ordinariamente quattro soste: la prima aveva luogo dopo tre ore circa di viaggio. Così per arrivare alla meta bastava partire dopo il mezzodì. Venuta la sera il fanciullo non venne trovato in nessuna parte della carovana tra i parenti e i conoscenti.
Inquieti, come possono ben pensarlo le madri, Maria e Giuseppe ritornarono a Gerusalemme in cerca del fanciullo. Anche la giornata seguente passò senza aver indicazioni di sorta e fu solamente al terzo giorno che lo scoprirono nel tempio. Si era riunito a discutere un gruppo di dottori e numerosi discepoli si stringevano intorno a loro e raccoglievano avidamente le perle della sapienza sacra. Anche i fanciulli erano ammessi ad ascoltare e fra questi Gesù che a tempo opportuno rivolgeva qualche domanda ai maestri. Questi, come solevano fare e come ancora fanno, interrogavano a loro volta il fanciullo sopra le ragioni che lo muovevano a interrogare, non foss’altro per sapere se meritasse una risposta. E le risposte di Gesù manifestavano una viva intelligenza e tutti ne erano stupiti.
La scena è non meno naturale che graziosa e assai più plausibile di ciò che lo storico Giuseppe racconta di se stesso: “Quando io ero fanciullo ed era sui quattordici anni, tutti lodavano la mia applicazione alle lettere: i principi dei sacerdoti e i maggiorenti della città si riunivano sempre per informarsi presso di me con più esattezza sopra i punti della Legge” (Autobiografia, 2). Il che è semplicemente grottesco.
Luca non dice altrettanto del Figlio di Dio.
Tuttavia l’approvazione dei dottori era tale da lusingare l’amor proprio dei parenti e una madre avrebbe potuto compiacersene; ma Maria tutta in preda al suo dolore e alla sua sorpresa, davanti a quell’areopago rivendica i propri diritti: «Figlio mio perchè hai fatto ciò? Ecco che tuo padre ed io ansiosamente ti abbiamo cercato». Il fanciullo di cui si ammiravano le risposte disse allora ciò che gli scribi stessi non poterono comprender: «Perchè cercarmi? Non sapevate che io devo essere presso il Padre mio», vale a dire nella sua casa? L’evangelista aggiunge che i parenti non riuscirono a comprendere questa parola.
Egli dunque la intendeva in un senso assai profondo. Un giovane israelita assai pio avrebbe potuto chiamare il tempio la casa del Dio d’Israele nostro padre e tutti avrebbero capito, ma nel pensiero di s. Luca Gesù parlava del Padre suo in modo affato particolare e si esprimeva come Figlio unico. Preludeva con ciò all’evangelo; ma Maria che ne conosceva la origine poteva pur domandarsi perchè le avesse procurato al cuore quella ferita…” (L’Evangelo di Gesù Cristo, pp. 46-47).

6. Anche a noi, di fronte a queste parole, è chiesto di meditare, di custodire nel nostro cuore tanti eventi della vita che lì per lì non riusciamo a comprendere.
Conviene affidarsi ai disegni di Dio in attesa che Egli li sveli più avanti negli anni con quello che dovrà accadere.
Di fatto poi ci accorgeremo che in tutto ci sono stati disegni che ci hanno fatto crescere nella grazia, nella fede e nell’esercizio di tante virtù.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo