Quesito

Buongiorno Padre!
Sono Gabriele di …. Mentre leggevo, se non sbaglio un passo di Giovanni, sono rimasto colpito dal punto in cui Gesù afferma che il Padre è più grande di Lui. Questo sembra implicare una diminutio della divinità di Gesù. Riflettendo anche sulle frasi di Gesù in cui afferma di essere stato mandato dal Padre mi sembra di poter cogliere il medesimo dubbio. Se Gesù è mandato dal Padre allora il Padre comanda Gesù e solo una creatura può ricevere ordini da un Dio. Il passo in cui Gesù rispondendo a Filippo afferma che chi ha visto Gesù ha visto pure il Padre perché Gesù è nel Padre e viceversa, non scioglie le mie perplessità in quanto si presta ad una interpretazione, secondo me, di questo genere: il Padre è presente in me ed Io in Lui in quanto siamo in una comunione d’amore ma non siamo la stessa divinità.
Questi dubbi stanno minando la mia fede da alcuni giorni e mi mandano in confusione. Sarà solo una coincidenza ma sono apparsi da quando ho iniziato a pregare le quindici orazioni di Santa Brigida da recitarsi per un anno di seguito senza interruzione.
Sembra quasi che quando "si inizia a fare le cose sul serio" per la propria salvezza l’inferno ci attacchi con tentazioni mirate a mandarci in confusione.
Le chiedo scusa se non ho usato un linguaggio appropriato ma ho scritto di getto questa missiva, ritagliandomi alcuni minuti nelle pause lavorative.

Grazie per l’attenzione che spero vorrà dedicare a questa mia richiesta.
Saluti
Gabriele


Risposta del sacerdote

Caro Gabriele,
1. San Giovanni dice quale sia lo scopo del Vangelo che ha scritto nei versetti 30 e 31 del capitolo 20: “Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo (cioè il Messia, n.d.r.), il Figlio di Dio (cioè Dio, n.d.r.), e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome” (abbiate cioè la vita di Dio in voi).
Il suo intendimento dunque è quello di mostrare la Messianicità e la divinità di Cristo.
Essere Messia non implicava ancora che si trattasse di un Messia Dio.
Di per sé avrebbe potuto esserlo anche un uomo mandato da Dio.
Di fatto poi il Messia si è rivelato come Dio fatto carne.

2. Mi dici che sei rimasto sgomento nel leggere alcuni versetti.
Ebbene questi versetti vanno capiti bene e nello stesso tempo bisogna inquadrarli all’interno del discorso generale fatto da san Giovanni.
Ora San Giovanni fin dal prologo del suo Vangelo mostra la divinità di Cristo: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste” (Gv 1,1-3).
E poi: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità” (Gv 1,14).
Per gloria s’intende la natura e lo splendore di Dio.
Qui, come puoi notare, San Giovanni dice di aver contemplato non lo splendore divino di cui può essere circonfuso un angelo o qualche uomo santo, ma la gloria dell’Unigenito Figlio di Dio, e cioè la natura divina della sapienza stessa di Dio, del Verbo, che si è fatta carne e che ha abitato tra noi.

3. San’Ireneo, che è della fine del secondo secolo, dice che san Giovanni scrisse il suo Vangelo espressamente per combattere gli errori di Cerinto, degliebioniti e dei nicolaiti che negavano la divinità di Cristo.

4. Fatte queste doverose premesse che danno il quadro generale del Vangelo di Giovanni, analizziamo adesso i versetti che ti hanno turbato.
Cominciamo dal primo: “Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me” (Gv 14,28).
San Tommaso d’Aquino, nel suo Commento al vangelo di Giovanni, scrive: “Da queste parole Ario prese l’occasione per spropositare, dicendo che il Padre è superiore al Figlio.
Errore che viene confutato dalle parole stesse del Signore. Infatti la frase: «Il Padre è maggiore di me», è nello stesso contesto dell’altra: «Io vado al Padre». Ora, come il Figlio viene a noi secondo la natura umana (cfr.: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio… e il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”, Gv 1,1.14) così va al Padre secondo la medesima natura umana.
Perciò anche quando dice: «È maggiore di me», lo afferma non in quanto Figlio di Dio, ma in quanto Figlio dell’uomo, e sotto tale aspetto non solo egli è minore del Padre e dello Spirito Santo, ma persino degli angeli (cfr. Eb 2,9: “Quel Gesù che è stato fatto un poco inferiore agli angeli, noi lo vediamo, per via della morte patita, coronato di gloria e di onore”). Anzi, fu inferiore persino ad alcuni uomini, cioè ai genitori, ai quali in certe cose era sottoposto, come si legge in Lc 2,51. Egli quindi era inferiore al Padre secondo la sua umanità, ma era a lui eguale secondo la Divinità. Come dice Paolo (Fil 2, 6-7): «il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini»”.

5. L’essere mandato dal Padre non significa che Gesù sia inferiore al Padre.
Gesù sottolinea che le opere che compie le compie perché il Padre gliele ha comandate: nel senso che le opera in stretta unione col Padre, con la sua medesima potenza o virtù divina.
Non dobbiamo dimenticare che i giudei accusavano Gesù di compiere le opere con la forza che gli veniva da Beelzebul, il capo dei demoni.
Gesù invece dice: “le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato” (Gv 5,26).

6. Ugualmente per le parole che Gesù rivolge a Filippo e che ti riporto intero: “Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: «Mostraci il Padre»?” (Gv 14,9).
Erano tre anni che Filippo stava con Gesù e ora gli domanda: “Mostraci il Padre e ci basta”. Gesù gli risponde: dopo tre anni che sei stato sempre con me, dopo che hai visto ciò che ho fatto e ciò che ho detto, avresti dovuto comprendere che io sono consostanziale al Padre!
Anche Filippo doveva concludere come aveva concluso l’apostolo ed evangelista  Giovanni: “e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità” (Gv 1,14).

Da tutto questo puoi comprendere che le domande che ti sei posto non minano la tua fede. Di fatto incitano a renderla più solida e più luminosa.
Per questo ti assicuro la mia preghiera e il ricordo nella Santa Messa che tra breve celebrerò.
Ti benedico.
Padre Angelo