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Quesito

salve padre Angelo,
sono Andrea da T.; avrei una domanda per lei.
Dice Samuele 15,10-11 : "Allora la parola dell’Eterno fu rivolta a Samuele, dicendo: Io mi pento di aver costituito Saul re, perché si è allontanato da me e non ha eseguito i miei ordini». Samuele ne fu rattristato e gridò all’Eterno tutta la notte." e poi Samuele 15,28-29: “Allora Samuele gli disse: «L’Eterno oggi ha strappato da te il regno d’Israele e lo ha dato a un altro, che è migliore di te.
La Gloria d’Israele non mentirà e non si pentirà, perché egli non è un uomo a che si pente»”.
Caro padre, vorrei chiederle solo una conferma perché nel mio cuore forse ho gia capito perché il Signore rispose cosi.
L mia domanda è questa: Dio essendo Dio non può mentire né tanto meno pentirsi perché tutto ciò che dice è giustissimo e perfetto.
Allora dunque perché dice cosi? Forse perché a quel tempo l’umanità doveva essere educata e istruita sulla perfezione di Dio?… cosa che noi oggi sappiamo per la venuta di Cristo e per le numerose rivelazioni dei santi, della Madonna e della Chiesa ma che nell’antico testamento l’umanità ancora immatura non sapeva?
Io penso che sia cosi ma vorrei chiedere un parere di una persona che ne sa di sicuro più di me.
Grazie in anticipo per la sua risposta, caro Padre Angelo, e che Dio la benedica sempre.
Pace a Lei
Andrea


Risposta del sacerdote

Caro Andrea,
1. si trovano spesso nell’Antico Testamento le espressioni “Dio si pentì”.
La prima volta la troviamo in Gn 6,6: “E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo”.
Qui la Bibbia di Gerusalemme commenta: ”Questo pentimento di Dio esprime in modo umano l’esigenza della sua santità, che non può sopportare il peccato”.
Poi se ne parla in riferimento a 1 Sam 15,59 dove si legge: “D’altra parte colui che è la gloria d’Israele non mentisce né può pentirsi, perché egli non è uomo per pentirsi” ricorda che si deve scartare un’interpretazione troppo letterale.

2. Il pentimento di Dio esprime con linguaggio umano la soddisfazione che Dio prova quando gli uomini si pentono. A questo inducono a pensare le seguenti parole: “Forse ti ascolteranno e ciascuno abbandonerà la propria condotta perversa; in tal caso mi pentirò di tutto il male che pensavo di fare loro per la malvagità delle loro azioni” (Ger 26,3).

3. Per pentimento di Dio s’intende ancora che è stato eliminato il peccato che offende Dio e causa una sottrazione della sua grazia.
Così in Ger 26,13: “Migliorate dunque la vostra condotta e le vostre azioni e ascoltate la voce del Signore, vostro Dio, e il Signore si pentirà del male che ha annunciato contro di voi”.
E anche in Ger 26,19: “Forse Ezechia, re di Giuda, e tutti quelli di Giuda lo uccisero? Non temettero piuttosto il Signore e non lo supplicarono, e così il Signore si pentì del male che aveva loro annunciato?”.
Così pure in Es 32,14: “Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo”.

4. Quest’espressione significa anche che la sottrazione della sua grazia è cessata e il popolo può di nuovo godere dei favori di Dio perché con la propria condotta vi si è ben disposto: “E quando l’angelo ebbe stesa la mano su Gerusalemme per devastarla, il Signore si pentì di quel male e disse all’angelo devastatore del popolo: «Ora basta! Ritira la mano!” (2 Sam 24,16).
Così anche in 1 Cr 21,15: “Dio mandò un angelo a Gerusalemme per devastarla. Ma, nell’atto di devastare, il Signore guardò e si pentì di quel male. Egli disse all’angelo devastatore: «Ora basta! Ritira la mano»”.

5. Si tratta pertanto di un’espressione antropomorfica che per noi può risultare addirittura stridente con il resto della rivelazione divina, ma ricca di grande significato, come si è potuto vedere, e particolarmente promettente.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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