Quesito

Caro Padre,
nell’odierna società alcuni temi sono talmente banalizzati e distorti da creare parecchia confusione specialmente in noi giovani.
Parecchia confusione vi è a mio parere sul tema dell’innamoramento, surrogato per lo più nell’attrazione fisico-sessuale.
Le chiedo pertanto di indicarmi una definizione chiara di ciò che si intende per innamoramento e sulle condizioni essenziali affinché si possa sviluppare un vero rapporto d’amore tra due persone che non sia solo un’avventura ‘‘mordi e fuggi’.
Ringraziandola anticipatamente, Le chiedo di pregare per me e di stendere la Sua paterna benedizione.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. non è facile dare una definizione dell’innamoramento.
In termini generali possiamo dire che è il sentirsi improvvisamente vicini con l’animo a un’altra persona in modo preferenziale ed emozionante.
Ma questa definizione è applicabile ad ogni tipo di innamoramento, anche a quegli innamoramenti che costituiscono un oggettivo disordine, come ad esempio l’innamoramento extraconiugale e omosessuale.

2. Probabilmente tu vuoi che dica due parole sull’innamoramento tipico dei giovani, quello che ordinariamente dovrebbe portare al fidanzamento e al matrimonio.
Potrei dire che si tratta della scoperta di una persona che attraversa la tua vita per la quale senti un’attrazione.
E quest’attrazione la senti perché ti pare che in lei vi sia qualche cosa di bello, di affascinante, che ti possa completare e rendere felice.

3. L’innamoramento tende e anzi esige la corrispondenza della persona amata. In altre parole tende all’amicizia, la quale di sua natura è un amore mutuo di benevolenza fondato su qualcosa di comune.
È un amore, vale a dire un legame, che porta i due a inseguirsi incessantemente col pensiero e con l’affetto.
È un amore mutuo, reciproco. La reciprocità è importante. Se non c’è, c’è solo innamoramento, ma non amicizia. Il legame è particolarmente prezioso per tutti e due. Anzi, sapere che l’altro ti ama e che il legame con te gli è particolarmente caro, fa sì che tu ti renda ancor più affezionato e che in questo legame tu ti senta anche più sicuro.
Questo amore vicendevole non è basato sul “mordi e fuggi”, ma su dei beni così alti per i quali pensi che valga la pena costruire qualcosa insieme.

4. Di qui nasce quel desiderio di discorrere insieme, di raccontarsi a vicenda, di conoscere i pensieri e i desideri dell’altro, di rivelare i propri gusti e le proprie aspirazioni.
Qualcuno ha detto che questo discorrere insieme si può paragonare alla costruzione di un edificio spirituale.
Questo mondo di pensieri, di ideali, di sentimenti è il primo habitat spirituale tra i due. È la prima casa che i due sono chiamati a costruire. Quando avranno costruito questa casa, capiranno che è giunto il tempo di andarvi ad abitare anche col proprio corpo, col proprio tempo, con la totalità di se stessi e delle proprie energie, e cioè col matrimonio.

5. Come vedi, questo è proprio quello che molti giovani oggi quasi istintivamente fuggono. Fuggono la logica del dono, dell’impegnarsi, di progettare per il futuro.
In una parola: manca la capacità di amare. E questa manca perché ad essa non sono stati educati.
La cultura del “mordi e fuggi” è tutto il contrario di quello che ti ho descritto. Ma con questa cultura si rimane eternamente nel proprio egoismo e non si costruisce nulla né per il tempo né per l’eternità.

6. Che cosa bisogna fare?
Non è sufficiente presentare i valori della castità.
Non perché non siano plausibili in se stessi, ma perché è necessario proporre l’obiettivo ultimo in ordine al quale la castità si giustifica nella maniera più profonda.
Questo obiettivo ultimo é Gesù Cristo, del quale il Concilio Vaticano II dice che è la chiave, il centro e il fine della storia umana (Gaudium et spes 10).
Allora deve essere proposto Gesù Cristo, come chiave, come centro, come fine della storia e della vita di ciascuno di noi.
Solo in riferimento a Cristo si scopre tutta l’inadeguatezza dell’impurità e della cultura del “mordi e fuggi” che ci ha perdere non solo la sua presenza personale viva e operante nel nostro cuore, ma finisce anche con lo spegnere del tutto il gusto delle realtà del cielo.

7. Solo ritrovando Dio, solo ritrovando Gesù Cristo l’uomo ritrova la sua capacità di amare nella maniera più vera, la capacità di donare beni umani e divini e di costruire nell’esperienza dell’innamoramento qualcosa di solido per la vita presente e per quella futura.

Ti ringrazio della domanda, di per se stessa forse un pò astratta, ma che mi ha permesso di ribadire quei convincimenti che danno fondo e solidità anche ai valori umani, al di fuori dei quali si finisce per fare quasi solo del moralismo.
Ti assicuro un ricordo nella preghiera e ti benedico
Padre Angelo