Quesito
Buongiorno,
trovo estremamente interessante il canale telegram per cui approfitto per un ennesimo quesito.
Vorrei sapere se è vero che il diavolo ha come scopo quello di turbarci insomma toglierci la fede nella Provvidenza e anche – se ho ben capito – la speranza quale virtù teologale, e se tutto ciò è scritto nelle Sacre Scritture.
Grazie.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. la Sacra Scrittura ricorda che il diavolo agisce per invidia.
Per sua invidia è entrata la morte nel mondo: “Per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono” (Sap 2,24).
La Bibbia di Gerusalemme commenta: “La morte che il diavolo ha introdotto nel mondo è la morte spirituale, e come sua conseguenza la morte fisica”.
Pertanto il suo desiderio è quello di spegnere la fede e la speranza nei credenti.
2. Marco Sales nota che “questo è il primo passo che si incontra nella Bibbia in cui il serpente dell’Eden viene chiamato con il suo vero nome”, il diavolo.
Questo suo vero nome viene ribadito in Ap 12,9: “E il grande drago, il serpente antico, colui che è chiamato diavolo e il Satana e che seduce tutta la terra abitata”.
3. San Tommaso per dimostrare che nei demoni c’è il dolore scrive: “È evidente che i demoni vorrebbero che non ci fossero molte cose che invece ci sono, e vorrebbero viceversa che ci fossero altre cose che non ci sono: essendo infatti invidiosi, vorrebbero che si dannassero quelli che invece si salvano.
Bisogna perciò concludere che in essi c’è il dolore, tanto più che è proprietà essenziale della pena il contrariare la volontà.
Inoltre i demoni sono privati della beatitudine che naturalmente desiderano; e in molte cose la loro cattiva volontà viene impedita” (Somma teologica, I, 64, 3).
4. Sant’Agostino dice che “il diavolo non è un lussurioso, né un ubriacone, né altre cose simili: è invece superbo e invidioso” (De Civitate Dei, XIV).
5. È superbo nei confronti di Dio e invidioso nei confronti dell’uomo.
San Tommaso: “Il primo peccato dell’angelo non può essere che la superbia.
Però in seguito ha potuto esserci anche l’invidia. Infatti, per la stessa ragione per cui l’affetto è portato a desiderare una cosa, viene spinto ad opporsi al suo contrario. Così l’invidioso prova dispiacere per il bene altrui, perché lo giudica un impedimento al bene proprio. Ora, il bene altrui non poteva essere ritenuto un impedimento al bene desiderato dall’angelo cattivo, se non in quanto l’angelo cattivo desiderava un’eccellenza del tutto singolare, la quale viene a cessare ove ci sia un altro dotato della medesima eccellenza. Perciò, nell’angelo prevaricatore, al peccato di superbia tenne dietro il peccato d’invidia, poiché egli provò dispiacere del bene concesso all’uomo; ed anche dell’eccellenza divina, in quanto Dio si serve di lui per la sua gloria, proprio contro la volontà del diavolo” (Somma teologica, I, 63, 2).
6. Proprio perché è invidioso, è geloso della nostra fede che ci mette in comunione con Dio e con il paradiso.
Ed è geloso anche della nostra speranza, che è un’ancora piantata in cielo e ci fa gravitare verso la comunione dei Santi.
7. San Tommaso dice, in particolare, che “i demoni non prendono gusto alle oscenità dei peccati carnali nel senso che essi ripongono la loro compiacenza in detti peccati; ma questo loro diletto è originato soltanto dall’invidia, che li spinge a godere di tutti i peccati degli uomini, perché essi impediscono il bene dell’umanità” (Ib., ad 1).
“È perciò evidente che la superbia e l’invidia sono i soli peccati puramente spirituali che possano trovarsi nei demoni” (Ib., ad 2).
Con l’augurio che la beata vergine Maria, di cui oggi 8 settembre celebriamo la Natività, ti preservi da ogni assalto invidioso del comune avversario, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
